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Nagy: “Il vero Bologna è quello visto contro Roma e Udinese. Inzaghi è uno di noi, la sua fiducia mi carica. E il numero 8…”

Quando a soli 21 anni sei il faro dell’Ungheria che torna a disputare una competizione internazionale dopo tempo immemore, non puoi certo passare inosservato. Il Bologna, però, gli occhi su Adam Nagy li aveva messi già messi ben prima dell’Europeo 2016, avendo intuito il talento e il potenziale del ragazzo vedendolo all’opera con i colori del glorioso Ferencvaros. Dopo il suo acquisto, lasciando a bocca asciutta Benfica, Leicester e Marsiglia, due stagioni all’insegna della poca continuità per il centrocampista di Budapest, frenato da un fisico ancora troppo esile e dal buon rendimento dei compagni di reparto. Poi l’arrivo di un nuovo allenatore, parole di stima che si trasformano in fatti e tre presenze da titolare nelle ultime tre partite, dimostrando a Inzaghi di meritare la sua fiducia. Oggi Adam di anni ne ha 23, parla benissimo l’italiano e risponde alle domande con la stessa lucidità che esibisce quando ha il pallone tra i piedi.

Adam, sei reduce da 180 minuti molto intensi con la tua Nazionale: come stai e come procede la Nations League? «Abbiamo giocato due partite in trasferta, quindi il tempo per allenarsi in Ungheria è stato poco, giusto un po’ di tattica. A livello personale sono soddisfatto, considerando che ho giocato entrambe le gare da titolare e le ho concluse senza alcun problema muscolare, per la squadra un po’ meno perché abbiamo perso 1-0 con la Grecia e pareggiato 3-3 con l’Estonia».

Il c.t. dell’Ungheria è l’italiano Marco Rossi, ex difensore del Brescia e già allenatore della Honved: sotto la sua guida è cambiato il vostro modo di giocare? «Con lui e il suo staff mi trovo davvero bene, abbiamo iniziato utilizzando il 4-3-3 ma ultimamente siamo passati spesso anche al 3-5-2. Entrambi i moduli sono perfetti per me perché la disposizione del centrocampo è uguale a quella del Bologna, quindi non devo snaturare il mio modo di giocare».

Come regista nel 3-5-2 sembri davvero a tuo agio: avere alle spalle tre centrali ti dà maggiore serenità? «Al di là del modulo, mi piace molto giocare come mediano davanti alla difesa, lo facevo nel Ferencvaros e adesso ho ripreso a farlo anche qui, è la posizione in cui riesco ad esprimermi meglio».

Lì nel mezzo vi contendete una maglia tu e Pulgar, due calciatori ma anche due ragazzi dallo stile molto diverso: che rapporto hai con Erick? «Non posso dire che siamo migliori amici, però tra di noi c’è grande rispetto e ce lo dimostriamo ogni domenica: se gioco io lui fa il tifo per me e viceversa. Ci contendiamo un posto, è vero, ma non siamo rivali nel senso negativo del termine».

Prima della sosta tre partite da titolare e altrettante buone prestazioni: che sensazioni ti hanno lasciato, a livello personale? «Quando parti dall’inizio sei contento, e lo sei ancora di più quando a fine gara sai di aver offerto una buona prestazione, ma la cosa più importante è che la squadra riesca a vincere, quindi le sensazioni migliori le ho avute dopo i match contro Roma e Udinese».

Inzaghi ha dimostrato fin da subito di credere in te, prima a parole e poi con i fatti: quanta forza ti sta dando la sua fiducia? «Per un giocatore è fondamentale ricevere feedback positivi dal proprio allenatore, non c’è dubbio. Quando il mister mi grida: “Bravo Adam!”, quando sento che apprezza quello che faccio sia in allenamento che in partita, capisco che sto lavorando nel modo giusto e mi carico ancora di più».

