Colucci:

Colucci: “Dai giovani alla Prima Squadra, il Bologna ha davanti a sé un futuro roseo. Io mi sento ancora uno di voi”

Quello tra Leonardo Colucci e il Bologna è un legame forte: prima 130 presenze e 4 gol sul campo (dal 2002 al 2006, senza abbandonare la barca dopo l’ingiusta e dolorosa retrocessione in Serie B del 2005), poi quattro campionati alla guida delle formazioni giovanili rossoblù (gli Allievi Nazionali dal 2012 al 2014, la Primavera dal 2014 al 2016). Mediano infaticabile e dal mancino educato, maestro di calcio per i più giovani, allenatore capace di centrare gli obiettivi attraverso il bel gioco, oggi lo abbiamo contattato per una chiacchierata tra passato, presente e futuro, quello che il club di Joey Saputo sta costruendo insieme a Sinisa Mihajlovic.

Leo, partiamo da te e da questa stagione alla guida della Vis Pesaro, chiusa con la salvezza nel girone B di Serie C. «L’obiettivo era quello di valorizzare dei giovani, vista anche la partnership in atto con la Sampdoria, e salvarsi, abbiamo fatto entrambe le cose e quindi l’esperienza è stata positiva. Nel girone d’andata siamo riusciti ad ottenere risultati attraverso il bel gioco, nel girone di ritorno qualche infortunio di troppo e un pizzico di cattiva sorte ci hanno fatto perdere diversi punti per strada, ma le prestazioni ci sono sempre state. Senza dimenticare che in campo c’erano sempre tre ’99 e due ’98, bisogna dare il tempo a questi ragazzi di crescere».

Resterai sulla panchina biancorossa? «Ho un altro anno di contratto e sto facendo alcune valutazioni, la prossima settimana incontrerò la società e vedremo un po’ il da farsi, al momento non escludo nulla».

Neanche di tornare alla guida di una formazione giovanile? «Se faccio questo mestiere è soprattutto perché mi piace stare insieme ai ragazzi, che siano giovani o meno giovani. Se parliamo di settore giovanile, è bello ed appagante formarli nella mentalità e nel carattere, trasmettergli determinati valori e aiutarli a crescere bene insieme alle famiglie. Anche se vorrei confrontarmi ancora con i ‘grandi’, l’anno scorso stavo per andare ad allenare la Primavera dell’Inter, questo significa che non ho preclusioni e non faccio alcuna distinzione tra i due ruoli».

E la Primavera del Bologna, che ha conquistato campionato, Supercoppa e Viareggio, hai avuto modo di seguirla? «Devi sapere che abito ancora vicino a Casteldebole, nel settore giovanile rossoblù ci ho lavorato per quattro anni e ho tanti amici, quindi i ragazzi li seguo con grande attenzione. Quella che si è appena conclusa è stata un’annata bellissima e piena di trionfi per la Primavera, ma va sottolineato anche il percorso di tutte le varie Under, perché la qualità del lavoro svolto in quell’ambito non si giudica solo dai trofei sollevati. Il Bologna sta iniziando a raccogliere i frutti degli investimenti iniziati quattro anni fa dopo l’arrivo di Saputo, e spero che da qui in avanti riesca a portare ogni anno almeno un giovane del proprio vivaio in Prima Squadra».

Nel gruppo di Troise ci sono elementi già pronti per il grande salto? «Credo ce ne siano diversi, e qualcuno partirà sicuramente per il ritiro, poi starà a loro farsi valere e mettersi in luce. Mihajlovic è un tecnico molto attento ai giovani, se gli fai vedere di saperci fare con la palla e di avere carattere ci impiega due secondi a mandarti in campo».

A proposito di Mihajlovic, mette ancora i brividi ripensare a dove si trovava il Bologna e a dove è riuscito a condurlo: un lavoro pazzesco. «Sinisa in termini di empatia è un maestro, sia Bologna che il Bologna avevano bisogno di un condottiero così. Quando è arrivato era realmente convinto di quello che diceva e di quanto sarebbe andato a fare, ha trasferito la sua mentalità a tutto l’ambiente e insieme al suo staff ha svolto un lavoro egregio, conquistando i punti attraverso un gioco spumeggiante. È stato bello vedere una città intera legarsi ancora di più alla squadra e aiutarla a raggiungere un obiettivo che a febbraio era a dir poco insperato, quasi nessuno poteva immaginare un miracolo calcistico del genere. E poi dicono che l’allenatore conta fino ad un certo punto… (ride, ndr)».

