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Colomba: “Con la Spal decisiva soprattutto per Inzaghi. Bene Sansone e Soriano, ma serve un Bologna più coraggioso”

Per analizzare il difficile momento del Bologna, atteso domenica a Ferrara da una sfida a dir poco delicata contro la Spal, abbiamo contattato l’ex giocatore e allenatore rossoblù Franco Colomba, che conosce alla perfezione la piazza felsinea e che nella stagione 2009-2010 (quella del Centenario) si trovò ad affrontare una situazione piuttosto simile, subentrando in corsa a Giuseppe Papadopulo e conducendo la squadra verso una sofferta salvezza.

Mister, Spal-Bologna può già essere considerata una partita decisiva? «Direi di no, come sempre ci saranno squadre che rallenteranno e il campionato offrirà ancora occasioni di recupero. Al momento, poi, l’avversaria principale del Bologna non è la Spal ma l’Empoli terzultimo. Per un discorso psicologico, per rialzarsi e rivedere la luce è un match importante, ma già decisivo per la salvezza no».

Ma probabilmente sarà decisiva per un discorso di allenatore. «Questo non lo so con certezza perché non ho il polso della situazione all’interno del Bologna, ovvio che non vincendo si riaprirebbero discorsi che in questi giorni sembrano un po’ sopiti. Senza dubbio è una gara in cui Inzaghi si gioca tanto».

Certo non si può dire che il Bologna di Saputo sia una società mangia-allenatori, Inzaghi poi sta battendo ogni record di resistenza… «La vittoria in campionato manca da tre mesi, quindi i numeri non sono proprio dalla sua parte. Evidentemente questo ragazzo gode di rispetto e stima, e credo anche che tutti quanti nel club abbiano compreso che potevano fare meglio, certo è che in Italia è raro assistere ad un periodo negativo così lungo senza che si arrivi ad un esonero. Solo il futuro ci dirà se la decisione di tenerlo in panchina è stata buona o meno, adesso meglio pensare al campo e a centrare un successo che serve come il pane sia a Pippo che alla squadra».

E se dovesse arrivare l’ennesimo pareggio, sarebbe da considerare un risultato positivo? «Tutto sommato sì. Mantenere invariate determinate distanze, in una situazione del genere, può sembrare roba da poco, ma alla lunga anche un punto potrebbe tornare utilissimo».

Questa squadra vale davvero il terzultimo posto o si poteva fare qualcosa in più? «Con i ‘se’ e i ‘ma’ si va poco lontano, di sicuro c’è stata qualche occasione persa così come qualche punto arrivato oltre i propri meriti. Il Bologna ha mostrato spesso un volto non brillantissimo, penso che questo ancor prima dei risultati abbia seminato nell’ambiente panico, per così dire, e sfiducia. La squadra deve migliorare sul piano della manovra, perché una volta o due puoi fare punti anche giocando male ma alla distanza devi tirare fuori almeno un po’ di fluidità, reattività e consapevolezza con il pallone tra i piedi. Credo che, anche grazie ai nuovi acquisti, ci si possa riuscire».

A proposito dei primi due nuovi acquisti, cosa ne pensa di Sansone e Soriano? «Sono due giocatori di qualità, con caratteristiche diverse rispetto a quelli già presenti in rosa. Soriano è un trequartista moderno, bravo tecnicamente e con buona fisicità, capace di fornire l’ultimo passaggio ma anche di interdire. Sansone va a coprire il vuoto lasciato da Verdi e Di Francesco, ha nel suo repertorio quegli spunti che al Bologna attuale mancano: tiro, dribbling, assist, precisione nei calci piazzati. Non so come Pippo deciderà di utilizzarli, ma entrambi possono dare una grossa mano».

Inzaghi ripete che l’interpretazione conta più del modulo, e allora possiamo dire che sarà dura salvarsi giocando in maniera così chiusa e remissiva? «Per segnare di più, vincere e rimontare in classifica serve un’impostazione un po’ più coraggiosa e magari a tratti sorprendente, proprio per sfruttare la maggiore qualità che il mercato ha portato e porterà in rosa. L’equilibrio è fondamentale, impossibile negarlo, ma ogni tanto bisogna abbandonarlo almeno un po’ e prendersi qualche rischio, specialmente quando si tratta di sbloccare una situazione complicata».

Qual è invece la sua impressione sulla Spal e a cosa dovranno fare maggiormente attenzione i rossoblù? «Semplici ha allestito un collettivo che manovra bene, ha una sua identità e gli uomini giusti nei posti giusti, anche in avanti mi pare che abbia a disposizione alternative con caratteristiche che ben si compensano. La squadra mi pare impostata come si deve, poi è logico che il campionato è ancora lungo e non sempre si riesce e sopperire alla mancanza di grande qualità, però la Spal un volto preciso ce l’ha e non va affatto sottovalutato».

Lei di salvezze se ne intende, una l’ha conquistata proprio col Bologna: qual è la sua ricetta per uscire dalla crisi e centrare l’obiettivo? «Per me l’aspetto principale è tenere unito il gruppo sia mentalmente che poi come squadra sul campo, senza cadere mai nella sfiducia. Più le sfide diventano calde, più bisogna diminuire gli errori sotto il profilo delle decisioni: anche alla luce dei nuovi innesti è fondamentale capire in fretta quale strada seguire, se ti devi salvare non c’è più molto spazio per prove ed esperimenti. E poi, sembrerà banale, ma si deve guardare di partita in partita, l’orizzonte è solo e soltanto la domenica successiva e non più in là, ogni match va preparato e giocato come fosse una finale».

Che sensazioni le ha lasciato il videomessaggio di Saputo? «Il presidente ha voluto confermare in prima persona la sua disponibilità a sistemare le cose, e i primi movimenti di mercato vanno proprio in questa direzione. Vedremo cosa accadrà a fine stagione, ma sinceramente nelle sue parole non ho colto la volontà di rivoluzionare la società, solo una presa di coscienza degli errori commessi e la voglia di rimediare. Mi ha fatto molto piacere che sia tornato finalmente a metterci la faccia, senza più alcun filtro».

Quando la rivedremo in panchina? «Di recente ho ricevuto qualche proposta che non ho ritenuto consona e, memore dell’errore commesso andando a Livorno nella primavera del 2016, ho preferito declinare. In passato, anche subentrando in corsa, mi sono tolto diverse soddisfazioni, ora aspetto con pazienza la chiamata di una squadra che creda davvero nel mio modo di lavorare, pensare e intendere sia il calcio che la professione».

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