Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Nosotti:

Nosotti: “Mihajlovic ha cambiato la squadra, con lui il Bologna può farcela. Saputo è un presidente da tenere stretto”

Quest’oggi, per conoscere la sua opinione sul nuovo Bologna targato Mihajlovic e analizzare nel dettaglio la lotta salvezza, con particolare attenzione alle formazioni emiliane, abbiamo contattato Marco Nosotti, celebre ‒ e inimitabile ‒ giornalista di Sky.

Marco, partirei ovviamente dal Bologna: in cosa lo hai visto cambiare con l’arrivo di Mihajlovic? «Sinisa ha portato una bella carica motivazionale, i giocatori lo seguono e lui è molto bravo a stimolarli. Ha il grande pregio di essere sincero: se dice che crede in te, puoi scommetterci che non ti mollerà e farete la guerra insieme. Nei giorni seguenti il suo arrivo, ad esempio, ho visto Destro sorridente, carico e desideroso di mettersi alla prova. Il suo eventuale recupero sarà un altro dei meriti di Mihajlovic, che ha allargato le responsabilità a tutta la rosa e vuole che nessuno si senta escluso. Oltre alla componente psicologica, ha portato degli accorgimenti tattici importanti. La squadra occupa meglio il campo e c’è più rispetto delle caratteristiche individuali, è aumentata l’aggressività e il Bologna cerca sempre di andare a prendere alta l’avversaria. E poi ha instillato una mentalità offensiva, che non prevede calcoli. C’è stato inoltre un evidente cambiamento d’intensità nel ritmo negli allenamenti, e credo anche io che sia la strada giusta al di là dagli infortuni che ne sono derivati, proprio per quel discorso di condivisione delle responsabilità: se un calciatore si infortuna, c’è già un compagno pronto a prenderne il posto».

Sorge allora spontanea la domanda complementare: in cosa sbagliava Inzaghi? Come mai ha fatto così male? «Credo che Pippo non sia stato molto fortunato, e allo stesso tempo fosse convinto di poter contare su un contributo migliore da parte dei suoi ragazzi. Di contro, credo anche che abbia palesato qualche limite in termine di gestione del gruppo, di visione d’insieme. Ha curato bene alcuni particolari, ma la squadra non era molto offensiva e forse gli è mancata un po’ di empatia con lo spogliatoio».

Il Bologna delle ultime settimane sembra guarito, ma siamo già a marzo: c’è ancora tempo per uscire dalla zona calda o è un po’ tardi per offrire ottime prestazioni senza raccogliere punti? «Ci sono ancora tante partite e tanti punti a disposizione, se sarà stato tardi lo capiremo solo alla fine. Il tempo concesso a Inzaghi secondo me è stato giusto, si meritava di allenare ancora la squadra dopo l’arrivo dei nuovi innesti. Ad oggi il Bologna è comunque a due vittorie dal Cagliari, che dunque può ancora rischiare di essere coinvolta nella lotta salvezza. No, non penso che sia troppo tardi».

Usciamo per un momento dal campo e allarghiamo la visuale: dopo quattro anni dall’arrivo di Saputo, ti aspettavi che il Bologna navigasse ancora in queste zone di classifica? «Saputo non è da tenere stretto, di più, perché oltre ai soldi sta mettendo una cosa alla quale non siamo abituati: la pazienza nel costruire. Ha consolidato il club, ha patrimonializzato, ora il Bologna ha un centro tecnico di proprietà e sta ricostruendo il settore giovanile. È vero che il calcio è un’attività sui generis, perché contano molto anche i risultati che si ottengono sul campo, e forse io stesso mi aspettavo che la squadra potesse avere un’ascesa differente, ma bisogna capire che i suoi tempi sono diversi da quelli dei tifosi. Detto questo, credo che in società debbano prendere tutti atto degli errori commessi e farne tesoro per migliorare, perché Inzaghi non è stato l’unico a sbagliare».

