De Carolis:

De Carolis: “Le plusvalenze sono importanti ma proverei a trattenere ancora Diawara”

Il mercato del Bologna, con in primo piano il futuro di Giaccherini e Diawara. Le strategie della società per proseguire con il progetto di crescita del club, dentro e fuori dal campo. Gli obiettivi per la prossima stagione, con lo sguardo alla parte sinistra della classifica. Di tutto questo e di molto altro ne abbiamo parlato con il giornalista del Corriere della Sera Guido De Carolis, attualmente inviato in Francia per seguire da vicino il cammino dell’Italia agli Europei.

Guido, partiamo dal tema più caldo: Giaccherini. Cosa ti risulta circa la sua valutazione e qual è il tuo parere sulla vicenda? «Ieri i giornali inglesi raccontavano di un Sunderland determinato a chiedere tutti e 6 i milioni di sterline del suo cartellino, quelli che di fatto rappresentavano la valutazione iniziale. È chiaro che fare un gol agli Europei aumenta la tua visibilità, ma che aumenti anche la quotazione di mercato è tutto da vedere, ho qualche dubbio. Questo per dire che comunque Giaccherini va in scadenza tra un anno, quindi non si può pretendere la luna per un giocatore di 31 anni che l’anno scorso era stato sbolognato in fretta e furia. In generale, però, gli inglesi stanno facendo mea culpa nei confronti suoi e di Pellè, che negli ultimi mesi di campionato è stato utilizzato molto poco dal Southampton, forse perché hanno capito di averli giudicati troppo frettolosamente».

Fenucci ha parlato di due piani ben distinti per il mercato del Bologna. Tu per quale propendi: cessione pesante e acquisti di un certo spessore, o riconferma della rosa attuale con qualche piccolo ritocco? «Potendo e non avendo assilli economici, Diawara non lo venderei. Se hai un giocatore che come lui ha fatto una bella stagione, o hai paura che non la ripeta e lo vendi, o hai bisogno immediato di soldi e lo vendi, ma non mi pare sia il caso del Bologna, oppure se vuoi crescere devi provare a trattenerlo, perché se ogni volta che emerge un buon prospetto lo si cede subito diventa difficile costruire qualcosa. Diawara, se vuole restare, può fare almeno un altro anno in rossoblù, e confermandosi su questi livelli può raddoppiare la sua quotazione. Per il resto, appunto, molto dipenderà dalla conferma o meno di Giaccherini, perché senza di lui la squadra perderebbe 7 gol e vari assist, e andare a trovare un altro giocatore con le sue caratteristiche non è semplice. Biabiany, tanto per citarne uno, è un altro tipo di esterno, non segna con la stessa regolarità. Senza dimenticare che anche davanti qualcosina andrà fatto, perché nella seconda parte della seconda stagione abbiamo visto che nessuno è stato in grado di sostituire degnamente Destro».

Se non altro quest’anno si ripartirà da una buona base, sperando soprattutto che ragazzi come ad esempio Donsah, Rizzo e Krafth riescano a dimostrare tutto il loro valore. «Donsah è stato spesso infortunato ma in vari frangenti ha già fatto vedere di essere un buon giocatore, uno su cui puntare. Rizzo è un altro elemento che può rivelarsi importante per duttilità, ordine e dinamismo, uno di quelli che fanno sempre comodo. Krafth, invece, è tutto da scoprire, anche se le recensioni su di lui sono positive. Tutto dipenderà da che tipo di campionato si vorrà fare: per arrivare decimi credo sia sufficiente confermare in blocco la rosa attuale, con Donadoni al comando fin dall’inizio, aggiungendo un paio di innesti, se invece sotto sotto si aspira a qualcosa di più bisognerà fare qualche altro sforzo. Le dichiarazioni della società sono prudenti e penso sia giusto così, sempre meglio partire un po’ a fari spenti e lasciare che siano i fatti a parlare strada facendo».

Saputo ha già fatto tantissimo per il club, che dovrà crescere in maniera graduale. Certo però sarebbe un peccato perdere subito un gioiellino come Diawara… «Se lo vendi perché, giustamente, incassi 15 milioni, stai però dando un indirizzo preciso alla tua politica societaria, ovvero acquistare dei giovani talenti a determinate cifre per poi effettuare delle plusvalenze cedendoli. Che va anche bene, basta essere chiari e lavorare nel modo giusto, perché l’anno in cui sbagli qualcosa rischi di andare giù, come è capitato al Verona».

Domanda secca: Giuseppe Rossi sì o no? «È un’operazione che farei non a titolo definitivo. Se ci fosse la possibilità di averlo in prestito per testarlo, fissando il riscatto ad una cifra ragionevole, allora ok, altrimenti sarebbe un grosso rischio. Ovviamente non sul piano tecnico, perché la bravura di Pepito non si discute, ma su quello fisico, considerando i gravissimi infortuni patiti negli ultimi anni. Anche Giaccherini arrivava da una serie di guai fisici e Bologna si è ritrovato, sarebbe bello accadesse lo stesso anche con Rossi. Insomma, presentare un tridente d’attacco Giaccherini-Destro-Rossi non sarebbe niente male».

Donadoni ha spesso dichiarato di voler sentire attorno a sé una società ambiziosa che gli permetta di crescere. Il Bologna di oggi possiede queste caratteristiche, procedendo sulla strada della condivisione di scelte e obiettivi: che idea ti sei fatto a riguardo? «Intanto è normale che Donadoni voglia crescere sul piano professionale e vedere il Bologna migliorare sempre di più, guai se non fosse così. Personalmente sono sempre stato contrario a fare contratti lunghi agli allenatori, perché poi si rischia di trattenere qualcuno controvoglia, così come a far costruire a loro la rosa. Per me la condivisione, in una squadra di calcio, deve esistere fino ad un certo punto: la società fa la squadra e il tecnico la allena, perché nel momento in cui per un qualsiasi motivo si deve ricorrere all’esonero bisogna avere la libertà di farlo, sia a livello contrattuale che di spogliatoio. Detto questo, reputo Donadoni un buonissimo tecnico, una garanzia per quanto riguarda sia la tattica che la gestione degli uomini, la sua carriera fin qui parla per lui».

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