Rassegna stampa 27/05/2018

Gazzoni: “Quando penso che ho portato Baggio a Bologna gonfio il petto”

Giuseppe Gazzoni Frascara non è solamente l’uomo che ha portato a Bologna grandissimi campioni come Roberto Baggio, Beppe Signori, Kennet Andersson, Igor Kolyvanov, Julio Ricardo Cruz, Gianluca Pagliuca e molti altri, ma anche e soprattutto colui che ha ridato nuova vita al club dopo il rovinoso fallimento del 1993. I prestigiosi piazzamenti in Serie A e le esaltanti cavalcate in Coppa UEFA e Coppa Italia di fine anni Novanta hanno radici che affondano in un terreno fatto di tenacia e programmazione, ma anche di sofferenza e pazienza, con due anni di fila trascorsi nell’inferno della C1 e un campionato di B vinto dopo un’emozionante rimonta nelle ultime sei giornate. Gazzoni, che con grande forza e dignità è riuscito a rialzarsi dopo i soprusi subiti nel periodo di Calciopoli e l’amara retrocessione del 2005, è stato nominato presidente onorario della società rossoblù il 19 dicembre 2014, per espressa volontà di Joe Tacopina. Oggi lo abbiamo intervistato per parlare, ovviamente, del suo amato Bologna, tra ricordi indelebili, considerazioni sul presente e speranze per il futuro.

Presidente Gazzoni, se ti nomino Claudio Lotito qual è il tuo primo pensiero? «Che è un cattivo latinista».

Solo questo? «Ma guarda, con me alla fine della storia è stato anche corretto. Tant’è vero che gli ho ceduto quasi gratis Tare».

Che forse è più bravo da direttore generale che da calciatore… «Sembrerebbe di sì, ha portato alla Lazio tanti giovani bravi. L’ho vista giocare contro la Roma e ha fatto una grandissima partita. Chapeau. Se la prestazione sarà la stessa anche a Bologna, la vedo dura. Speriamo che abbiano fatto tanta festa».

Sarai d’accordo che Lotito è uno che sa fare calcio… «Sì certo, due anni fa è stato premiato per come si gestisce una società ed è come se avesse vinto una medaglia d’oro sul Grappa. I tifosi lo attaccano ma con lui fanno fatica. C’è tutto un discorso da fare».

Quale discorso? «I tifosi della Lazio sono diversi, se non gli vai incontro ci vai allo scontro. E Lotito se ne è strafregato, non ha avuto paura di niente e di nessuno e ci è andato allo scontro. Come è giusto che sia».

Ma andare contro i tifosi non è sempre costruttivo… «Dipende dai tifosi. Quei tifosi là sono difficili».

Ti ricordi quando Lotito riuscì a salvare la Lazio dal fallimento e tu andasti su tutte le furie? «Mi arrabbiai, ma a distanza di tempo posso dire che tirò fuori un procedimento che poteva tirare fuori. Ha fatto applicare la legge della rateizzazione in 32 anni dell’IVA, fu un colpo di genio. Ora non si può più, ma allora si salvò e inguaiò anche noi».

Bravo lui… «Bravo lui, perché poi è anche attento alle spese. La Lazio è la dimostrazione di come si possa fare calcio importante senza spendere cifre folli. Poi va detto che gli è andata anche bene…».

Perché? «Aveva già preso Bielsa che alla fine gli ha voltato le spalle, a quel punto ha confermato Simone Inzaghi e guarda cosa sta facendo. Parlando con lui avevo capito che era un ragazzo con le idee chiare».

Come, parlando con lui? Quando lo hai conosciuto? «All’Isokinetic, anche lui si stava curando da un infortunio. Giocava ancora. È un ragazzo serio, che ha grande voglia di arrivare. Era molto simpatico, anche alle femmine, per ora è di sicuro più bravo di Pippo».

E sta facendo meglio di Donadoni… «Certo, ma ha anche un’altra squadra. E noi dove abbiamo Keita, dove abbiamo Felipe Anderson? Per quello che è lo spessore del Bologna mi sembra che Donadoni stia facendo bene».

Forse da come il Bologna è partito era lecito attendersi qualcosa di più a questo punto. «Sì e no, no e sì, è un campionato strano, tra l’incudine del costo dei top player e il martello delle squadre materasso, non voglio esagerare, ma mi sembra che si giochino tante amichevoli».

Questo è vero, ma ti sembra che i giovani stiano crescendo? «C’è chi ci mette di più, c’è chi ci mette meno, ma quando punti sui giovani devi avere la pazienza di aspettarli. È chiaro che questo Bologna ha connotati diversi dai miei Bologna, ma ora la realtà è diversa, ora un Cruz faresti fatica a portarlo, ora un Baggio non lo porteresti».

Certo che tirando fuori quei cognomi fai crescere il rimpianto. «Ci siamo divertiti. O meglio, vi ho fatto divertire, perché io ci ho rimesso tanti soldi. Ma quando penso che ho portato Baggio a Bologna, non lo scrivere, gonfio il petto. E pensa cosa fece Ulli quell’anno».

Continui a chiamarlo Ulli. «Per me è rimasto Ulli. Con lui ho sempre avuto un rapporto meraviglioso, solo l’anno di Baggio è stata dura. Penso a quanti accidenti mi avrà mandato, ma aveva paura che Baggino sciupasse il giocattolo che aveva costruito. Ho sentito che ora il suo voto deciderà il nuovo presidente federale. Non è che sia diventato più politico rispetto ad allora?».

Sì, probabilmente hai ragione… «Renzo è una persona intelligente che sa stare al suo posto. Se col suo voto deciderà le sorti di una Federazione, vuol dire che è un uomo di spessore».

Torniamo a Donadoni: una parte di Bologna lo sta criticando per questo campionato senza luci dei rossoblù, qual è la tua idea? «Non dimentico come giocava il Bologna prima, io penso che sia l’uomo giusto anche per il futuro. Saputo cosa dice?».

Che è orgoglioso di avere Donadoni e che andrà avanti con lui… «Allora Saputo la pensa come la penso io».

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