Passiamo alle altre squadre emiliane, rivali per questioni di campanile ma in alcuni casi anche per la salvezza: a tuo avviso il Parma può considerarsi già virtualmente salvo, grazie ai suoi 29 punti, o corre ancora qualche rischio? «Il Parma arriva da una cavalcata dalla Serie C alla Serie A che ha fatto molto bene all’umore della piazza e ne ha rinverdito la tradizione, e ha costruito sul volere di un allenatore che ha imparato a conoscere negli anni un cosiddetto instant team, una squadra in grado di fare bene da subito. Può contare su una fase difensiva solida, là davanti Inglese e Gervinho si completano a meraviglia e grazie al terzo uomo d’attacco, che può essere Siligardi o Biabiany, riempiono molto bene il campo. Ha forti consapevolezze e un’identità ben precisa, nella prima parte dell’anno ha fatto molto bene ma è pur sempre una squadra che è stata costruita per lottare, e un’eventuale nuovo coinvolgimento nella lotta per la salvezza non li vedrà impreparati. In loro non c’è mai stato niente di estemporaneo, nemmeno i buoni risultati ottenuti contro le grandi, sanno dove mettere le mani per aggiustare le cose che non stanno andando e non mi aspetto una loro caduta».

La Spal, invece, quanto rischia? E la posizione di Semplici è ancora solida nonostante la classifica? «La Spal arriverà a fine stagione con Semplici perché è un allenatore capace di offrire certezze pur apportando dei cambiamenti. L’anno scorso, ad esempio, le sue punte ripiegavano molto, mentre quest’anno attaccano: non è un caso che Petagna stia facendo tanti gol. A centrocampo hanno uomini di qualità e quantità come Missiroli e Kurtic, e lo stesso Valoti si sta comportando bene, a testimonianza del fatto che hanno anche buone varianti tra gli interpreti. Quello che non si può sapere è quanto finiranno per pagare l’assenza di Lazzari, uno dei primi uomini della Serie A per cross effettuati, situazione dalla quale possono arrivare tanti gol e che alla Spal potrebbero mancare. Hanno conoscenze e stiamo parlando di una squadra quadrata e di qualità, la loro salvezza passerà dai punti che riusciranno a fare in casa, dove non vincono da settembre. Domenica giocano contro la Sampdoria e non sarà una partita facile, devono provare a vincerla».

Due parole anche sul Sassuolo, che sembra l’unica emiliana fuori da queste logiche. «Al momento il Sassuolo si trova in un limbo, è un’isola felice ma allo stesso tempo è un po’ incompiuta, potevano sperare di arrivare un po’ più su in classifica. De Zerbi ha portato tante conoscenze e una buona qualità di gioco, ma sta pagando due aspetti. Il primo è stata la cessione del suo falso 9 Boateng, una perdita importante e dalla quale deve riprendersi ritrovando la via del gol: a tal proposito sarebbe importante valorizzare Babacar, che è stato un investimento da 10 milioni. A questo bisogna sommare il fatto che ormai i neroverdi giocano senza più alcuna pressione, che però è anche la ragione per cui credo che sabato contro il Milan potrà fare bene: scendere in campo davanti a 60 mila persone potrebbe essere un grande stimolo».

Quindi, per concludere, quali formazioni vedi veramente invischiate nella lotta salvezza? Il Bologna riuscirà a restare in A? «Vedo male Chievo e Frosinone, e nonostante l’Empoli sia guidato una ottimo allenatore e recentemente abbia avuto un exploit contro un Sassuolo certamente distratto, non so se abbia i mezzi giusti per salvarsi. La stessa Udinese rischia, non sta trovando continuità ed è carente nella fase offensiva. Direi che le zona calda si ferma al Cagliari, che è stato anche molto sfortunato perché ha perso Castro e Birsa, e quindi è stato molto penalizzato per quella che era l’idea di gioco di Maran. Per quanto riguarda il Bologna, anche se è dura credo in Sinisa quando dice che ce la si può fare. Le prossime due settimane potrebbero veramente dirci tanto, tra Udinese e Cagliari i rossoblù devono provare a raccogliere come minimo quattro punti, ma due successi sarebbero decisamente meglio. I punti ottenuti negli scontri diretti valgono doppio, perché li fai tu e li togli ad un’avversaria: vincendo entrambe le gare, il Bologna avrebbe l’opportunità di risucchiare definitivamente anche i sardi».

© Riproduzione Riservata