Katia Serra:

Katia Serra: “Il Bologna ha ampi margini di miglioramento, fondamentale dare ascolto a Donadoni”

Una netta affermazione in Coppa Italia, 4-0 contro l’Hellas Verona, per rialzare la testa e ritrovare entusiasmo in vista dell’insidiosa trasferta di Udine. Il ritorno in campo e al gol di Mounier e Di Francesco. La buona prova di Krafth, Oikonomou e Pulgar. La possibilità di mettere un po’ di pepe su una stagione fin qui abbastanza piatta. Di questo e di molto altro ne abbiamo parlato con la bolognese Katia Serra, ex centrocampista della Nazionale, attuale responsabile del Settore Calcio Femminile A.I.C., direttore sportivo e voce tecnica di Rai Sport, che proprio ieri sera ha commentato in diretta dallo stadio Dall’Ara il match della squadra di Roberto Donadoni.

Katia, iniziamo dalla tua analisi del match di ieri: 4-0 per il Bologna alla fine, ma l’inizio dei rossoblù faceva presagire un finale diverso. «Il Verona è partito in modo molto aggressivo ma nello stesso tempo compatto, con una linea difensiva alta, tenendo bene il campo. Il Bologna, viceversa, era piuttosto fermo e prevedibile, troppo schiacciato dietro, spesso in ritardo, con le scalate a centrocampo su Valoti, Bessa e Maresca che non funzionavano a dovere. In quel momento è stato decisivo il lavoro sporco di Donsah, che ha iniziato ad andare a prendere Maresca in avvio di azione, limitando il giro palla degli avversari. Una volta arrivati i primi due gol, la differenza tra le due squadre è venuta fuori, e lì i rossoblù mi sono piaciuti perché non si sono seduti, hanno continuato a fare la partita fino alla fine, senza mai rallentare, legittimando ampiamente la vittoria».

Passivo troppo severo per gli ospiti, merito però di un Bologna concentrato e cinico. «I ragazzi di Pecchia sono stati anche sfortunati, perché se fosse entrato il palo di Ganz la partita si sarebbe incanalata in modo diverso, invece all’intervallo si sono ritrovati sotto 2-0 e ovviamente è subentrato anche un po’ di sconforto. Comunque sì, un Bologna cinico proprio come quello visto contro il Palermo due domeniche fa, piuttosto diverso da quello di inizio stagione, che costruiva molto e finalizzava poco. A mio avviso questa è una dote importante, il gioco può e deve migliorare ma la freddezza nei momenti decisivi indica una crescita notevole sul piano mentale».

Nessun gol per Destro, autore però di un assist e di un’ottima prova: cosa gli manca per effettuare il fatidico salto di qualità, quello che ad esempio Belotti e Immobile stanno facendo proprio adesso? «Destro ha grandissime potenzialità, e forse nemmeno lui ne è ancora pienamente consapevole. Credo che il suo difetto principale sia quello che ogni tanto vuole vincere le partite da solo, cosa che ad esempio ieri sera non ha fatto, giocando per la squadra e con la squadra. In un calcio organizzato come quello di oggi è fondamentale che anche i giocatori sopra la media si mettano al servizio dei compagni, e quando lui lo fa diventa sempre un fattore determinante. Ritengo Destro un attaccante molto intelligente, deve solo cercare di tenere sempre accesa questa luce, questa concentrazione, questa capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, senza cadere mai nella pigrizia. Il suo salto di qualità, se i problemi fisici gli danno tregua, sta tutto qui, per il resto ha poco da invidiare agli altri attaccanti di prima fascia del nostro campionato».

Fra gli altri, chi ti è piaciuto di più? «Pulgar fin qui non mi ha mai convinto a pieno, ieri sera però mi è piaciuto, è stato il più continuo, è sempre rimasto nel vivo del gioco e ha contribuito in modo decisivo ai primi due gol. Bene anche Gastaldello, ma francamente da un difensore del suo livello lui mi aspetto prestazioni del genere ogni domenica in campionato, spero che il suo periodo di appannamento sia ormai alle spalle. E poi Mounier, che si è ripresentato con una doppietta, tanta vivacità e tanti movimenti interessanti all’interno del tridente offensivo, un gran bel biglietto da visita».

