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De Marchi: “Mihajlovic è l’uomo giusto, ora il Bologna ha tutto per salvarsi. La Juve dopo ogni schiaffo reagisce, serve la gara della vita”

Per Marco De Marchi, con la maglia del Bologna, la bellezza di 209 presenze e 9 gol. Prima, sotto la gestione di Gigi Maifredi, da giovane talento in rampo di lancio. Poi, nell’era di Renzo Ulivieri, da leader indiscusso, capitano della risalita dalla Serie C alla Serie A. Una carriera importante quella del difensore milanese, iniziata a metà degli anni Ottanta fra Como e Ospitaletto e conclusa nel 2002 in Scozia al Dundee, passando per Juventus (reduce dal tonfo europeo di Madrid e prossima avversaria dei rossoblù), Roma e Vitesse. De Marchi ha poi intrapreso la carriera di procuratore sportivo, e nel 2016 ha anche fondato il prestigioso torneo internazionale under 15 We Love Football, la cui quarta edizione scatterà il prossimo 17 aprile. Oggi ZO lo ha contattato per parlare di questo ambizioso progetto e, ovviamente, del momento attraversato dalla squadra di Sinisa Mihajlovic.

Marco, cominciamo parlando un po’ di We Love Football, una manifestazione che va oltre il rettangolo verde e che da quattro anni regala grandi emozioni. «In effetti il torneo fa parte di un progetto a 360 gradi, abbiamo cercato di costruite attorno ad esso un mondo fatto di valori etici e morali che si sono un po’ persi nel corso degli anni, per far sì che questi ragazzi e ragazze possano anche conoscersi, imparando a rispettare non solo le regole del gioco e la disciplina ma anche le diverse culture, così da portarsi a casa un bagaglio di esperienza importante per la loro vita. E poi c’è la competizione sul campo, che rimane comunque un prodotto di altissima qualità».

Per l’edizione 2019, che ancora una volta si svolgerà sul territorio bolognese, sono previste delle novità? «In ogni edizione cerchiamo di creare nuove iniziative collegate al torneo e di ruotare un po’ le squadre partecipanti, nelle prossime settimane comunicheremo tutto, quello che posso dire è che le porte di We Love Football sono sempre aperte a chiunque condivida il nostro modo di interpretare il calcio, finalizzato a mostrarne gli aspetti più belli e sani. Questo progetto, iniziato ormai quattro anni fa, si sta allargando in maniera importante, e il fatto che per il 2019 il Comune mi abbia premiato come Ambasciatore di Bologna, dove non sono nato ma che col tempo è diventata la mia città, mi rende orgoglioso e valorizza ancora di più gli sforzi fatti insieme ai miei collaboratori, persone speciali che mi hanno fornito un aiuto prezioso».

Venendo alla stretta attualità, ti ha sorpreso la pessima prova della Juventus a Madrid? «La Juventus, generalmente abituata ad uscire dalle situazioni complicate con una notevole personalità, si è fatta invece sorprendere da una squadra assatanata, guidata da un allenatore a dir poco focoso come Simeone. Chiellini e compagni sono sembrati in balìa dell’Atletico, che soprattutto nel secondo tempo ha attaccato in maniera furente ma anche con grande qualità, spinta da un pubblico caldissimo. Nessuno si aspettava che i bianconeri potessero barcollare e crollare così, ma il risultato finale è giusto e adesso le possibilità di vincere la Champions sono diminuite in maniera esponenziale. C’è però una gara di ritorno tutta da giocare, e se la Juventus dovesse riuscire nell’impresa acquisterebbe una carica enorme in vista dei turni successivi. Se invece venisse eliminata già agli ottavi, nonostante la presenza di Cristiano Ronaldo, la stagione sarebbe da considerare negativa».

