Mossini: “Sono convinto che Donadoni voglia restare a Bologna”

Una sconfitta, a San Siro per mano dell’Inter, arrivata dopo cinque risultati utili consecutivi. Nel contempo, però, altri segnali di un leggero e comprensibile calo psicofisico, dopo un’esaltante rimonta di quattro mesi. Il Bologna, ancora nono in classifica, proverà a rialzare subito la testa e a riprendere la sua marcia domenica a Bergamo, contro un’Atalanta assetata di punti per allontanarsi definitivamente dalla zona retrocessione. Per analizzare il momento attuale in casa rossoblù, con un occhio sul futuro del tecnico Roberto Donadoni e sul progetto relativo alla ristrutturazione del Dall’Ara, ZO ha contattato il giornalista del Corriere della Sera Alessandro Mossini.

Alessandro, che sensazioni ti ha lasciato la partita contro l’Inter di sabato scorso? «Concordo con le dichiarazioni rilasciare da Marco Di Vaio questa mattina, è stata una partita strana, resa ancora più anomala dall’uscita di entrambi i centravanti dopo appena un quarto d’ora. Tra l’altro, paradossalmente, il cambio Icardi-Kondogbia ha finito col dare più equilibrio all’Inter, schierata da Mancini con un 4-4-2 piuttosto offensivo. Poi però il Bologna è andato sotto nel momento di minore sofferenza, due reti da corner dopo 29 giornate in cui non si subiva gol da palla inattiva. Sono cose che possono capitare, e oltre agli errori c’è stata anche una componente di sfortuna, perché se Donsah non sporca di spalla il colpo di testa di D’Ambrosio quella palla finisce tra le mani di Mirante e magari la partita finisce diversamente. Brava l’Inter ad approfittarne, mentre la reazione dei rossoblù è arrivata tardi, così come tardivo è stato l’ingresso in campo di Brienza, che in un momento in cui la squadra fatica a creare qualcosa in avanti meriterebbe qualche minuto in più. Questo è forse il primo e unico appunto che si può muovere alla gestione Donadoni».

Il Bologna sembra in leggero calo sul piano fisico ma anche mentale: credi che sia arrivato il momento di apportare qualche modifica all’undici titolare? «Ci sta che il Bologna sia in calo, dopo tutti i punti racimolati in un lasso di tempo abbastanza breve, con una macchina di media cilindrata Donadoni ha fatto per 300 km i 200 all’ora. C’è però qualche dato fisico che potrebbe anche smentire questa ipotesi, perché se è vero che sabato sera i rossoblù hanno complessivamente corso meno dell’Inter, 114 km contro 115, è altrettanto vero che hanno superato la loro media abituale, attestata sui 109 km. Un po’ di stanchezza generale c’è, anche perché ultimamente sono stati schierati quasi sempre gli stessi uomini, soprattutto a centrocampo ma anche in difesa, dove qualche volta ha riposato Masina e dove Mbaye ha rilavato Rossettini per infortunio, e in questo senso la sosta pasquale sarà fondamentale. Innanzitutto per rimettere un po’ di benzina nelle gambe in vista del finale di stagione, e poi per provare ad inserire stabilmente tra i titolari qualche elemento che fin qui si è visto meno. Penso a Pulgar, penso a Rizzo, che già a Milano è stato tra i migliori dopo un periodo pieno di acciacchi, ma anche allo stesso Rossettini. Va anche detto che di recente il Bologna si è trovato di fronte avversarie non facili, il Carpi ora si chiude bene e subisce pochi gol, e l’Inter sembra aver ritrovato la sua efficacia: se l’avessimo incontrata tre settimane fa, forse le cose sarebbero andate diversamente…».

Destro ai box per un mese significa Floccari titolare o pensi che Donadoni abbia in mente altre soluzioni, magari un attacco senza centravanti di ruolo? «A Bergamo credo proprio che giocherà Floccari, anche perché non si può già bocciare il ragazzo alla seconda partita sbagliata, ritenendolo un vice Destro non affidabile. Peraltro lui tende spesso a giocare brutti scherzi alle sue ex squadre, speriamo quindi si ripeta domenica. Sarà poi importante capire cosa accadrà durante la sosta, visto che pure Giaccherini sta vivendo una leggera fase di appannamento, così come Mounier, che ricordiamo ha svolto una preparazione diversa con il Montpellier in Francia. Se tutti ritroveranno brillantezza, allora potrebbero emergere anche soluzioni alternative come il cosiddetto ‘falso nueve’, che però prenderei in esame soltanto a gara in corso. Penso che per il momento il Bologna punti a rianimare Floccari, che aveva iniziato molto bene e poi è un po’ calato, e adesso è chiamato a diventare il centravanti titolare della squadra. Lui, abituato ad avere una spalla al suo fianco, a muoversi molto e a lavorare per i compagni, dovrà farsi trovare più spesso in area per finalizzare, come gli ha chiesto lo stesso Donadoni».

