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Bosi: “A Bologna fu un anno meraviglioso. Quando dovetti andar via mi cascò il mondo addosso”

È l’allenatore della Primavera del Palermo, con cui peraltro sta ottenendo ottimi risultati, da ormai quattro anni, ma nel Bologna ci ha giocato e ne conserva un ricordo indelebile. Era la stagione 1995-1996, quella della promozione in Serie A con Ulivieri. Giovanni Bosi, ‘Bosino’ per Renzaccio, ricorda insieme a ZO quei bellissimi momenti vissuti sotto le Due Torri, e si racconta oggi come tecnico.

Giovanni Bosi, solo Bosino per Ulivieri, sai che mi hanno detto una cosa su di te? «Cosa ti hanno detto?».

Mi hanno detto che racconti a tutti con orgoglio d’aver giocato nel Bologna… «Scommetto che te l’ha detto Stefano Pedrelli».

Bingo! Ma è vero o no? «Lo dico spesso ai miei giocatori, quando parlo con loro e devo spiegare un certo movimento. Per rendermi più credibile gli dico: “Ma lo sapete o no che ho giocato anche nel Bologna?”».

Allora Pedrelli ha detto la verità. «Sì, ha detto la verità, perché Bologna e il Bologna sono stati importanti. Fu un anno meraviglioso, vissuto con tanti amici che lo sono ancora, parlo di Torrisi, Scapolo, Bergamo, Doni e Olivares».

Con i quali andavi anche in discoteca… «Certo, ogni tanto andavo in discoteca con loro».

E se lo scopriva Ulivieri? «Lui lo sapeva ma stava zitto. Quando vinci puoi andare anche in discoteca, il problema è quando non vinci, in quei momenti devi stare bello coperto. I tempi fanno la differenza, le cose vanno fatte al momento giusto».

Anche oggi? I tempi sono cambiati… «Oggi più che mai, ora più di prima vanno fatti sacrifici. La fisicità è fondamentale, le qualità tecniche non sono sufficienti, tu puoi essere bravo quanto vuoi ma se non corri il pallone non lo pigli mai».

Lo dice anche Ulivieri. Non a caso tu per Ulivieri eri uno degli ‘orfanelli preferiti’. «È stato il mio primo allenatore una volta uscito dalla Primavera del Cesena. Con lui ho avuto un grande rapporto. Mi ha insegnato più di tutti gli altri allenatori che ho avuto. Ulivieri era dieci anni avanti a tutti gli altri. Abbiamo vinto il campionato a Modena, abbiamo vinto il campionato a Bologna. Era un allenatore che aveva idee molto moderne, mi sono trovato a giocare con una banda di ragazzi, ci divertivamo anche quando eravamo in campo».

Ulivieri di ieri era il Sarri di oggi… «Io non so se era il Sarri di oggi, so che Ulivieri era un grande. Gli allenatori di oggi sono molto preparati, è cambiato il calcio, è cambiata la cultura del lavoro. Ricordo che giocavamo con la linea a quattro, quando molti ancora giocavano con il libero, era una zona molto divertente. Fu una bella novità».

Se tu dovessi ricordare un giocatore, fra i tanti, quale nome faresti? «Bergamo. Un giocatore che oggi avrebbe potuto fare tranquillamente dieci anni di Serie A di fila. Era un piacere giocargli vicino, ti voltavi e lo trovavi sempre. Con la sua velocità di pensiero e con il suo piede, Andrea era avanti anni luce rispetto agli altri. L’ho visto giocare sempre bene, fino a quarant’anni».

Ulivieri, diceva che ti voleva bene come a un figlio, ma poi ti ha lasciato andare una volta in Serie A. «È un grande rammarico che ho, c’è stato un discorso legato alla comproprietà, la vinse l’Ascoli alle buste e dovetti andare via. In un primo momento mi cascò il mondo addosso, anche perché quando una cosa te la conquisti sul campo, facendo tra l’altro un buon campionato di Serie B, dovresti avere la possibilità poi di giocartela. Ecco, il fatto di non poter giocare in Serie A mi sembrò un’ingiustizia, anche perché nessuno mi avrebbe regalato nulla».