Negli ultimi sette anni è accaduto di rado, ma pensi che i bianconeri possano presentarsi al Dall’Ara scarichi e con la testa altrove? «La Juventus è una squadra ma soprattutto un club con una mentalità difficilmente replicabile altrove, c’è l’abitudine a competere su tutti i fronti per vincere, e di solito una battuta d’arresto si trasforma in uno schiaffo capace di dare nuova carica per riprendere il solito cammino. Mi aspetto quindi una grande reazione, perché un altro stop aprirebbe di fatto una piccola crisi, anche se le rivali in campionato sono distanti anni luce. Di fronte ci sarà però un Bologna completamente diverso, più coraggioso, determinato, solido e voglioso di ribaltare una situazione che era diventata insostenibile, perciò mi aspetto una partita combattuta e bella da vedere. È vero che mancano ancora molte giornate alla fine, ma i rossoblù non possono più accontentarsi, devono provare a vincere sempre».

Una partita come quella di Roma, giocata alla grande e persa, può lasciare qualche scoria negativa o prevale la consapevolezza di potersela giocare con tutti? «Dipende molto da giocatore a giocatore, perché quando fai una prestazione del genere e non porti a casa neanche un punto è normale che qualcuno possa iniziare a pensare ad una stagione disgraziata, dove tutto gira nel verso sbagliato anche quando giochi bene. In questi casi, il gruppo nella sua interezza deve essere bravo a compattarsi e a far prevalere la consapevolezza di avere le carte in regola per mettere in difficoltà chiunque, scacciando ogni timore».

Nonostante il terzultimo posto attuale, la salvezza resta un obiettivo alla portata dei rossoblù? «Io così tanti tiri nello specchio della porta come a Roma non me li ricordo negli ultimi anni, ma oltre alla qualità delle giocate i rossoblù stanno mettendo in campo anche una personalità e una determinazione che mancavano da tanto tempo. Poi c’è anche l’aspetto fisico, perché bisognerà capire se la squadra riuscirà a tenere questi ritmi e questa intensità fino alla fine, ma nel complesso credo che il Bologna visto all’opera di recente abbia tutto per salvarsi. Solo qualche settimana fa i dubbi sulla permanenza in A erano fortissimi, ora non dico che siano scomparsi ma un po’ per volta stanno lasciando spazio ad una nuova energia positiva che fa ben sperare».

Dieci anni dopo, che Mihajlovic hai ritrovato? Anche lui si sta giocando molto… «A me Sinisa è sempre piaciuto, perché mi piacciono gli allenatori con una personalità ben distinta, quelli che riescono in breve tempo a trovare la chiave giusta per trasmettere ai giocatori il proprio credo. Poi certo, nessuno ha la bacchetta magica e servono anche delle combinazioni favorevoli, vedi la vittoria a Milano pochi giorni dopo il suo arrivo, ma da lì in poi il Bologna ha dimostrato di essere una squadra nuova. Le recenti esperienze vissute da Mihajlovic, anche quelle che si sono concluse con un esonero, penso abbiano contribuito a definire meglio la sua figura di tecnico: ora mi sembra più maturo, sa cosa vuole e come ottenerlo, e nella gestione del gruppo è un passo avanti a molti. Insomma, i fatti dimostrano che è l’uomo giusto per tentare questa scalata».

Dunque, ricapitolando, domenica pomeriggio il Bologna può fare l’impresa? «Quando affronti squadre del genere, pur ferite quasi a morte, devi sempre fare la gara della vita e sperare appunto che non siano al top, perché se le trovi al massimo delle loro possibilità è normale che emerga una notevole differenza sul piano tecnico, fisco e mentale. Se la Juventus si dimostrerà un po’ appannata, il Bologna dovrà essere bravo ad alzare i ritmi e ad aggredirla, bloccando le fonti di gioco bianconere e creando poi occasioni come all’Olimpico, dimostrando quindi di non essere una vittima sacrificale. Per il resto, sarebbe opportuno che dalla tribuna un cecchino sparasse al pallone ogni volta che ne entra in possesso Ronaldo… (ride, ndr). Scherzi a parte, per tentare il colpaccio Mihajlovic e i suoi ragazzi devono ripartire dalle cose positive, e nell’ultimo periodo se ne sono viste tante».

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