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Cipriani: “Bologna, è presto per parlare d’Europa. L’assenza di Sinisa rischia di pesare, quella di Pulgar meno, Destro deve farci ricredere”

Un bolognese vero, di nascita e di fede calcistica. Quella fede che è anche riuscito ad indossare sulla pelle, dopo l’intera trafila nel settore giovanile del club felsineo, presentandosi all’Europa appena diciottenne con un capolavoro contro lo Zenit San Pietroburgo in Coppa UEFA. Era il 30 settembre 1999, sembrava l’alba di una carriera da predestinato, ma due ginocchia troppo fragili hanno compromesso il sogno di ‘Cippo’, capace comunque di chiudere la sua esperienza sotto le Due Torri con 72 presenze e 12 gol, inclusa una spettacolare doppietta realizzata a San Siro contro il Milan il 17 febbraio 2001. Dal 2008 in avanti Cipriani ha poi cambiato sei maglie in sette stagioni, con alterne fortune, e oggi punta a diventare allenatore. Con due colori, il rosso e il blu, sempre nella testa e nel cuore, come ci ha spiegato all’inizio di questa intervista: «Da addetto ai lavori seguo con grande attenzione le squadre di Serie A, B e C, ma il Bologna lo seguo in primis da tifoso».

Giacomo, per cominciare facciamo il punto sulla tua carriera: risulti svincolato, stai aspettando una squadra o sogni già un futuro diverso, magari da allenatore? – «È vero, risulto svincolato, ma nei fatti è come se avessi smesso. Fino a due anni fa giocavo ancora, ho provato a fare un’esperienza in alcune squadre dilettantistiche: è un altro mondo, in sostanza giochi solo per divertirti. Quando ho deciso di fermarmi, ho preso il patentino da allenatore di base, l’UEFA B, e da allora sto cercando l’occasione migliore da cui partire. Vorrei iniziare a collaborare con degli staff professionistici, qualche colloquio l’ho avuto ma poi non si è mai concretizzato niente. Personalmente, per quanto sono sicuro che sarebbe una buona palestra, non vorrei partire da un settore giovanile, preferirei un’esperienza già in una Prima Squadra o al massimo in una Primavera. Sono consapevole che non sia una carriera semplice, e che decollasse dovrei stare lontano dalla mia famiglia per parecchio tempo, quindi al momento non forzo i tempi e rimango alla finestra, sperando che si presenti la giusta opportunità».

Hai detto che segui il Bologna con attenzione doppia, da addetto ai lavori e dai tifoso: qual è il tuo bilancio della presidenza Saputo, e che campionato pronostichi per i rossoblù? – «Per quanto riguarda Saputo, penso che non ci si debba mai dimenticare la situazione in cui versava il Bologna quando è arrivato. Il club era completamente instabile, ora ha una solidità societaria di cui poche altre società possono fregiarsi. Forse i tifosi si aspettavano risultati sportivi superiori, ma i piani aziendali e di crescita vengono fatti dai dirigenti ed è giusto che sia così. La spesa da parte del patron c’è stata, onerosa e oculata: Saputo è partito dal ripianamento dei debiti, da importanti lavori strutturali per il centro tecnico e dall’investimento sui giovani, che non sono cose da poco. Quest’anno, reduce anche dallo spauracchio dello scorso campionato, ha destinato molte risorse anche sulla squadra, ma penso sia ancora troppo presto per parlare di Europa».

E appena a ridosso dell’Europa, invece, pensi che questa squadra possa riuscire ad arrivarci? – «Innanzitutto fammi dire che in Serie A c’è un’enorme disparità tra le big del campionato e le altre. Le gerarchie sono sempre quelle, con le prime sei o sette squadre a giocarsi l’Europa e le neopromosse che lottano con altre tre o quattro per non retrocedere di nuovo. Credo che il Bologna si trovi a metà tra questi due discorsi, ma non so dirti in che posizione potrebbe arrivare. L’anno scorso si è piazzato decimo dietro alla Sampdoria che a mio parere ad oggi si è indebolita, però ci sono altre squadre che si stanno rinforzando, penso al Genoa e soprattutto al Cagliari. Il mercato che hanno fatto in Sardegna mi ha veramente stupito, e non solo per Nainggolan, hanno un centrocampo pazzesco e un buon attacco, forse gli manca solo qualcosa in difesa. Di certo hanno comprato giocatori prontissimi e di livello internazionale, mentre il mercato del Bologna è stato ed è molto diverso, incentrato più sulla scoperta e sulla valorizzazione dei giovani talenti. Ci si sta orientando su profili meno conosciuti, sperando che riescano ad esprimere le proprie qualità e a fornire un rendimento costante, anche se durante una stagione può succedere di tutto. Ad oggi, gli acquisti fatti non mi sembrano molto diversi da quelli che negli ultimi anni sono stati, ad esempio, profili come Nagy, Krejci, Svanberg o lo stesso Dijks. Gli undici possibili titolari sono gli stessi che hanno giocato nel girone di ritorno della stagione appena trascorsa, con le eccezioni comunque importanti di Lyanco e Pulgar. Non so se sarà sufficiente per arrivare a ridosso dell’Europa, ma mi sembra anche che conti relativamente: arrivare ottavi anziché undicesimi può rendere più felice la piazza, ma per i piani della dirigenza non cambia assolutamente nulla».

