Rassegna stampa 16/11/2017

Bucci: “Saputo va coccolato e rispettato, non deve stancarsi. Si prenda una decisione sullo stadio”

Uno degli allenatori più famosi e titolati nella storia della pallacanestro italiana. Con lui la Virtus Bologna ha conquistato tre scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, e sempre da lui la società bianconera è ripartita nel momento più buio della sua lunga storia, affidandogli il ruolo di presidente. Alberto Bucci non è però solo un grande uomo di basket, ma anche un profondo conoscitore di calcio. Oggi lo abbiamo contattato per parlare delle sue passioni sportive, e come sempre ne è uscito un dialogo molto interessante ricco di aneddoti e curiosità.

Alberto, Saputo nel Bologna e Zanetti nella Virtus, per quello che è lo spessore dei due personaggi Bologna può sorridere. «Certo, il futuro può essere importante sia per il Bologna che per la Virtus. Perché Zanetti fa parte anche della fondazione ed è il primo sponsor. L’ho conosciuto bene da quando è entrato, è una persona molto limpida, bella, trasparente, che si emoziona alle partite, gli piace la squadra, si diverte. Per la Virtus è stata una grande conquista. Sono contento che si sia attaccato alla squadra e ai ragazzi, con lui vicino ci sentiamo tutti più forti. Saputo poi…».

Saputo è il massimo per il Bologna. «Sì, è il massimo, è il presidente che tutte le squadre di calcio vorrebbero avere. È venuto a Bologna con equilibrio, dimostrando saggezza, sapendo che il calcio è difficile e pesante da fare. È il futuro del Bologna, se non arrivano in Italia i presidenti stranieri vai poco lontano».

Mi sembra di capire che tu applauda anche lo sbarco dei cinesi. «Tutti quelli che vengono in Italia a investire e a voler fare calcio serio io li benedico. Le prime sette squadre inglesi appartengono agli stranieri, russi, arabi, in Francia la squadra più importante appartiene a uno sceicco. Ormai il calcio è globale, se non ti adegui resti al palo».

A Bologna c’è chi dice che sarebbe giusto pensare più alla costruzione della squadra e solo successivamente investire sulle infrastrutture, la tua idea qual è? «Prima devi fare lo stadio, Inghilterra e Germania ne sono un esempio. Con lo stadio ti finanzi, non puoi pensare sempre di andare avanti con i diritti televisivi. Chi ha fatto ragionamenti diversi dai nostri ora ci è notevolmente superiore. Ormai il calcio è anche coinvolgimento, non puoi pensare che un presidente venga qua a mettere soldi a fondo perduto».

Dove vuoi arrivare? «Facile. Che Saputo abbia intenzioni serie è sicuro al 100% ma deve sentirsi corrisposto, non può buttare via soldi, non può fare babbo Natale. Gli americani sanno dove possono arrivare, quello che possono fare e dove devono investire, ecco perché è giusto pensare prima alle infrastrutture che alla squadra».

Vuoi dirmi che Saputo fa bene a muoversi così. «Certo, quando devi costruire un palazzo la prima cosa che fai sono le fondamenta, perché se cominci dalle finestre o dalle porte, il primo colpo di vento fa cadere tutto. Lo so che la Juve non è amata, ma se vai a vedere i numeri della Juve ti puoi accorgere che è prima in tutto».

Ma la Juve non può fare testo. «Lo dici tu, quando hai uno stadio di proprietà, quando hai infrastrutture importanti i numeri lievitano anche se ti chiami Bologna. È chiaro che saranno notevolmente inferiori a quelli della Juve, ma tu non devi guardare a quelli, tu devi guardare ai tuoi di prima e stai tranquillo che una volta fatto questo passo la vita ti cambierà».

Come fai a essere così sicuro? «Un grande club che ha strutture importanti alle spalle nei momenti difficili può barcollare ma non cade mai, un piccolo club che non ha niente alle spalle nei momenti difficili affonda. Ha ragione il presidente della FIFA Infantino quando dice che l’Italia ha dormito, buttandosi su strade sbagliate».

Ti riferisci appunto alla costruzione degli stadi? «Sì, in altri paesi non esistono le lungaggini italiane, c’è meno burocrazia, le pratiche sono più veloci, più rapide. Prendete Bologna: c’è la Soprintendenza, i Beni Culturali, il Comune che deve accontentare tutti e così non si va avanti. Perché i rossi lo vogliono in un modo, e i blu lo vogliono in un altro, e non ti muovi. La colpa non è di nessuno ed è di tutti, l’unica cosa che non deve accadere è che Saputo un giorno possa stancarsi».

Il tuo pensiero assomiglia a quello di Gazzoni, anche l’ex presidente del Bologna ha invitato tutti a fare presto per non correre questo pericolo. «Io non voglio dare colpe a questo o a quello, ma è evidente che prima si prende una decisione e meglio è per tutti. Io non dico che per quanto riguarda Saputo bisogna chiudere gli occhi su tutto, ma di sicuro va coccolato, va rispettato e soprattutto gli va data una mano. Possiamo rimettere a posto il Dall’Ara? Bene rimettiamolo a posto. Non possiamo? Bene, andiamo a farlo da un’altra parte, ma muoviamoci».

Come dire: per te il salto di qualità sarà fatto solo una volta che ci sarà lo stadio nuovo? «Hai capito bene, è da lì che partirà il futuro del Bologna. Se prima non fai uno stadio che diventi un gioiello e l’orgoglio della città, non puoi pensare di fare calcio a livelli alti».

Qual è la tua morale? «Ti ripeto un concetto importante: una squadra senza strutture prima o poi va giù, una squadra con le strutture prima o poi diventa grande».

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