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Maifredi:

Maifredi: “Non fa piacere vedere il Bologna in quella zona anonima. Sembra ci si accontenti della salvezza, devono cambiare gli orizzonti societari”

Bologna gli riporta alla mente momenti di gioia, emozioni fortissime che raccontano di un’esaltante promozione in A nel 1987 e di un ottimo biennio nella massima serie, culminato nella qualificazione alla Coppa UEFA. L’arrivederci per l’occasione della vita con la Juventus, poi il ritorno sotto le Due Torri l’anno seguente e un esonero doloroso. Una parte importante del suo cuore è rimasta tinta di rossoblù, e appena può Gigi Maifredi non perde occasione di seguire da vicino la squadra al Dall’Ara. Oggi che il suo calcio sfrontato e spettacolare sembra lontano anni luce, lo abbiamo contattato per conoscere la sua opinione in merito al grigiore che da quasi tre anni sta attanagliando, sul campo, il club di Joey Saputo.

Maifredi, senza scomodare il suo calcio champagne, il Bologna potrebbe fare un po’ meglio di così… «Sì, in effetti il gioco latita e non c’è continuità di risultati. Ma finché gli orizzonti societari non cambieranno, è ormai chiaro che l’unico obiettivo sarà quello di salvarsi serenamente».

E quando cambieranno secondo lei questi orizzonti? «Io non posso saperlo, Saputo ha già fatto tanto ma vedere un club blasonato come il Bologna stazionare in quella zona anonima di classifica non può far piacere ai suoi tifosi. E penso neanche a lui».

Però la situazione sul campo è questa da tre anni, e nessuno muove un dito… «Al di là del lavoro più o meno buono svolto dai dirigenti, io continuo a credere che avere un patron dall’altra parte del mondo finisca col toglierti qualcosa. L’occhio vigile del presidente è a dir poco fondamentale. Mi sembra che nel Bologna attuale tutto scivoli via un po’ troppo facilmente, ma è solo un’impressione dall’esterno».

A suo avviso la squadra è molto debole, e allora criticare l’allenatore ha poco senso, oppure le colpe maggiori sono da ricercare proprio nel manico. «Non puoi mai giudicare una macchina senza averla guidata, quindi non mi permetto di fare le pulci al lavoro di Donadoni. Però, almeno sulla carta, mi pare che la rosa a sua disposizione sia da metà classifica in su».

In effetti Verdi, Palacio, Destro, Di Francesco, Dzemaili e Poli, solo per citarne alcuni, non li hanno tutti. «Appunto, l’organico è di buon livello, magari c’è qualche carenza in difesa ma nel complesso non ritengo questo Bologna una squadra da quindicesimo posto o giù di lì. Solo ho l’impressione che si tenda ad accontentarsi, la piazza è notoriamente molto civile, affettuosa e comprensiva, e il livello delle ambizioni si è progressivamente abbassato negli ultimi anni. Ecco allora che dovrebbe essere la società a premere su questo tasto, mostrando un po’ più di coraggio e di entusiasmo, altrimenti tutto si appiattisce e risollevarsi diventa difficile».

Quali sono i giocatori che le piacciono di più? «Tutto l’attacco è un bel vedere, con l’arrivo di Orsolini c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma anche a centrocampo gli elementi sono interessanti, ora che è tornato anche Dzemaili il reparto è ancora più completo. Ripeto, prendendo i giocatori uno per uno viene da pensare: “Questa è una buona squadra”. Poi però guardando certe partite, specialmente in casa, si ha la sensazione che non ci sia la fame di andare oltre alla semplice salvezza».

Di cambiare allenatore non se ne parla, e allora quale può essere la soluzione? «Bisogna restare compatti, guardarsi negli occhi e provare a venirne fuori tutti insieme. Questa società non ama usare le maniere cattive, e ci può stare, mi auguro però che i dirigenti si siano fatti sentire come si deve fra le mura dello spogliatoio. Se davvero era passato il messaggio che bastasse rimanere in A senza soffrire, bisogna cancellarlo in fretta e responsabilizzare di più sia il tecnico che i calciatori».

In tutto questo scenario non proprio esaltante, Verdi ha fatto bene a rimanere in rossoblù? «Verdi ha fatto un ragionamento da ragazzo intelligente e sicuro di sé, ha preferito restare in una squadra di cui è leader e dove ha la possibilità di crescere ancora. Il Napoli è una macchina pressoché perfetta e Sarri, al di là delle dichiarazioni di facciata, si è sempre dimostrato poco propenso a toccare il meccanismo da lui costruito. Oltre a questo, a me sono arrivate voci di una proposta molto allettante avanzata dall’Inter al ragazzo per giugno…».

Sempre a proposito di singoli, di recente nella sua Brescia è arrivato in prestito il giovane Okwonkwo, che si è subito presentato bene. «Lo avevo già visto all’opera al Dall’Ara e mi aveva impressionato, in Serie B uno con le sue doti tecniche e atletiche deve fare la differenza, anzi, deve proprio essere dominante. Penso che il Bologna abbia fatto bene a mandarlo a giocare con continuità, a fine stagione lo ritroverà più forte e consapevole dei propri mezzi».

Lo scudetto chi lo vince? «La Juventus è avanti vent’anni rispetto alle altre società italiane, come lo era il Milan negli anni d’oro della gestione Berlusconi. Il Napoli, per quelle che sono le sue forze, sta facendo qualcosa di incredibile, ma anche per quest’anno vedo i bianconeri favoriti. Diverso il discorso in Champions, dove la Juve è ancora qualche passo indietro rispetto alle altre potenze europee, ma ha comunque giocato due finali negli ultimi tre anni e anche stavolta ha il potenziale per arrivare fino in fondo».

In questi giorni si parla molto del nuovo c.t. dell’Italia, Gigi Maifredi chi farebbe sedere sulla panchina azzurra? «Guidare la Nazionale è un compito difficile e il lavoro del commissario tecnico è molto particolare, per un incarico del genere bisogna avere sì le competenze ma anche la stoffa. Se parliamo di nomi grossi andrei subito su Mancini, che da c.t. penso possa fare ancora meglio che da allenatore, lo vedrei davvero bene in quella veste. Altrimenti, guai a scadere in una seconda o terza scelta sponsorizzata da questo o da quello, meglio un giovane tecnico federale come Di Biagio che ha idee interessanti e conosce già bene il mondo di Coverciano».

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