Maifredi, 'Non fa piacere vedere il Bologna in quella zona anonima. Sembra ci si accontenti della salvezza, devono cambiare gli orizzonti societari'

Maifredi: “Se Destro saprà essere felice, diventerà più forte di Belotti. Ora ha tanta fame in meno”

Bologna gli riporta alla mente momenti di gioia, emozioni fortissime che raccontano di un’esaltante promozione in A nel 1987 e di un ottimo biennio nella massima serie, culminato nella qualificazione alla Coppa UEFA. L’arrivederci per l’occasione della vita con la Juventus, poi il ritorno sotto le Due Torri l’anno seguente e un esonero doloroso. Una parte importante del suo cuore è rimasta tinta di rossoblù, e domenica pomeriggio Gigi Maifredi era al Dall’Ara per assistere alla partita contro l’Empoli, di cui abbiamo parlato in esclusiva per ZO.

Gigi, che effetto ti ha fatto vedere il Bologna? «Personalmente mi ha creato di nuovo una grande emozione, tutte le volte che vengo a Bologna mi emoziono, perché Bologna fa parte della mia vita. Mi emoziona la gente, mi emoziona lo stadio, mi emozionano la curva e quei colori, la canzoncina iniziale, quando sono in quello stadio vorrei che la partita durasse quattro ore».

Come, nonostante quel primo tempo? «Questa è un’altra storia, poi dopo l’emozione ho visto la partita e il Bologna il primo tempo lo ha regalato all’Empoli. Solo nel secondo ha giocato per vincere, con l’aggressività giusta, con la convinzione giusta. Se avesse giocato anche il primo tempo come ha giocato il secondo il risultato sarebbe stato diverso».

Se il tuo era il Bologna champagne, quello contro l’Empoli che Bologna è stato? «No no no, lascia perdere, il mio Bologna fa parte di un passato remoto, è inutile ricordarlo, il Bologna di oggi sta cercando di rimettersi nelle condizioni di diventare una grande squadra».

Un pensiero che per ora sembra molto lontano, lo ammetterai… «Roma non è stata costruita in un giorno e questo discorso vale anche per Bologna. Ha un grande presidente, ha una grande città, ha un grande pubblico, ha anche un buon allenatore e allora senza portargli rogna credo che per quest’anno dovrà salvare la Serie A. E penso che possa farlo senza tanti problemi, se non sarà attanagliato dalla paura».

Perché tu ieri hai visto un Bologna impaurito? «Nel primo tempo sì, aveva addosso più la paura di perdere che la voglia di vincere. Nel secondo tempo no. Nel secondo tempo ho visto una squadra che aveva voglia di costruire, di proporre gioco».

Ma che a livello tecnico ha evidenziato anche alcuni limiti… «Non voglio andare a giudicare il lavoro di Roberto, è facile criticare da fuori, dal di sopra, ma solo Donadoni sa perché nel primo tempo ha giocato con il freno a mano tirato, adeguandosi a quello che faceva l’Empoli».

Secondo te può averlo frenato il fatto che rispetto alle ultime quattro ha tanti punti in più? «Se così fosse il Bologna commetterebbe un errore, quando guardi sotto vuol dire che hai nella testa pensieri negativi. Il Bologna deve essere il Bologna sempre, sia in casa che fuori e deve avere la testa libera, e non piena di preoccupazioni».

Batti ancora su questo concetto… «Sì, perché il Bologna non ha vinto soprattutto per colpa di queste ansie. Mi sarei aspettato una squadra arrembante, invece è stata guardinga, timorosa. Se questa partita l’avesse giocata a mille, per l’Empoli non ci sarebbe stato scampo».

Ti aspettavi qualcosa di più dal Bologna di Saputo? «Credo che Saputo sia un valore aggiunto, poi è uno che viene da lontano e non conosce la nostra realtà. Non è facile per lui e non è facile per quelli che lavorano a Casteldebole. Quando vedi il padrone vicino a te tutti i giorni finisci per avere motivazioni diverse, non può bastare una telefonata o un viaggio una volta al mese per trovarle. Poi dico un’altra cosa: Bologna è una città fondamentalmente allegra, uno deve essere felice di giocare nel Bologna e di viverci».

Ti riferisci a qualcuno in particolare? «Mi riferisco a Mattia Destro. Mattia è un grande attaccante e per tornare a esserlo deve liberarsi dal pensiero di non giocare in una grande, di essere stato scartato dalle grandi squadre. Quando vedo Belotti che mangia il fuoco mi viene rabbia pensando a Destro, perché ha le sue stesse qualità ma tanta fame in meno. Gli do un consiglio: deve essere felice di avere addosso il rosso e il blu, perché quando non lo sei vedi con criticità un pò tutto quello che ti circonda. Destro deve andare in campo tutte le domeniche con la felicità di sentirsi un giocatore del Bologna».

Facile a dirsi… «È stato a Roma, è stato a Milano, ma volete mettere Bologna con queste due città? Sarà perché per me Bologna è la città che più amo al mondo, è a misura d’uomo, se la sai vivere e la sai apprezzare ti fa sentire come a casa tua. Il giorno in cui Destro capirà che per lui il Bologna è un punto importante della sua carriera e non un ripiego, potrà essere il vero Destro, uno degli attaccanti più forti che ci sono in Italia».

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