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Niente Pinzolo per Crisetig e Boldor, li aspettano Frosinone e Verona

Crisetig: “Giocare poco non aiuta ma ogni esperienza serve a crescere. I tifosi hanno il diritto di fischiare, anche se l’impegno non è mai mancato”

Nel novembre del 2015, durante un’intervista rilasciata in esclusiva a Zerocinquantuno, l’allora direttore sportivo del Bologna Pantaleo Corvino parlo così di Lorenzo Crisetig, acquistato qualche mese prima dall’Inter: «È un ottimo centrocampista, è stato anche nazionale Under 21, e se ora non sta giocando è solo per via dell’esplosione di Diawara, che sta dando continuità alle sue prestazioni. Non vedo suoi demeriti, semplicemente si è creata una concorrenza tra due grandi potenziali, ma questo non toglie nulla al valore del giocatore». Due anni e mezzo dopo a Casteldebole c’è un nuovo d.s., Riccardo Bigon, e sul campo è esploso un altro ragazzo, Erick Pulgar, ma la stima e le aspettative dell’ambiente rossoblù nei confronti di Crisetig non sono cambiate. Il regista friulano classe 1993, tornato sotto le Due Torri la scorsa estate dopo una memorabile salvezza conquistata a Crotone, resta al suo posto e da serio professionista si fa sempre trovare pronto quando viene chiamato in causa. Come due settimane fa a Torino contro la Juventus, dove ha dimostrato a tutti che un po’ più di fiducia, forse, l’avrebbe meritata.

Lorenzo, quest’anno per te solo 7 presenze, difficile quindi esprimere un giudizio: a livello personale, qual è il tuo bilancio della stagione che sta per concludersi? «Giocare poco non aiuta, soprattutto perché non puoi metterti in luce e trasformare in qualcosa di concreto il lavoro fatto in settimana. Io, comunque, ho sempre cercato di fare del mio meglio sia in allenamento che fuori dal campo per essere utile alla squadra, e spero di esserci riuscito».

Prima l’esplosione di Diawara, poi l’affermazione di Pulgar, senti di doverti rimproverare qualcosa per non essere riuscito a importi come titolare? «Ci sono diversi fattori che incidono sull’impiego o meno di un giocatore, personalmente mi sento tranquillo perché so di essermi sempre impegnato al massimo, stare in panchina purtroppo fa parte del calcio e bisogna accettarlo».

Quello del regista è un ruolo in continua evoluzione, da giocatori alla Pirlo si sta virando sempre più verso profili come Sergio Busquets, bravi anche in fase di interdizione: tu dove ritieni di dover migliorare? «In effetti è così, i giocatori di classe sono sempre meno e il calcio di oggi è basato in gran parte sull’intensità e l’atletismo, quindi si tendono a privilegiare i centrocampisti di rottura o comunque in grado di farsi valere in entrambe le fasi. Io sono consapevole di dover migliorare proprio sul piano del ritmo e dell’interdizione, e in allenamento mi concentro prevalentemente su questi due aspetti».

Dopo averti visto all’opera a Crotone la domanda è lecita: meglio centrale in una linea a 3 o interno in un centrocampo a 4? «Meglio in campo, innanzitutto (ride, ndr). Battute a parte, posso fare il regista così come la mezzala o l’interno, non ho una preferenza in particolare, fin qui ho ricoperto tutte queste posizioni e mi sono sempre trovato bene».

Sia la scorsa estate che nel mercato di gennaio hai avuto la possibilità concreta di accasarti altrove? «Sì, le ho avute, a cominciare proprio dal Crotone ma non solo. E alla fine, dopo le opportune valutazioni, ho deciso di restare qui».

