Castellini:

Castellini: “Il Bologna gioca bene, si vede la mano di Donadoni. Gastaldello? Si sbaglia anche a 35 anni”

Per fare il punto della situazione sul momento del Bologna, in vista del match di domenica pomeriggio contro la Lazio, abbiamo contattato l’ex difensore e capitano Marcello Castellini, 181 presenze complessive con la maglia rossoblù.

Marcello, dopo sette giornate il Bologna è a dieci punti, di fatto nella parte sinistra della classifica: ti aspettavi questo rendimento? La squadra è in linea con le aspettative? «Cambiamenti ce ne sono stati, sono andati via giocatori sicuramente importanti anche sotto il profilo dell’esperienza. Dal mercato sono arrivati giovani che, al di là delle belle prospettive, sono sempre un punto interrogativo. Diciamo che il Bologna è partito bene, ci sono state un paio di partite così così ma per il resto sono arrivate buone prestazioni, con partite giocate bene e risultati positivi contro squadre di alto livello, come il pareggio a Milano con l’Inter. Il bilancio per ora è estremamente positivo, forse anche un pochino al di sopra di quello che ci si poteva aspettare».

Rispetto allo scorso anno, qual è a tuo avviso il miglioramento più evidente? «Donadoni è riuscito a lavorare dall’inizio, quindi ha potuto puntare molto sull’aspetto della costruzione del gioco attraverso il giro-palla. È quello che era abituato a fare anche due stagioni fa a Parma e che lo scorso anno era riuscito a fare solo in piccola parte non avendo avuto la squadra sin dal ritiro. Quest’anno ha sì lavorato con diversi innesti nuovi, ma con la squadra fin dall’inizio, trasmettendo quindi subito le sue metodologie, il suo modo di pensare e di costruire l’azione. Questo al Bologna riesce meglio rispetto alla passata stagione, lo si vede chiaramente in campo nella fase di costruzione».

Parlavi prima dei giovani: tra i nuovi arrivati chi ti ha colpito di più sinora? «Non farei un nome soltanto, un po’ tutti, bene o male, hanno fatto la loro parte. Qualcuno può essere stato più incisivo e qualcuno meno, qualcun altro lo abbiamo visto marginalmente anche a causa degli infortuni. Sono comunque giocatori che in un campionato difficile come la Serie A si sono espressi abbastanza bene. In generale, ci sono grossissimi margini di miglioramento da parte di tutti».

Donadoni ripete spesso che la squadra deve imparare a leggere meglio certi momenti della gara: in concreto, come si migliora questo aspetto? «Questo purtroppo è un difetto che le squadre avvertono proprio quando c’è l’innesto di parecchi giovani. Certamente si guadagna nella voglia, nel recepire e nella disponibilità durante la settimana in allenamento, ma si perde un po’ in esperienza soprattutto durante la partita, quando è importante avere giocatori che in determinati momenti sappiano ‘leggere’ la gara. Questa è una cosa che purtroppo, con i tanti ragazzi, può avvenire, e un ruolo molto importante lo svolgono i giocatori più navigati: non ce ne sono molti, ma almeno due-tre di grande esperienza che possono aiutare i giovani a crescere e far capire loro che durante il match ci sono momenti in cui bisogna sapere quando attaccare o quando stare fermi. Nei novanta minuti le situazioni fisiche e mentali cambiano, e quindi anche l’assetto della squadra deve cambiare in base a questo».

A proposito dei giocatori più esperti, tu eri al Dall’Ara in occasione della gara con il Genoa: da ex capitano che idea si è fatto di quanto successo a Gastaldello? Anche i veterani possono incappare in errori simili?  «Purtroppo sì, e mi ci metto anche io, non credo che dobbiamo essere al di fuori di tutto. Gli errori si fanno a 25 anni e purtroppo anche a 33, 34 e 35. Certo da un giocatore di esperienza quegli errori te li aspetti meno, ma credo che abbiano già detto tutto sia Donadoni che lo stesso Gastaldello. Daniele lo conosco e a mio avviso si è trattato di un errore, io stesso l’ho colpevolizzato perché ha lasciato la squadra in inferiorità numerica per una stupidaggine, questo è evidente e lui stesso lo ha riconosciuto. È la prima volta che gli succede, non voglio giustificarlo ma nemmeno tirargli troppo le orecchie, quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo è capitato, credo che non accadrà assolutamente più e magari anche ai giovani può servire per capire che le cavolate si fanno ma poi alla fine ti penalizzano, perché quella partita secondo me è stata persa proprio per quell’espulsione».

Contro la Lazio che partita ti aspetti? Toccherà ad Oikonomou o anche Helander potrà avere una chance? «Difficile dirlo. Certamente ci sarà un cambio vista l’assenza di Gastaldello, e ci possono stare sia l’uno che l’altro. Oikonomou ha giocato più spesso quando c’è stata qualche defezione e lo conosciamo un po’ meglio, lo stesso Helander prima o poi dovrà avere le sue occasioni. Credo che Donadoni non sia uno sprovveduto, se sceglierà di mettere in campo il greco o lo svedese è perché durante la settimana avrà avuto riscontri che gli avranno fatto ritenere un giocatore più pronto dell’altro, magari dopo essersi confrontato anche con i suoi collaboratori. La domenica è tutta un’altra cosa rispetto alla settimana, ma un allenatore si basa su quello che vede durante gli allenamenti».

In ogni caso, Maietta è una certezza… «Sinceramente sì. Non pensavo fosse così bravo, tranquillo e sereno in campo. Avendo fatto il difensore riesco ad avere una lettura più rapida per gli elementi di quel reparto rispetto ad altri. È un giocatore che in particolare dà tranquillità, e questo per il resto della squadra e soprattutto per il portiere è davvero fondamentale. Quando hai la sicurezza di avere davanti uno difficile da superare, giochi più sereno, vivi la partita con meno soggezioni e commetti meno errori: questo, sportivamente parlando, è di vitale importanza».

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