Quali sono le principali differenze tra Pippo e Donadoni, sul piano sia tecnico che caratteriale? «Una cosa che mi piace molto di Inzaghi è che, nonostante il suo ruolo, lui è veramente uno di noi, è parte del gruppo, lo percepisco sia nei momenti positivi che in quelli negativi: non ci lascia mai soli, ci difende e crede davvero tanto in questa squadra. Lo stesso atteggiamento lo ritrovo nei nostri tifosi, che anche nei momenti più difficili ci sono rimasti accanto e ci hanno aiutato a risollevarci».

Domanda difficile: il vero Bologna è quello spento e distratto di Cagliari o quello vivace e compatto visto contro Roma e Udinese? «Vedo la squadra ogni giorno, so come lavoriamo, so quanto impegno ci mettiamo e dove vogliamo arrivare, quindi posso affermare serenamente che il vero Bologna è quello che ha battuto Roma e Udinese. Anzi, l’obiettivo è fare anche meglio di così, e abbiamo tutte le carte in regola per riuscirci».

Cosa manca a questa squadra per trovare continuità e vivere una stagione serena? «Non si devono più vedere partite come quella di Cagliari, dove abbiamo commesso errori banali e sicuramente evitabili. Bisogna alzare il livello di concentrazione, perché le qualità per fare un buon campionato ci sono eccome».

E invece cosa manca a Nagy per imporsi come uno dei migliori mediani della Serie A? Di tempo ne hai, sei ancora giovane… «In realtà non sono tanto giovane (sembra una battuta ma Adam è serissimo, e dall’alto dei miei 29 anni mi fa sentire terribilmente vecchio). Devo ancora crescere sul piano fisico e dell’interdizione, vincere più contrasti e duelli, mentre a livello tecnico devo perfezionare i lanci lunghi, sia nella potenza che nella precisione. Credo però che Bologna sia l’ambiente ideale per crescere e diventare più forte».

Di recente Luka Modric ha dichiarato: “Nel calcio il fisico non soppianterà mai l’intelligenza”. Sei d’accordo con lui? «Assolutamente sì. Come dicevo prima, per un centrocampista è sempre più importante farsi valere e vincere i duelli, ma per uscire bene da certe situazioni bisogna saper innanzitutto leggerle bene e leggerle prima, usando l’intelligenza. Quella è una dote che non passerà mai di moda».

Il fuoriclasse del Real Madrid è tra i tuoi modelli di riferimento? «Sì, ma non solo lui. Per citare un giocatore della Nazionale italiana, anche se è di origine brasiliana, mi piace molto Jorginho, ma il mio preferito in assoluto è Busquets del Barcellona. Si parla tanto dei fuoriclasse blaugrana e lui viene spesso lasciato in ombra, ma anche lui è un fuoriclasse, il suo lavoro è a dir poco fondamentale per l’equilibrio della squadra».

Un po’ di curiosità extra campo… Come ti trovi in città? Sei fidanzato? Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni? «Al momento sono single e vivo da solo, nel centro di Bologna. Che dire, la città mi piace moltissimo perché è accogliente, ricca di storia e fascino, viva ma non troppo caotica come magari Milano e Roma. Riguardo agli hobby, in Ungheria fin da bambino ne ho sempre avuto uno a cui negli ultimi anni ho dovuto un po’ rinunciare, la pesca, che mi diverte e mi rilassa».

Da quest’anno indossi il numero 8, come nell’Ungheria: sei consapevole che a Bologna non è una maglia qualsiasi? «So bene che Giacomo Bulgarelli è stato uno dei più grandi giocatori nella storia del club, forse il più grande in assoluto, e che questo numero rappresenta un simbolo unico e inimitabile. In effetti lo indosso anche in Nazionale, mentre qui ho dovuto aspettare due anni per poterlo avere. Adesso ho più spazio, sento che sto migliorando e ho anche il numero 8 sulle spalle, ci sono tutti gli ingredienti per fare una bella stagione».

© Riproduzione Riservata – Disponibile anche una sintesi video su Bfc Tv, per la rubrica Press Club