Helander:

Helander: “Il mio sogno è quello che sto vivendo adesso, con la maglia del Bologna. Se Verdi va avanti così può giocare anche nel Brasile”

Prima di lui, al centro della difesa rossoblù, solo due svedesi: Teddy Lucic e Mikael Antonsson. Il primo non ha lasciato traccia, il secondo si è fatto valere ma ha salutato la squadra in Serie B. Ad interrompere questa tradizione non troppo fortunata ci prova ora Filip Helander, arrivato in punta di piedi dal Verona nell’agosto 2016 ma capace poi di muovere passi importanti, fino alla conquista di una maglia da titolare. Decisamente tormentata la sua prima stagione nel Bologna, ma tra un infortunio e l’altro il ragazzone classe 1993 di Malmö, campione d’Europa con l’Under 21 nel 2015, riesce comunque a mettersi in luce, segnando anche un gol fondamentale all’Olimpico contro la Lazio. Le buone sensazioni trovano conferma all’inizio di questo campionato, quando Filip viene chiamato a sostituire Maietta durante il match di Benevento e da quel momento non esce più dal campo. Solidità, personalità, intelligenza e un innato senso del dovere, Roberto Donadoni sembra aver trovato in Helander l’uomo giusto per puntellare la sua retroguardia. Lui sorride, andando oltre la proverbiale freddezza scandinava, senza però montarsi la testa, già proiettata alla sfida di domenica pomeriggio con il Sassuolo.

Filip, il Bologna è reduce dall’1-1 contro l’Inter: che sensazioni vi ha lasciato quella partita? «Nello spogliatoio c’era grande amarezza per il risultato finale, ma anche la consapevolezza di aver disputato una fra le migliori partite degli ultimi anni. Probabilmente la migliore da quando sono arrivato qui».

Nelle ultime tre giornate avete giocato meglio del Napoli e dell’Inter e alla pari della Fiorentina: all’interno del gruppo c’è la consapevolezza di poter fare un campionato nettamente migliore di quello dello scorso anno? «Sì, siamo chiamati a questo ed è l’obiettivo che ci siamo posti. La squadra è buona e quindi ci possiamo riuscire, dobbiamo solo crederci e non regalare punti come accaduto l’anno passato, specialmente nei finali di gara».

Una grande prova a Benevento entrando dalla panchina, poi tre ottime prestazioni da titolare contro avversari di spessore: adesso Helander è un punto fermo di questa squadra. «Penso di aver fatto bene, mi sono fatto trovare pronto, ma so benissimo che qui ci sono altri ottimi difensori e non sarà semplice guadagnarsi il posto ogni domenica. La mia voglia di giocare è forte, ma anche la concorrenza non scherza».

Nella passata stagione l’arrivo a fine mercato, diversi infortuni e poca continuità, quest’anno tutta la preparazione con il Bologna e un inizio promettente: come stai fisicamente e quanto ti senti cresciuto anche a livello mentale rispetto a qualche mese fa? «Fisicamente sto molto meglio, la differenza principale è proprio quella, dal ritiro in avanti sono sempre riuscito ad allenarmi con continuità, cosa che l’anno scorso non ero riuscito a fare. Non è semplice entrare in ritmo e mantenere una buona condizione quando sei spesso costretto a fermarti per un fastidio o un infortunio, e questo incide molto anche sul piano mentale, ora gioco con più serenità perché so di potermi esprimere al massimo».

Quanto sono stati importanti gli insegnamenti e i consigli di Donadoni e del suo staff per la tua crescita? «L’ascolto e la predisposizione all’apprendimento sono fondamentali per migliorare, io cerco sempre di prestare grande attenzione ai consigli del mister e dei suoi collaboratori. Certo, alcune cose le assimilo subito mentre per altre mi occorre più tempo, ma fin qui i loro insegnamenti mi sono stati di grande aiuto, soprattutto sul piano tattico».

In questo avvio di campionato hai giocato al fianco prima di De Maio, poi di Maietta e infine di Gonzalez: come ti trovi con loro? «Sono tutti difensori forti ed esperti, mi sento a mio agio con ognuno di loro. Maietta lo conoscevo bene già dall’anno scorso, De Maio e Gonzalez si stanno inserendo nel migliore dei modi, a livello di centrali siamo un buon mix. Ma è tutta la squadra che facilita il nostro lavoro, se il centrocampo fa schermo come martedì sera contro l’Inter e anche gli attaccanti si sacrificano in quella maniera, noi là dietro non andiamo mai in affanno».