Il Bologna vale il quattordicesimo posto attuale o qualcosa di più, considerando anche i tanti infortuni e diverse decisioni arbitrali rivedibili? «Credo che la classifica attuale rispecchi all’incirca il valore dei rossoblù, la salvezza è ampiamente alla portata e forse la squadra riuscirà a scalare un altro paio di posizioni, non di più, ma tra arrivare dodicesimi o quattordicesimi cambia poco. In generale penso che manchi un po’ di fisicità, soprattutto in mezzo, e che per completare al meglio l’organico ci sia bisogno anche di un altro centrale difensivo forte e di un altro attaccante».

Per la salvezza possiamo già dire che sarà una lotta tra le ultime quattro, nonostante il recente monito del d.s. Riccardo Bigon? «Empoli, Pescara, Crotone e Palermo stanno facendo una fatica incredibile, anche se azzardare un pronostico con una sessione di mercato ormai alle porte è difficile. Prendiamo gli abruzzesi, ad esempio, in estate hanno puntato forte su Manaj, che si è comportato male e ora viene utilizzato col contagocce, e su Bahebeck, sempre infortunato, quindi basta veramente poco per indirizzare una stagione in un senso nell’altro. Le ultime quattro penso resteranno quelle, poi per la salvezza sarà questione di dettagli. Per informazioni rivolgersi al Palermo, che lo scorso anno sembrava spacciato ed è stato rimesso in gioco dai due rigori falliti da Mbakogu in Carpi-Lazio alla penultima giornata».

Con un magnate come Joey Saputo alla guida del club viene spontaneo sognare in grande, ma il patron e i dirigenti hanno sempre parlato di una crescita graduale, basata soprattutto sui giovani: pensi sia una strada percorribile, nel calcio del ‘tutto e subito’? «Sì, il progetto deve proprio essere quello di migliorare grazie ai giovani già presenti in rosa. Masina, ad esempio, se non arriverà in Nazionale dovrà fare mea culpa, perché è un ragazzo che ha davvero tutto per tagliare quel traguardo e affermarsi ad alti livelli. Lo stesso Verdi, che purtroppo si è infortunato seriamente proprio sul più bello, se riprenderà a giocare in quel modo è un altro talento destinato alla maglia azzurra. Oltre a loro ci sono anche altri elementi che con un campionato in più sulle spalle potranno iniziare a fare la differenza in modo più continuo. In questo gruppo vedo degli ampi margini di miglioramento, l’importante è che il Bologna giochi sempre di squadra, nel vero senso della parola, perché di giocatori capaci di vincere le partite da soli al momento non ce ne sono. Il Bologna deve innanzitutto crescere come collettivo, poi sono sicura che le individualità un po’ alla volta verranno fuori».

Da questo punto di vista sarà fondamentale, ovviamente, anche il lavoro di Donadoni: che opinione hai di lui? «Donadoni mi piace molto, innanzitutto per l’equilibrio che riesce a trasmettere alla squadra, soprattutto nei momenti di difficoltà. E poi perché vedo che dietro al Bologna c’è un progetto tecnico preciso, la squadra va sempre in cerca del risultato attraverso il gioco, la prestazione, a volte ci riesce e a volte no ma ci prova in ogni partita. Merito appunto del mister e del suo staff, perché penso che un allenatore può diventare grande solo se ha grandi collaboratori al suo fianco. In generale lo vedo proprio adatto per la piazza di Bologna, oltre alle sue capacità da allenatore anche la sua esperienza da straordinario calciatore può essere di aiuto per far crescere il progetto del club. Un uomo di calcio come lui va sempre ascoltato con attenzione, perché può consentire anche alla società di compiere i giusti passi nel prossimo futuro».

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