A proposito delle incognite che possono presentarsi durante una stagione, quanto credi che inciderà la delicata situazione di Mihajlovic? – «Purtroppo da giocatore mi è capitato di vivere una situazione molto simile. Era il 2012, e poco dopo il mio arrivo a Benevento mister Imbriani dovette rinunciare alla panchina per un grave problema di salute. È chiaro che a livello umano dispiace sempre, ma personalmente non avevo nemmeno fatto in tempo a creare un legame con lui. Con Mihajlovic la situazione è diversa, i giocatori gli vogliono bene e sicuramente daranno tutto per lui, ma nel corso di una stagione è impossibile pensare che non si incontreranno mai difficoltà, e a quel punto non so come verranno gestite. Sinisa poi è un vero e proprio faro, un punto di riferimento, viene facile parlarne bene adesso ma a me lui piaceva sin dai tempi in cui allenava la Sampdoria e il Torino. Ha uno staff sicuramente all’altezza e molto preparato, ma l’assenza di un timone così influente rischia di pesare».

Visto che prima lo hai citato, veniamo all’argomento del giorno, ovvero il passaggio di Pulgar alla Fiorentina: la sua assenza lì nel mezzo si farà sentire? – «Forse andrò controcorrente, ma io ti dico che forse nell’ultima parte dell’anno scorso ci siamo fatti un po’ troppo abbagliare dai rigori trasformati e dai gol su palla inattiva che ha trovato. Nel complesso, con tutto il rispetto, lo ritengo un buon giocatore con ulteriori margini di miglioramento, ma non mi metterò le mani nei capelli se verrà venduto alle cifre di cui si parla. A tal proposito, visto che la sua clausola rescissoria viene ritenuta bassa (circa 11 milioni di euro, ndr), mi chiedo: perché altre società anche più blasonate non si sono avventate su di lui fin dall’inizio del mercato? In realtà penso sia una cifra commisurata al valore effettivo del calciatore, che infatti si è trasferito solo adesso e non in un top club, bensì alla Fiorentina. Ritengo che da questa operazione finiranno per guadagnarci entrambe le parti in causa: Pulgar perché evidentemente voleva cambiare aria, e il Bologna perché otterrà una cifra da reinvestire sul mercato per trovare un altro elemento che chissà, forse entusiasmerà di più la tifoseria. Sono tranquillo e fiducioso, penso che Bigon, Di Vaio e Sabatini, innesto quest’ultimo di grande valore, sapranno sostituirlo degnamente».

Per concludere, un parere generale sul parco attaccanti, partendo da uno spunto ormai ricorrente: sarà finalmente l’anno di Destro? – «Me l’hanno chiesto anche all’inizio della scorsa stagione, io ci credevo ancora e dissi di sì, oggi davvero non saprei. L’ultimo anno ha trovato anche dei gol importanti, ma credo che tutta la piazza voglia qualcosa in più oltre alle reti, delle prestazioni di carattere che ci facciano totalmente ricredere. È evidente che la società e soprattutto l’allenatore intendano dargli fiducia, non a caso il Bologna non si è mosso sul mercato per trovare un sostituto, blindando sia lui che Santander e dimostrando di sentirsi coperta quel ruolo. Non va inoltre dimenticato Palacio, per il quale l’unico problema è che, dopo i 35, ogni anno che passa pesa come se fossero tre. Anche se, a dire il vero, lui sembra sfuggire a questa regola… (ride, ndr). Se poi ti devo indicare un singolo che mi piace molto e che penso farà davvero bene, ti dico Sansone. Forse a causa di qualche acciacco residuo è stato l’innesto di gennaio che ha reso meno nel finale della scorsa stagione, ma ha caratteristiche che altri non hanno: è un giocatore in grado di dare velocità e fantasia, sa saltare l’uomo e cambiare passo, lo considero l’acquisto in più di questa sessione di mercato».

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Foto: Getty Images