Quali sono i tuoi punti di forza e quali gli aspetti che pensi di dover migliorare? «Sono bravo di testa, vista anche la mia altezza, me la cavo bene in marcatura, ho un buon tempismo nei tackle e tengo la posizione con ordine. Devo però migliorare molto tecnicamente, non avere timore di sganciarmi palla al piede e far ripartire l’azione. E poi devo parlare di più, farmi sentire, essere più autoritario, ma penso che imparando sempre meglio l’italiano riuscirò a colmare anche questa lacuna».

Di recente ti sei trovato a fronteggiare grandi centravanti come Mertens, Simeone e Icardi, tutti con caratteristiche diverse: quale di loro ti ha reso la vita più difficile? «Mertens e Icardi sono qualche gradino sopra rispetto a Simeone, in generale parliamo comunque di tre attaccanti davvero forti. Se devo fare un nome dico Mertens, quando parte e ti punta non è per nulla facile da fermare».

Come ti trovi in città? Hai avuto modo di visitare e vivere il centro storico? «A Bologna sto veramente bene, è una città bellissima e a misura d’uomo, non troppo grande ma con ogni tipo di comfort. Io abito in zona Giardini Margherita ma mi capita spesso di girare per il centro, la cosa che mi fa più piacere è l’affetto e la gentilezza dei tifosi rossoblù, sono davvero speciali».

Con la Svezia siete ancora in corsa per la qualificazione diretta al prossimo Mondiale, ma in caso di playoff potreste trovare sulla vostra strada proprio l’Italia… «Noi proveremo a vincerle tutte, a cominciare dalla prossima contro il Lussemburgo a Stoccolma, sperando in un altro passo falso della Francia e facendo comunque attenzione al ritorno dell’Olanda. Se per andare in Russia ci toccherà passare dagli spareggi lo faremo, consapevoli di avere tutte le carte in regola per qualificarci, indipendentemente da chi ci troveremo di fronte».

A proposito di Nazionale, pensi che questo super Verdi meriti di entrare stabilmente nel gruppo azzurro? «Nel suo stesso ruolo ci sono tanti altri giocatori forti, come ad esempio Insigne, Bernardeschi e Berardi, ma se Simone continua così può giocare anche nel Brasile. Lui è uno che fa la differenza per davvero».

Baggio, Signori e Di Vaio, certo, ma tanti giovani tifosi del Bologna sono cresciuti anche con il mito di Kennet Andersson: lo hai mai conosciuto di persona? «Sì, ed è successo proprio qui a Casteldebole lo scorso novembre, quando Kennet ci è venuto a trovare e ha poi assistito al match con l’Atalanta. Quando lui giocava nel Bologna io ero molto piccolo ma ho visto diversi video, e comunque per capire la sua grandezza mi basta leggere i suoi numeri o ascoltare chi lo ha vissuto in quegli anni, Andersson ha fatto la storia del calcio svedese e anche di questo club».

E il tuo mito, fin dai primi passi nelle giovanili del Kvarnby, dell’Husie e poi del Malmö, chi era? «Senza dubbio Zlatan Ibrahimovic, peraltro mio conterraneo essendo entrambi proprio di Malmö. Un fenomeno assoluto, è stato un onore aver condiviso la Nazionale con lui, anche se solo per poche partite».

Parlando invece di difensori, fra i top player ce n’è uno a cui ti ispiri? «Non ho un modello di riferimento in particolare, osservo con grande attenzione i migliori centrali in circolazione e da ognuno di essi provo a carpire qualcosa».

Il sogno nel cassetto? «Sono un ragazzo e un calciatore che preferisce restare concentrato sul presente, pensare all’oggi e quasi mai al domani. Il mio sogno è quello che sto vivendo adesso, indossando la maglia del Bologna, sono già concentrato sulla partita di domenica a Reggio Emilia. Però sì, se devo dirla tutta, il Mondiale vorrei tanto giocarlo…».

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