Quello attuale lo consideri un anno perso o un periodo che comunque ti è servito per crescere? «Ogni esperienza serve a crescere, se affrontata nel modo giusto. Allenarsi con giocatori di spessore, apprendere determinati concetti dal tecnico, migliorare il proprio modo di relazionarsi dentro e fuori dal rettangolo verde, entra tutto in un bagaglio che poi ci si porta dietro. Poi è chiaro che per crescere sul campo servono in primis le partite, la continuità, ma bisogna fare tesoro anche delle cose che vengono prima e dopo i novanta minuti».

Hai un buon rapporto con Donadoni, nonostante le poche chance che ti ha concesso? «Sì, con il mister si è creato fin da subito un buonissimo rapporto professionale. Il suo è un ruolo difficile, ogni allenatore viene pagato per fare delle scelte e non è possibile accontentare tutti, io alle lamentele preferisco il lavoro quotidiano».

Dopo un buon girone d’andata, chiuso a 24 punti, un andamento da retrocessione in quello di ritorno: questo Bologna poteva fare di più? «Sicuramente, ne siamo consapevoli e ci assumiamo le nostre responsabilità. Questo però non significa che sia mancato l’impegno, posso assicurare che la squadra non si è mai seduta un secondo. Ci sono state partite in cui avremmo meritato qualcosa in più, altre in cui forse abbiamo raccolto più del dovuto, dispiace perché forse con qualche punto in più i giudizi sulla nostra stagione sarebbero diversi».

Quali sono i principali errori che vi rimproverate? «Non ci siamo mai soffermati su qualcosa in particolare, ma abbiamo analizzato ogni prestazione nella sua interezza, lavorando sui principi di gioco dettati dal mister. Qualche lacuna siamo riusciti a colmarla, altre purtroppo no, e anche gli errori individuali purtroppo non si possono eliminare del tutto, ma come dicevo prima l’attenzione e la dedizione non sono mai venute a mancare».

Come avete preso i fischi piovuti domenica al termine del match contro il Chievo? «I tifosi ci hanno sempre sostenuto dal primo all’ultimo minuto, pagano il biglietto e fischiare a fine partita è un loro diritto. Perdere non fa mai piacere a nessuno, specialmente in casa, quindi dobbiamo accettare le critiche e cercare di trasformarle in applausi domenica a Udine».

A tal proposito, che aria tira nello spogliatoio in vista dell’ultima di campionato? «Non è cambiato nulla rispetto ad altre settimane, siamo concentrati e stiamo preparando la partita nei minimi dettagli, come abbiamo sempre fatto. Sappiamo che ci troveremo di fronte una squadra ancora in cerca di punti per la matematica salvezza, quindi dovremo innanzitutto partire da una base di compattezza e grande determinazione».

L’anno scorso a Crotone sei stato fra i protagonisti di un’impresa storica: pensi che i tuoi ex compagni riusciranno a ripetersi? «Mi sento spesso con alcuni ragazzi e ovviamente il mio augurio è che riescano a restare in Serie A, perché a Crotone ho giocato in due occasioni ed è una piazza a cui sono rimasto davvero legato. Non sarà semplice ma se c’è un gruppo che può riuscirci sono proprio loro, il finale dello scorso campionato insegna».

Prima di concludere, raccontaci qualcosa in più di te: carattere, passioni, hobby… «Sono un ragazzo tranquillo che non ama troppo apparire e far parlare di sé, mi rendo conto di essere piuttosto distante dallo stereotipo del calciatore e quindi di non essere molto mediatico. Mi piacciono tantissimo anche il basket e il tennis, e nel mio tempo libero non può mai mancare una partita alla PlayStation (sorride, ndr)».

Il tuo contratto scade nel 2020, nel prossimo futuro ti vedi ancora a Bologna? «Io qui sto bene, lo dimostra il fatto di essere rimasto nonostante il poco spazio. Se nel prossimo mercato mi arriveranno delle proposte interessanti le prenderò in considerazione, ma prima di lasciare un club importante come il Bologna ci penserò molto attentamente».

© Riproduzione Riservata – Esclusiva Zerocinquantuno