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Locatelli:

Locatelli: “Saputo ha dato una speranza concreta al Bologna, ora serve il salto di qualità. Vorrei Guidolin come c.t. azzurro”

Il suo carattere frizzante e il suo animo estroso, il suo mancino vellutato, i suoi dribbling caracollando a destra e a sinistra, il gol alla Juventus e quello al Verona, il prezzo del suo cartellino (ben 20 miliardi di lire, pagati all’Udinese dal presidente Giuseppe Gazzoni), la sua proverbiale discontinuità, un brutto infortunio al ginocchio che gli ha complicato la carriera. Qualunque sia la ragione per cui sotto le Due Torri ci si ricorda di lui, è innegabile che Tomas Locatelli abbia lasciato un segno importante nella storia recente del Bologna, così come il Bologna ha lasciato il segno nel suo cuore. Giocatore e personaggio mai banale, bergamasco come l’Atalanta e come Roberto Donadoni (con cui ha condiviso un anno di Milan), oggi lo abbiamo contattato per una chiacchierata sui temi di casa rossoblù e non solo.

Tomas, il Bologna si salva senza problemi ma lo spettacolo sul campo non è proprio esaltante… «Parlare di spettacolo relativamente alla nostra Serie A è molto difficile in generale, il campionato è modesto e il divertimento è stato sempre meno man mano che i grandi campioni hanno preferito accasarsi all’estero. Non ci sono più i giocatori tecnici di una volta, e non parlo di me ma di quelli forti per davvero (ride, ndr)».

Su questo non ci piove, ma al terzo anno di gestione Saputo ci si aspettava qualcosina in più. «Partiamo da un presupposto di serenità, ovvero una società solida che sta provando a costruire qualcosa di importante. E in tal senso Donadoni mi sembra l’allenatore giusto, perché ha dimostrato di poterci mantenere in A senza alcun rischio o sofferenza. Certo, dopo tre anni sono il primo che spera in un piccolo salto di qualità, vorrei vedere una squadra che osa di più e gioca sempre per vincere, che non si accontenta della semplice salvezza ma punta dritta alla parte sinistra della classifica».

Un po’ come l’Atalanta, insomma… «Nel giro di due anni, grazie al lavoro di Gasperini, l’Atalanta si è trasformata da squadra normale in squadra speciale. Stanno continuando a fare ottime cose in campionato e anche in Europa League ci hanno regalato grandi emozioni, tutti gli italiani in qualche modo si sono appassionati e hanno fatto il tifo per loro».

Domenica questa simpatia andrà trasformata in furore agonistico, altrimenti sarà dura fare punti. «Partita difficile ma giochiamo in casa, e al Dall’Ara è ora di cambiare marcia una volta per tutte. Mi ricollego al discorso fatto prima, al di là del valore degli avversari mi piacerebbe vedere un Bologna non sfrontato ma senza dubbio più coraggioso e aggressivo».

È bello sentirti usare la prima persona plurale quando parli del Bologna. «Sì, mi viene spontaneo perché il Bologna è la squadra che in assoluto mi sta più a cuore, la seguo sempre. Poi a Bologna ci vivo anche, e sto una meraviglia».

Gomez, Ilicic o Verdi: chi prendi? «Chiunque dei tre scelga, casco in piedi. Gomez quest’anno è leggermente calato, ma era prevedibile dopo aver giocato una stagione stratosferica. Ilicic ha classe e una grande visione di gioco, Verdi rappresenta il presente ma anche il futuro del calcio italiano: se continua così è destinato ad arrivare in alto».

Infortuni permettendo. «Speriamo che la sfortuna sia finita e che il Bologna possa goderselo a pieno, quando è uscito dal campo a Napoli mi sono mangiato le mani. È stato un vero peccato non vederlo all’opera in quella partita, dopo tutto quello che era successo nei giorni precedenti».

Anche su di te, come ora su Verdi, c’erano grandi aspettative: hai qualche rimpianto per come sono andate le cose? «Rimpianti no perché nella vita ho fatto quello che mi piaceva, il calciatore. Altri milioni di persone avrebbero voluto essere al mio posto, quindi devo solo ringraziare. Certo, da quando mi sono rotto il crociato a Bologna non sono più riuscito ad esprimermi al 100%, perché quella tipologia di infortunio ti impedisce di essere quello che eri prima e ti porta poi ad avere diverse noie muscolari. Comunque non voglio cercare scusanti, è anche colpa mia se non sono riuscito a fare quello che in tanti si aspettavano, compreso il sottoscritto. Però non me ne pento, me la sono goduta fino in fondo».

Il momento più bello sotto le Due Torri? «In rossoblù ho vissuto tanti momenti belli ma il gol segnato alla Juventus rimane il punto più alto, per importanza e bellezza della giocata. Anche se poi passò tutto in secondo piano rispetto al famoso sfogo di Guidolin».

A proposito di Guidolin, pensi che lo rivedremo sulla panchina di un club? «Lui adora il suo lavoro, ama stare sul campo insieme ai giocatori ed è un grandissimo allenatore, quindi tutto è possibile. Credo però che al momento il suo sogno sia quello di guidare la Nazionale, o quantomeno di confrontarsi con quel tipo di incarico, anche all’estero. Personalmente sarei molto contento se diventasse il nostro c.t., perché conosco il suo valore e so quello che potrebbe dare».

Il dramma di Davide Astori ci ha riportato alla mente quello di Niccolò Galli, che tu hai vissuto in prima persona. Stavolta il calcio si è fermato, cosa che non accadde in quel maledetto febbraio del 2001. «La scomparsa improvvisa di un giovane è qualcosa che ti tocca nel profondo e che non riesci ad accettare, a maggior ragione se è un tuo compagno di squadra. Io ci sono passato con Nico e domenica scorsa mi sono immedesimato nei calciatori della Fiorentina, farli scendere in campo era improponibile perché dopo una tragedia del genere il cuore è a pezzi e la testa non connette. Mi fa piacere che stavolta il calcio italiano abbia deciso di fermarsi del tutto, rispettando il dolore di tanti ragazzi e dimostrando un po’ di umanità».

Tornando su temi molto più leggeri, riuscirà Saputo ad eguagliare il primo Gazzoni? «È la speranza di tutti ma è una speranza reale, concreta, perché stavolta le basi solide ci sono. E poi la Serie A di oggi non è più quella di qualche anno fa, il livello si è abbassato parecchio. Emulare quel tipo di percorso non è impossibile e credo fortemente che col tempo il Bologna di Saputo possa riuscirci. Ecco, magari senza aspettare altri dieci anni, altrimenti i tifosi diventano vecchi (ride, ndr)».

Per caratteristiche e movenze, chi è il nuovo Locatelli? «Mah, per le movenze è quasi impossibile trovarne uno simile, quando partivo palla al piede sembrava che cascassi ogni volta (ride, ndr)».

Però andavano per terra anche i difensori… «In effetti sì, con qualche finta cascavano anche loro e riuscivo a saltarli».

Oggi cosa combini? «Ho una scuola calcio ad Arezzo, l’ho messa su circa dieci anni fa quando giocavo nel Siena, è ben avviata e conta più di cinquecento iscritti. Quindi sono rimasto in questo mondo ma nella sua dimensione più pulita, quella del gioco e del divertimento, per aiutare i bambini e i ragazzi a crescere attraverso lo sport. Perché si sa, quando poi si inizia a parlare di professionismo e spuntano i soldi, tutto degenera e diventa molto meno affascinante».

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