Da mister che osserva un collega, cosa ti ha colpito di più del Bologna di Sinisa? «Il Bologna ha mantenuto una precisa identità, senza mai snaturarsi, indipendentemente dall’avversaria di turno, fosse una big o una squadra in lotta per la salvezza. Il messaggio del mister è passato forte e chiaro nello spogliatoio: andiamo a giocare la nostra partita a testa alta contro chiunque. E poi mi è piaciuto il fatto di puntare sempre in avanti, di limitare la pericolosità degli avversari tenendo il più possibile la palla tra i piedi, di trovare sempre quattro-cinque giocatori in ‘zona luce’, costruendo in fase di non possesso una linea difensiva solida. Questi sono i principi sui quali ha lavorato Mihajlovic, e attraverso cui la squadra si è poi espressa in maniera eccezionale».

La sensazione è che nel prossimo mercato si debba lavorare più sulla qualità che sulla quantità… «Esatto, e credo che sia il tecnico che la società sappiano bene dove andare a mettere le mani: con tre-quattro innesti di buon valore ma soprattutto funzionali all’idea di calcio di Mihajlovic questa squadra può togliersi tante altre soddisfazioni, colmando il gap con le prime otto-nove della classe. Ma la vera differenza continuerà a farla il lavoro quotidiano sul campo, quello che già in questo girone di ritorno ha permesso al Bologna di rimontare fino a chiudere nella parte sinistra della classifica, sono stati davvero bravi».

Evidentemente la rosa non era poi così scarsa, e gli acquisti di gennaio l’hanno rinforzata a dovere: l’errore è stato insistere troppo su un tecnico non ancora pronto. «Una frase che mi accompagna è: “Chi va per mare imbarca acqua”, per sottolineare che a fare le cose si possono anche commettere degli errori, l’importante è rendersene conto e impegnarsi per rimediare. Su questa dirigenza sono state dette cose di ogni tipo, ma alla fine la squadra ha chiuso con il miglior piazzamento degli ultimi sette anni e il record di punti dell’era Saputo, quindi mi sembra giusto riconoscere i meriti di Fenucci, Bigon e Di Vaio. Nel momento più difficile, la società ha dimostrato solidità e unità d’intenti, e adesso il rinnovo di Mihajlovic unito all’ingaggio di Sabatini mi fanno pensare che il presidente abbia imparato la lezione: il Bologna ha davanti a sé un futuro roseo».

C’è un giocatore rossoblù che ti piace particolarmente? «Da ex centrocampista sono sempre stato un grande estimatore di Pulgar, e devo dire che ci avevo visto bene (ride, ndr): è un giocatore di carattere e personalità, non ha paura a farsi dare la palla e a giocarla in verticale, inoltre ha ottime doti da incontrista. Mihajlovic gli ha trasferito grande fiducia e positività e lui si è definitivamente consacrato, nell’economia del gioco rossoblù è fondamentale e sono sicuro che il prossimo anno farà ancora meglio».

Tornando per un attimo a parlare di giovani, pensi che le nostre Under 20 e 21 possano riuscire a laurearsi campioni? «In Italia, a dispetto di quello che si crede, abbiamo tanti giovani interessanti, e un po’ alla volta stiamo finalmente trovando il coraggio di farli giocare. La Nazionale Under 20 sta andando oltre le aspettative al Mondiale, e arrivata a questo punto potrebbe davvero migliorare il terzo posto di due anni fa. L’Under 21, invece, vista la straordinaria qualità della rosa e il fatto di giocare l’Europeo in casa, è chiamata a centrare quantomeno la finale, poi come al solito dipenderà molto anche dagli episodi».

Dulcis in fundo, un saluto ai tifosi del Bologna, che ti ricordano sempre con affetto. «Questo mi fa piacere, perché il tifoso sa riconoscere il giocatore che ci mette l’anima. Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto sotto le Due Torri è stato questo: “Sei uno di noi che la domenica scende in campo”. Bellissimo, perché ti fa capire quanto il pubblico ci tenga, al di là del gioco e del risultato finale, a vedere i propri beniamini sudare la maglia e sputare sangue per onorarla. Io nel Bologna ho giocato quattro stagioni, e in seguito ho allenato per due campionati gli Allievi Nazionali e per altri due la Primavera: otto anni vissuti in quel centro tecnico non si dimenticano facilmente, e il legame con club e piazza è rimasto fortissimo. Quando vado in giro per la città mi fermo spesso con i tifosi a parlare del Bologna di ieri e di quello di oggi, e anche se non scendo più in campo mi sento ancora uno di loro».

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