Mingardi:

Mingardi: “Saputo si è disamorato? C’è qualcosa che non sappiamo?”

Andrea Mingardi, per ora questo è un Bologna che fa più soffrire che godere, sei d’accordo? Basta una domanda per farlo correre, Andrea comincia a parlare e non si ferma più, è lo sfogo di un grande tifoso del Bologna che aveva cominciato a pensare in grande e che ora guarda al futuro quasi con paura. Leggiamolo con attenzione, perché le parole di Andrea sono molto cariche di significato. «Parto da un presupposto, facciamo conto che io sia il Bologna. Ero orfano e Saputo mi ha salvato la vita, mi ha dato da mangiare, mi ha mandato a scuola. Ma poi anche gli orfani si guardano attorno e magari si chiedono anche perché uno non possa sognare come tutti gli altri bambini. Ecco perché dopo aver ringraziato chi mi ha salvato, chi mi ha dato da mangiare e chi mi ha mandato a scuola, mi chiedo perché non ci sia stato almeno questo piccolo salto di qualità. Quello che ho visto contro il Napoli, poi contro il Milan e anche contro l’Inter mi fa stare male. E imputo alla gestione sportiva la mancanza di un sogno. Perché non c’è stato? Perché un personaggio importante come Joey, e voglio chiamarlo Joey e non Saputo per la riconoscenza che ho nei suoi confronti, non si è reso conto che la gente di Bologna non può continuare ad essere aggrappata al ’64, a Baggio, a Signori, al Bologna che tremare il mondo fa. Bologna ha voglia di vivere anche di presente, credeva che fosse diventata l’ora di poter vivere anche di presente. Invece stiamo facendo fatica a crescere».

Si domanda perché, teme che qualcosa gli stia sfuggendo. «Dopo qualche riflessione mi domando se c’è qualcosa che non sappiamo, perché la prospettiva tecnica non sta andando avanti, o quanto meno sta andando avanti con troppa fatica, anche perché non può essere controllata fino in fondo da una persona che vive a Montreal. Qua manca chi ha l’autorevolezza di dare un cazzotto sul tavolo a Milano o a Roma per quanto riguarda gli arbitri, ma ho l’impressione che manchi anche chi ha l’autorevolezza di dare un pugno sul tavolo a Casteldebole per come vanno le cose qua. La litania del giro palla, la salvezza già acquisita, anche questi sono punti che ora viviamo, e se il primo punto lo soffriamo, almeno per il secondo possiamo sorridere. Ma se giocassi io, da quanto voglio bene al Bologna, farei la fascia a 3000 all’ora per 500 volte prendendo a calci anche il guardialinee».

Si è fatto un’idea, questa. «Ho quasi l’impressione che la squadra segua la filosofia della società, e se è così, inevitabilmente, è una squadra senza rabbia, educata, garbata. Ma con l’educazione e il garbo nel calcio rischi di fare pochi punti. Ve ne dico un’altra: c’è l’orchestra che fa un concerto pieno di colpi di scena e un’orchestra che fa solo sottofondo musicale, che a volte si ascolta volentieri ma che non ti provoca sussulti. Vi dico la verità: il Bologna di oggi mi sembra la seconda orchestra».

Gli facciamo presente quello che hanno detto in questi giorni Marocchi e Pecci: per Marocchi questa è una società che farà fatica a crescere se non cambierà idee e connotati, per Pecci invece già il mantenimento della Serie A è una realtà bellissima, perché il Bologna non può e non deve pensare in grande. Da che parte sta Mingardi? Andrea ha la sua idea. «Prendo atto di ciò che hanno detto Marocchi e Pecci, per quello che è il Bologna di Saputo non posso fare i salti di gioia se sono accostato al Chievo e al Sassuolo. Che sono due realtà bellissime, da portare alle stelle per i loro comportamenti e per la loro serietà e competenza di fare calcio, ma noi siamo quelli con sette scudetti e mezzo. E allora mi aspetto un po’ di più. Magari aspetto anche per crescere, ma non posso credere che io debba essere felice solo perché gioco in Serie A. Prendete domenica: dobbiamo andare a Genova, dove ci stanno aspettando per farci la pelle, e noi cosa possiamo sperare di vedere? Uno che fa un dribbling e poi segna? Una squadra che non ha paura di niente e di nessuno? Magari fosse così, magari a Genova andasse così, ma dopo quello che ho visto in queste ultime quattro partite faccio fatica ad essere fiducioso».

Andrea va a toccare un altro argomento, parla da tifoso che vive di emozioni, che vuole tornare ad essere felice con il Bologna. «Si parla di stadio nuovo, ma sai quello che dico sempre io? È inutile comprare un letto matrimoniale se non hai una donna. Lo spettacolo non è figlio dell’arrivo della Juventus, del Milan, dell’Inter, ora è così, lo so, ma lo spettacolo è il Bologna che ospita la Juve, che ospita l’Inter, perché è il Bologna la nostra fede che vogliamo grande. A me vanno benissimo anche i giovani, lo sbarco dei cinesi nel nostro calcio deve darci la voglia di lavorare con i giovani, ma questo lavoro va fatto con competenza, perché se non lo fai con competenza non arrivi. Guarda l’Atalanta, che ha una progettazione alle spalle, un grande allenatore e tanti giovani che possono esplodere. Qui ci possono esplodere solo i maroni a vedere queste partite».

Mingardi non si nasconde dietro parole politiche, pensa a quello che dice ma dice fino in fondo quello che pensa. «Se azzeriamo tutto, speriamo che Saputo non si stanchi, speriamo che non si rompa mai le scatole. Ecco perché tutti a Casteldebole, dalla società a Destro, a Sadiq, a Donsah, panchina e sofà, devono dare tutto quello che hanno dentro. Perché io mi domando: uno che spende 100 milioni per adottare un bambino, come mai il bambino poi non vive bene? C’è disamore, ci sono cose che ci sfuggono? E chiedo a Saputo: con tutti i soldi che ha, non ha capito che Bologna aveva e continua ad avere bisogno di un sogno?  Per quale motivo questo Bologna non cresce, per quale motivo tutto sembra essersi arenato? Va trovata una risposta e questa risposta deve andare bene anche a Saputo, e dobbiamo trovarla il prima possibile, perché se perdiamo Saputo questa volta non ci risolleva più nessuno».

Finisce con un grido di allarme. «C’è qualcosa che sbagliamo noi, c’è qualcosa che sbagliano a Casteldebole? Forse lo abbiamo fatto disamorare, considerato che non vuole più investire? Se è così, chiediamoci di chi è la colpa, se siamo stati noi o se sono stati altri».

© Riproduzione Riservata