A proposito di Donadoni, come valuti il suo atteggiamento e le sue dichiarazioni riguardo al futuro? La proposta di tornare in Nazionale verrà cordialmente declinata? «Innanzitutto è un piacere che qualcuno corteggi i nostri giocatori e il nostro allenatore, significa che stanno facendo bene e che sono state scelte azzeccate. Forse mi sbaglierò, ma io sono convinto già adesso che Donadoni voglia rimanere per portare avanti il progetto della proprietà e svolgere un lavoro importante in questo club, non dico come un manager all’inglese ma qualcosa di simile. Da una parte c’è un’eventuale chiamata del cuore, dal Milan, squadra per cui fa il tifo e si cui è stato una bandiera, dall’altra c’è la Nazionale, da dove venne cacciato con una manovra anche mediatica per far tornare Lippi. La mia riflessione è una: in questo momento, se fossi Donadoni e dovessi scegliere tra Italia, Milan e Bologna, e non lo dico perché tifo e seguo il Bologna, non mi muoverei da Casteldebole, soprattutto pensando a figure come Saputo, Corvino, Fenucci e Di Vaio. Perché dovrei tornare in Nazionale, dove sono stato trattato male, dove dovrei rinunciare ad una parte del mio staff, vero e proprio valore aggiunto che possiamo ammirare ogni giorno durante gli allenamenti, e dove girano sempre meno soldi, come ha ammesso il presidente Tavecchio? Non vanno poi dimenticati i continui scontri con i club per avere a disposizione i giocatori e il fatto che nel girone di qualificazione ai prossimi Mondiali, di cui fa parte anche la Spagna, si qualificherà soltanto la prima in classifica, traguardo non facile da raggiungere. Riguardo al Milan ripeto, il cuore di Donadoni batte forte, ma a Milanello le decisioni sul piano tecnico le prendono lo stesso presidente e l’amministratore delegato, due persone che peraltro lo hanno snobbato per quindici anni, nonostante la sua carriera in rossonero. Aggiungerei inoltre che nelle ultime stagioni Berlusconi e Galliani hanno bruciato vari allenatori, ultimo della lista Mihajlovic, che comunque con una rosa non eccezionale sta svolgendo un buon lavoro».

Che finale di stagione ti aspetti? I rossoblù riusciranno ad avvicinarsi a quota 50 punti? «Mancano 9 giornate, ci sono 27 punti a disposizione, il Bologna ne ha 36 e per arrivare a 50 ne mancano 14, questo significa tenere una media di 1,5 a partita. Non per sfiducia in Floccari, attaccante assolutamente affidabile, ma è chiaro che l’infortunio a Destro complica le cose, i numeri parlano chiaro: la squadra ha tirato poco più di 200 volte in porta, di cui 47 con Destro, capocannoniere con 8 gol e autore anche di 6 assist. Insomma, il buon Mattia ha sempre messo il piede nelle vittorie dei rossoblù e quando è mancato la sua assenza si è sentita eccome. Toccare quota 50 significherebbe arrivare verosimilmente noni, senza raggiungere Sassuolo e Lazio ma tenendosi dietro tutte le altre. Il calendario, escludendo quelle con Napoli e Roma, propone sfide in cui è possibile fare bottino pieno, tutti scontri con le dirette concorrenti per un posto nella parte sinistra della classifica, tranne Milan e Verona. Dipenderà molto dal momento in verranno affrontate queste squadre e dal loro morale, inoltre credo che presto verrà fatta ancora più chiarezza sul discordo Donadoni, e allora chissà, con la certezza definitiva della sua permanenza i giocatori inizieranno a pensare già alla prossima stagione e vorranno giocarsi nel miglior modo possibile la stima del mister e la permanenza in una realtà così importante».

Come rivelato oggi dal Corriere di Bologna, pare che la Soprintendenza abbia deciso di inviare le pratiche per la realizzazione del nuovo Dall’Ara a Roma, al Ministero dei Beni e delle Attività culturali: come pensi si concluderà questa vicenda? «C’è una cosa che neanche le grandi potenzialità e le grandi capacità di Saputo e di questo società non possono comprare o influenzare, la burocrazia italiana. I tempi della decisione si stanno allungando e onestamente non vorrei addentrarmi troppo nel discorso legato ai pareri della Soprintendenza, però una cosa la dico: spero che si faccia in fretta, e in questo il Comune è stato molto bravo a schierarsi fin da subito al fianco del club, per non rischiare di far spazientire il patron e di fargli cambiare idea, condannando il Dall’Ara a diventare una meravigliosa cattedrale nel deserto. Stiamo infatti parlando di un imprenditore facoltoso ma che comunque ha fatto una scelta imprenditoriale apparentemente sconsigliabile, ovvero quella di andare a mettere le mani su una struttura affascinante ma pur sempre vecchia e logora. Ha deciso di muoversi in questa maniera per il bene del Bologna, che resterebbe nella sua casa storica, del Comune e dei tifosi, quindi mi aspettavo o quantomeno speravo che la Soprintendenza decidesse più rapidamente, venendo incontro ad un signore che si è dimostrato davvero volenteroso, accurato e appassionato».

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