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Kolyvanov:

Kolyvanov: “Spero che Saputo regali al Bologna almeno quello che gli ha regalato Gazzoni”

Con la maglia del Bologna 111 presenze e 34 gol fra Serie A, Coppa Italia, Intertoto e Coppa UEFA, tutti bellissimi. Sinceramente, qualcuno ricorda un gol brutto segnato da Igor Kolyvanov? Impossibile, perché i piedi di questo ragazzo russo dal ciuffo biondo e dalle guance paffute cantavano. Destro o sinistro, nessuna differenza. E chi adesso paragona a lui Simone Verdi fa un complimento pazzesco al fantasista di scuola Milan. Punizioni, rigori, botte dalla lunga distanza, tiri a giro, avversari saltati come birilli e una marea di assist. Un po’ discontinuo, sì, piuttosto fragile fisicamente, vero, ma quando era in giornata sapeva regalare al pubblico giocate da fuoriclasse assoluto. Nel cuore dei tifosi rossoblù c’è da sempre un posto speciale per Igor, che allo stesso modo considera Bologna e la sua gente una parte di sé. Nel 2002, subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Kolyvanov ha iniziato ad allenare, e anche in questo ruolo sembra che il talento non gli manchi. Ce lo ha raccontato proprio lui, poco prima di scendere sul campo per dirigere la seduta pomeridiana della Torpedo Mosca. [Simone Minghinelli]

Igor, anche in Russia è dura la vita dell’allenatore? «È dura sai, ma quando vinci è anche bella».

Quando vinci… «Sì, perché quando perdi ti mandano via come in Italia».

È successo anche a te? «È successo ma ho anche vinto, ad esempio gli Europei con l’Under 17. Poi ho allenato l’Under 21 della Russia, poi quattro anni l’Ufa».

E ora chi alleni? «Ho preso la Torpedo Mosca, è una società molto famosa».

Ma ora è in Serie C? «In Serie C, è vero, ma per tutta Mosca è sempre la Torpedo. Voglio riportarla in alto, nel massimo campionato».

Dove quest’anno ha vinto lo Spartak di Carrera. «E dove prima aveva vinto Spalletti con lo Zenit».

Gli allenatori italiani sanno essere protagonisti anche in Russia. «Sono i più bravi del mondo, perché conoscono meglio di chiunque altro la tattica e la fanno applicare ai giocatori».

Ma per i russi non è faticoso ascoltare sempre un allenatore italiano che parla di tattica? «No, il giocatore russo è come tutti gli altri, quando si accorge che non lo prendi in giro, che gli insegni a stare campo e soprattutto che gli permetti di vincere, ti ascolta sempre».

E tu che allenatore sei? «Un allenatore che pensa a vincere senza scoprirsi troppo».

Sembri Ulivieri… «Questo concetto me lo ha insegnato lui, ti ricordi quante volte mi diceva di tornare, di coprire, di marcare il terzino, di rincorrere. A forza di dirmelo mi è rimasto in testa, e ora lo chiedo anche ai miei giocatori. Anche se gioco quasi sempre con quattro uomini d’attacco».

Quattro uomini? Non sono tanti? «No, se tutti danno una mano in fase difensiva. Io gioco con il 4-2-1-3, per certi versi sono più propositivo anche di Zeman».

Riassumendo, sei più Ulivieri o Zeman? «Ho preso un po’ da tutti e due».

Ulivieri potrebbe darti una mano per venire ad allenare in Italia. «Magari, ma in Italia è ancora più dura».

Non abbiamo ancora parlato di Bologna. «Bologna è dentro di me, mi ricordo tutto: i portici, Piazza Maggiore, i ristoranti. Andavo da Ivo, oppure da Emilio quando volevo mangiare il pesce. E poi come si chiama quella pizzeria in alto vicino alla chiesa?».

Ti riferisci a San Luca? «Sì, proprio a San Luca. Andavo spesso lì».

E se ti dico Igor Kolyvanov cosa ti viene in mente? «Lallalallallà».

Te lo ricordi ancora quel coro? «Ce l’ho nella testa, è una delle cose di Bologna che porterò sempre con me. Quasi come i tortellini al vino rosso».

Sono sicuro che i tifosi saranno felici di leggere questa intervista. «Mando un grande bacio a tutti. Anche a voi giornalisti».

Anche a noi giornalisti? È il mondo che si rovescia… «Ma sai, noi eravamo una famiglia, era tutto un altro calcio. I giornalisti allora non erano considerati nemici, a volte erano critici ma mai nemici».

Ti ricordi quella volta che i tifosi ti regalarono una bicicletta? «Certo, me la regalarono quando andai una sera in un club. I tifosi rossoblù mi hanno fatto tanti regali, soprattutto il loro amore, che non mancava mai: era Bologna e mi sembrava di essere a Mosca. E Gazzoni come sta? ».

Sta abbastanza bene. «È stato un grande presidente, e con noi si è sempre dimostrato una grande persona. Spero che Saputo regali al Bologna almeno quello che gli ha regalato Gazzoni. Di Bologna ho tutti ricordi splendidi, tranne due amari che mi porto dentro».

Ti riferisci alla morte di Ingesson e di Buso? «Sì, Ingesson era un compagno meraviglioso, un grande professionista. Buso è quello che mi ha consentito di venire a Bologna, convincendo Ulivieri. E ora salutami tutti che sto per cominciare l’allenamento».

Sarà fatto. Ti aspettiamo a Bologna. «Prima fammi vincere con la Torpedo, poi un salto lo faccio volentieri».

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