Maietta:

Maietta: “Il Bologna è la squadra del mio cuore. Serve pazienza, ma grazie a Saputo il club tornerà in alto”

Impegno, serietà, grinta, coraggio, attaccamento alla maglia. Sono solo alcuni dei valori che contraddistinguono Domenico Maietta, per tutti ‘Mimmo’, persona splendida e difensore troppo spesso sottovalutato. Non a Bologna, dove è arrivato nel 2014 e si è subito eretto a colonna portante della squadra, entrando nel cuore dei tifosi a suon di grandi prestazioni. Dalla Serie B senza un futuro fino al rilancio del club sotto la gestione di Joey Saputo, sempre con la stessa voglia e lo stesso amore per i colori rossoblù, quattro anni intensi che hanno forgiato un legame speciale. Maietta sotto le Due Torri può essere raccontato attraverso 96 presenze da leader e trascinatore, ma anche e soprattutto con l’immagine di una mano sul cuore sotto la Curva Andrea Costa, dopo ogni partita. Domenica non scenderà in campo a Crotone, nella sua Calabria, perché il presente racconta di una nuova avventura in quel di Empoli, dove ci ha messo poco per farsi apprezzare. Mimmo, però, sarà sempre uno di noi.

Mimmo, guardando la classifica e il tuo rendimento, mica male questi primi due mesi a Empoli… «Sì, stiamo facendo bene e sono davvero contento, anche sul piano personale. Se la squadra è reduce da diciannove risultati utili di fila un motivo c’è, ma per scaramanzia preferisco non dire niente…».

Però il Frosinone è lontano otto punto e il Palermo nove… «In questo momento non ci pensiamo proprio, cullarsi sul vantaggio accumulato sarebbe l’errore più grande che potremmo fare. Meglio restare concentrati sulla prossima partita, magari la classifica la guarderemo dopo Frosinone, fra quattro giornate».

Intanto domani vi attende lo Spezia, match delicato su un campo ostico. «Sì, soprattutto in casa lo Spezia è un avversario fastidioso, in avanti ha grandi giocatori e per portare via un risultato positivo servirà la massima concentrazione. Siamo la capolista ma dovremo avere la classica mentalità da provinciale: umiltà, compattezza e cattiveria agonistica. Abbiamo diversi indisponibili ma sono comunque fiducioso, la nostra rosa è competitiva e chiunque viene chiamato in causa può fare bene».

Come va con mister Andreazzoli e con i nuovi compagni? «Ho trovato un bel clima e un gruppo molto unito, sia i ragazzi che l’allenatore mi hanno aiutato ad ambientarmi rapidamente. Sento la fiducia di tutti e cerco di dare sempre il massimo per ripagarla».

Coloriamo questa chiacchierata di rossoblù: cosa ha rappresentato Bologna per Maietta, uomo e calciatore? «Tanto, tantissimo. A Bologna non sono legato, di più. I ricordi sono infiniti: dal giorno del mio arrivo, quando non c’era nemmeno una società, fino alla vittoria 3-0 in dieci uomini contro la Sampdoria lo scorso novembre. E poi ovviamente la finale playoff del 9 giugno 2015, il successo in casa del Milan, il mio doppio passo al Dall’Ara nella partita col Chievo (ride, ndr), un sacco di battaglie per onorare la maglia. A Bologna è anche nato mio figlio, il mio legame con la città e i tifosi durerà per sempre».

Il pubblico del Dall’Ara ti ha sempre visto come un guerriero e ti ha amato moltissimo, ma penso che tu lo sappia… «È un orgoglio enorme, ed è proprio quell’affetto che tante volte mi ha dato la forza di gettare il cuore oltre l’ostacolo, anche quando non stavo benissimo. Adesso posso dirlo, in alcune occasioni ho giocato con un’infiltrazione per dare una mano ai miei compagni e ricambiare la stima della gente, non mi sono mai tirato indietro. Dopo ogni sconfitta stavo male, perché Bologna mi ha trasmesso la sua passione, me l’ha fatta toccare con mano, e non accettavo di aver dato un dispiacere ai tifosi».

Domenica c’è Crotone-Bologna, non una sfida qualsiasi per te: cosa provi e che partita ti aspetti? «La squadra della mia terra, dove ho giocato quasi quattro anni, contro la squadra del mio cuore. Prevedo una partita molto combattuta in un ambiente caldissimo, perché per il Crotone saranno tutte finali da qui a maggio, ma sono sicuro che il Bologna non si farà mettere sotto. Al solo pensiero inizio già a provare sensazioni fortissime che non riesco a descrivere, dico solo che sarà dura seguire il match in maniera distaccata».

Dove vedi il Bologna di Saputo da qui a qualche anno? «Mi auguro che la società riesca a fare quel salto di qualità che merita. Ho avuto modo di conoscere bene il presidente, è una bellissima persona e ha già fatto tanto per il club e per la città. So per certo che le sue ambizioni sono molto elevate, ma è anche vero che il progetto di crescita è graduale e bisogna avere pazienza. I suoi sforzi economici, però, sono sotto gli occhi di tutti, e credo che un passo alla volta rivedremo il Bologna sempre più in alto».

Un giorno ti rivedremo a Casteldebole, magari da dirigente? «Non si sa, fino a poco tempo fa neanche immaginavo che sarei andato via. Meglio vivere giorno per giorno, però sarebbe bello…».

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