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Falletti:

Falletti: “Finalmente sono al 100%, spero di allungare la tradizione positiva degli uruguaiani a Bologna”

Un ragazzo timido e riservato, così si era definito lo scorso 21 luglio durante la sua presentazione ufficiale nel ritiro di Castelrotto. E parlando faccia a faccia con César Falletti, 25 anni da Artigas, si ha proprio questa sensazione, fra risposte pacate e sorrisi pieni di umiltà. Poi però c’è il campo, dove la garra charrúa tipica degli uruguagi si mescola ad una tecnica sopraffina, la stessa che dal Club Atlético Cerro lo ha fatto arrivare in Italia, prima alla Ternana e poi al Bologna. Un brutto infortunio al ginocchio rimediato nell’ultima amichevole estiva, a Sinsheim contro i tedeschi dell’Hoffenheim, ha provato ad allontanare da lui un sogno chiamato Serie A, ma Falletti quel sogno se l’è ripreso con forza e adesso è pronto per viverlo a pieno. Con addosso la gloriosa maglia rossoblù, e nel cuore tanta voglia di stupire.

César, alcuni guai fisici hanno complicato l’inizio della tua avventura a Bologna e in Serie A, ora come stai? «L’infortunio di agosto ha rovinato tutti i miei piani, perché in ritiro stavo trovando una buona condizione fisica e avvertivo la fiducia dell’allenatore. Nel momento in cui sono rientrato ero ovviamente molto felice per l’esordio in A, poi però un problema muscolare mi ha rallentato ancora e non è stato semplice tornare al top. Adesso posso finalmente dire di essere al 100%».

Come procede il tuo inserimento nel gruppo? Quali sono i compagni con cui hai legato di più? «Fin dal primo giorno sono stato accolto benissimo da tutti i ragazzi, siamo un gruppo molto affiatato. Ovviamente conoscevo già Avenatti, visto che giocavamo insieme a Terni, ma ci ho messo poco a stringere amicizia anche con gli altri, in particolare Pulgar, Maietta, Verdi e Poli».

E con Donadoni come ti trovi? «Il mister è rimasto molto dispiaciuto per il mio infortunio, in estate stavamo provando determinate cose che poi non abbiamo potuto portare avanti. Ho un ottimo rapporto con lui, spesso mi dà consigli e mi segnala gli aspetti in cui devo migliorare, questo è molto importante. Attualmente il Bologna utilizza un modulo che non prevede il mio ruolo naturale, quello di trequartista, ma sto lavorando su alcuni movimenti per adattarmi al meglio anche in altre posizioni».

Per ora niente trequartista, è vero, ma come lo vedresti un attacco con te e Verdi a supporto di una punta? «Innanzitutto devo dire che Simone è un fenomeno, la prima volta che l’ho visto calciare con entrambi i piedi sono rimasto davvero impressionato. Mi auguro di poter arrivare al suo livello e certo, magari anche di giocare insieme a lui. Il Bologna ha molta qualità in avanti, ma ogni giorno mi impegno al massimo per provare a ritagliarmi il mio spazio».

Venerdì a Verona sarete chiamati a fare risultato per riscattare le ultime due sconfitte, com’è il clima nello spogliatoio? «Sappiamo che la partita contro il Chievo è molto importante per noi e per la nostra stagione, la stiamo preparando nel migliore dei modi. Resta il rammarico per alcuni punti persi nelle ultime settimane, soprattutto a San Siro con il Milan potevamo fare di più, ma adesso è il momento di voltare pagina e chiudere alla grande il girone d’andata».

Pensi che il decimo posto sia un obiettivo alla vostra portata? «Le ambizioni non ci mancano, vogliamo arrivare il più in alto possibile. Siamo però una squadra abituata a ragionare partita per partita, senza guardare troppo oltre. Il nostro obiettivo primario è migliorare di volta in volta le nostre prestazioni, andando sempre alla caccia dei tre punti».

Tornando a te, qual è stato il percorso che ti ha poi portato a giocare in Italia? «Ho fatto tutto il settore giovanile nel Cerro, per poi esordire nel massimo campionato uruguaiano. Il club non aveva una grande disponibilità economica, bisognava fare parecchi sacrifici ed essere forti sul piano mentale, io e gli altri ragazzi più giovani eravamo spinti dalla voglia emergere e costruirci un futuro importante nel calcio. Sono rimasto un paio d’anni, poi la Ternana mi ha acquistato e da lì per me è cambiato tutto, in particolare le ultime due stagioni sono state veramente positive e mi hanno consentito di arrivare in Serie A».

Insieme a te Avenatti, gigante sfortunato che ha da poco ritrovato il sorriso: a che punto è il recupero di Felipe? «Ora sta bene, si allena un po’ insieme a noi e un po’ a parte. Deve ritrovarsi sul piano fisico e riprendere contatto col pallone, ma il peggio è finalmente alle spalle e conoscendolo bene so che ce la metterà tutta per tornare disponibile al più presto. Chissà, magari potrebbe essere proprio Felipe il primo rinforzo per gennaio».

C’è una ragione particolare dietro alla tua scelta di indossare il numero 21? «Mi sarebbe piaciuto avere il 7 ma anche Bruno (Petkovic, ndr) lo voleva, ed essendo qui da prima di me mi è sembrato giusto lasciarglielo. Fra i numeri rimasti liberi il 21 era semplicemente quello che mi stuzzicava di più, così l’ho preso».

In campo stiamo imparando a conoscerti, al di fuori che tipo sei? «Così come mi vedi, un ragazzo piuttosto timido e riservato, per me anche un’intervista è una prova difficile (ride, ndr). Amo il mio lavoro e la mia famiglia, sono sposato con Katherine da otto anni e abbiamo un bambino di tre, Gianluca. Il tempo libero lo trascorro con loro, a volte usciamo ma più spesso preferiamo restare a casa tranquilli».

Il tuo cognome tradisce chiare origini italiane, giusto? «Proprio così, un mio trisavolo era di Genova».

Andreolo, Fedullo, Puricelli, Sansone… Da queste parti hai avuto dei predecessori a dir poco illustri, lo sai? «Sì, ho letto alcune cose su di loro, grandi campioni che hanno scritto la storia del club. La scorsa estate avevo varie richieste, e fra i motivi che hanno spinto me e il mio procuratore a scegliere Bologna c’era anche il fatto che qui tanti uruguaiani si sono trovati bene e hanno fatto grandi cose. Tutto ciò mi riempie d’orgoglio e mi emoziona ogni volta che indosso la maglia rossoblù, nel mio piccolo spero con tutto il cuore di poter allungare questa tradizione incredibilmente positiva».

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