Forse Ulivieri avrebbe dovuto imporsi di più con la società… «Non lo so, sono andato al Cesena, evidentemente era destino. Ho fatto un altro percorso. Dal punto di vista calcistico ciascuno ha sempre quello che si merita, e comunque sono stato bene anche a Cesena. Dovunque sono stato, io sono stato bene».

Forse perché sei sempre stato bene con te stesso… «Bravo. Sono stato sempre spensierato, facendo la cosa che più volevo fare. Mi piace talmente tanto il calcio che l’ho sempre vissuto con amore. Quando mi dicono cosa farei se potessi rinascere, dico che io non voglio rinascere, mi va benissimo che sia andata così. Ho fatto un lavoro di quella che è la mia passione, è una fortuna che non tocca a tutti».

Cosa ti è rimasto addosso di Ulivieri allenatore? «Tanto. La ricerca dell’equilibrio in campo, la ricerca dei particolari, l’aspetto tattico».

Poi magari anche come si mettono i piedi e vanno messi gli appoggi… «Sì. A qualcuno possono sembrare delle esagerazioni ma non è così. Ne parlo ancora con il Toro, che è stato un grandissimo difensore. Mi ha promesso che un giorno verrà a fare una lezione ai miei difensori, quel giorno sarò felice, perché mi sembrerà di rivivere ancora il Bologna».

Mi sembra di capire che dentro il Palermo Primavera di oggi ci sia tanto di quel tuo Bologna… «Con i ragazzi perdo tempo a fare tutte queste cose, tutto ciò che costruivamo allora cerco di trasmetterlo oggi alla mia squadra. Di allenatori ne ho avuti tanti, ma nessuno è stato attento a tutto come era lui. I ragazzi sono spugne, ti accorgi come migliorano giorno dopo giorno, ed ogni movimento che imparano è una conquista che fai».

Tu hai lavorato con Luca Gotti a Treviso, se non sbaglio. «Gotti era l’allenatore della prima squadra, io della Primavera. Lo conosco bene, è un allenatore molto preparato».

Da quattro anni sei a Palermo come allenatore della Primavera… «Ho tanto lavoro e tante soddisfazioni alle spalle, tanti ragazzi sono stati lanciati. Qualcuno è ancora a Palermo in prima squadra, qualcuno gioca da altre parti».

Tu come l’hai vissuto Dybala? «Per due anni l’ho vissuto da vicino, anche se non si è mai allenato con noi, già poterlo vedere dal vivo è stato bello. Credimi, ha qualità straordinarie, poi è anche un ragazzo molto umile».

Sabato sarai allo stadio a vedere il Bologna? «No, giochiamo in contemporanea contro la Roma».

Meglio così, forse… «Ma no, se avessi potuto sarei andato a vedere la partita, a questo punto la registrerò. Anche noi della Primavera abbiamo un impegno molto difficile».

Eh sì, la Roma è campione d’Italia… «A Roma abbiamo vinto, vediamo cosa potremo fare al ritorno. Questo è un anno di transizione per il Palermo, abbiamo ragazzi giovani che devono crescere».

Ho letto che Dario Baccin, responsabile del settore giovanile rosanero, lo vogliono sia la Juventus che il Milan. «Baccin è un grande responsabile, e ti dico di più: guarda se i ragazzi migliorano e non ti giudica solo per i risultati. Se lo vogliono le grandi squadre un motivo c’è».

Bosino, sei ancora fortitudino? «Certo, perché avrei dovuto cambiare bandiera? Ho cominciato a frequentare il Palazzo quell’anno di Bologna, con gli altri ragazzi andavamo tutte le volte che eravamo liberi».

Perché fortitudino e non virtussino? «Perché la Fortitudo è più vicina al mio carattere, io sono sempre stato un combattente e continuo ad esserlo. Tra l’altro, ho avuto la fortuna di veder vincere lo scudetto della Fortitudo a Treviso. Quell’anno giocavo là, andai al Palazzo e feci festa dal vivo. Spero che quest’anno torni in Serie A».

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