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Orlandin: “La Spal ha risvegliato l’orgoglio di Ferrara. Col Bologna rivalità forte ma sana”

49 anni dopo, la Spal è tornata in Serie A. L’ultima sfida con il Bologna il 23 aprile 1995 in Serie C, 0-0 allo stadio Mazza. Altri tempi, altra categoria, meglio guardare al presente, alla tranquilla salvezza dei rossoblù e alla storica promozione dei biancazzurri. Cugini sul campo, sugli spalti e anche sul Web, perché il corrispettivo di ZO nella città estense si chiama LoSpallino.com, testata diretta da Alessandro Orlandin. Oggi, nel nome di una sana rivalità, lo abbiamo contattato per ripercorrere la straordinaria cavalcata della squadra di Leonardo Semplici, farci raccontare il clima che si respira a Ferrara e iniziare a prepararci in vista del derby.

Alessandro, iniziamo parlando del tuo lavoro e della testata online che dirigi, LoSpallino.com, un punto di riferimento per tutti i tifosi biancazzurri. «LoSpallino.com è appunto una testata giornalistica online fondata legalmente nel 2010 che si occupa di documentare a 360 gradi le vicende della Spal, dal 2013 abbiamo però allargato il nostro sguardo anche ad altre realtà sportive di Ferrara, aprendo sezioni dedicate a basket, volley e calcio a cinque. Il nostro tratto distintivo è una redazione formata in gran parte da under 30, alla base di tutto c’è una grande passione che per alcuni è trasformata in una professione vera e propria. Adesso viene il bello ma anche il difficile: già il passaggio dalla Lega Pro alla Serie B si è fatto sentire, con la promozione in A della squadra dovremo imparare a conoscere nuove dinamiche e a confrontarci con una realtà a cui non siamo abituati».

Ebbene sì, la Serie A, 49 anni dopo: l’entusiasmo della città, dieci giorni dopo il verdetto ufficiale, è ancora irrefrenabile? «Chiaramente sì, e non potrebbe essere altrimenti. Piazze come Carpi e Sassuolo non avevano mai fatto la Serie A, per tanta gente di Ferrara era invece un ricordo quasi sbiadito o la storia raccontata dai nonni e dai papà. In molti quindi si chiedevano cosa volesse dire vivere un’esperienza del genere, ma fino a tre anni fa credo che nessuno ci pensasse realmente. La promozione è stata vissuta non come una totale sorpresa, perché un campionato dura nove mesi e c’è tutto il tempo di abituarsi all’idea, ma certamente con stupore, e adesso in qualunque angolo di Ferrara si parla solo della Spal. È il momento di massimo orgoglio ed esposizione per una città che sì ha i suoi problemi ma tende a svalutarsi sotto diversi punti di vista, la speranza è quindi che la squadra riesca a mantenere alto questo orgoglio e a rimanere in A per qualche anno, senza fare figuracce. Per farvi capire il livello di entusiasmo che si respira vi racconto questo episodio: la società ha dovuto emettere già due comunicati per specificare che non bisogna telefonare in sede per avere news sugli abbonamenti, una cosa che non accadeva da tempo immemore».

C’è stato un momento specifico in cui anche voi giornalisti vi siete detti: “Questa Spal vale molto più della semplice salvezza”? «Credo fra novembre e dicembre, dopo una striscia di sette risultati utili coronata dalle vittorie su Cittadella e Spezia. Lì si è capito che la squadra era buona e poteva lottare almeno per i playoff. In redazione ci confrontavamo di continuo e io ironizzavo sempre su questa cosa, specialmente dopo un paio di partite in cui alla Spal le cose erano girate bene anche sul piano degli episodi, dicevo a tutti: “Ragazzi, ormai è fatta, è la volta che andiamo in A”. Poi è stato davvero così, nel girone di ritorno la squadra ha perso la prima partita solo il 26 marzo, e complice anche l’inaspettato calo di Verona e Frosinone si è delineato lo scenario attuale. Semplici e i ragazzi sono stati bravi a piazzarsi lì in testa e a restare lì, e appunto l’inverno è stato il periodo chiave. La società ha fatto il resto, acquistando Floccari e dando un segnale chiaro: non ci nascondiamo più, prendiamo un altro attaccante di spessore e proviamo a giocarcela fino in fondo».

Hai citato Sergio Floccari, e allora parliamo di lui: 7 gol decisivi e tante ottime prestazioni, ti aspettavi un impatto del genere? «Non so che problemi avesse al Bologna, come fosse il suo rapporto con Donadoni e perché non giocasse mai, fatto sta che è arrivato qui e ha iniziato subito a segnare, diventando un idolo per i tifosi. Floccari mi ha impressionato per il suo impatto non solo sul campo ma anche fuori, stiamo parlando di un ragazzo estremamente equilibrato e riservato che si è messo a disposizione del gruppo con lo spirito giusto e tanta voglia di far bene. Spesso chi scende dalla Serie A tende a guardare gli altri dall’alto in basso, inoltre a quasi 36 anni non è scontato avere una tale continuità di prestazioni, lui invece si è dimostrato un ottimo professionista e una bellissima persona».

Leonardo Semplici, il principale artefice di questo doppio salto di categoria, ha rinnovato fino al 2019: oltre all’affetto della piazza, cosa pensi lo abbia spinto a proseguire con la Spal? «Come uomo e come allenatore, visti gli straordinari risultati ottenuti, è ovviamente molto amato e a Ferrara si trova benissimo. E poi qui, a differenza di altri club dove sarebbe potuto andare, c’è un’ampia condivisione di idee fra presidente, d.s. e allenatore, e il potere decisionale di quest’ultimo è molto superiore alla media. Non dico che Semplici abbia totalmente carta bianca, in stile manager all’inglese, ma senza dubbio ha un forte impatto sulle politiche della società, e agli occhi di un tecnico questo è un fattore determinante».

Cosa ti aspetti dalla prossima stagione e come pensi si muoverà la società sul mercato? «L’obiettivo sarà quello di lasciarsi tre o quattro squadre alle spalle, e per raggiungerlo credo occorrerà una mezza rivoluzione. Non sembra esserci l’idea di ripartire da un nucleo di dodici-tredici giocatori, come accadde lo scorso anno dopo la promozione dalla Lega Pro, piuttosto quella di trattenere l’essenziale di questa rosa e aggiungere qualche elemento più funzionale e abituato alla categoria. La Serie A è tutta un’altra cosa, quasi sempre da neopromossi c’è da scontare un primo periodo di adattamento, salvo rari casi come ad esempio il Cagliari di Giulini che partiva già da una base sostanziosa. Sono comunque abbastanza fiducioso perché questa è una società capace di sorprendere, anche la scorsa estate si parlava solo di salvezza ma poi sono arrivati i vari Antenucci, Meret e Schiattarella, e lo stesso Floccari a gennaio, nomi importanti. Ora la Spal non viene più vista come una squadretta di provincia ma sta diventando una realtà attraente con una buona reputazione, e questo è fondamentale per attirare giocatori».

In termini di crescita del club sarà molto importante anche l’ampliamento dello stadio Paolo Mazza: qual è la situazione? «La questione stadio è un po’ una spina nel fianco, nel senso che in circa tre mesi si dovranno effettuare dei lavori molto importanti e speriamo che i tempi vengano rispettati. Per il momento si passerà a circa 12.500 spettatori di cui 1.500 ospiti, ricevendo una deroga dalla Lega Serie A, per poi arrivare a 16.000 nella stagione 2018-2019. Il progetto è importante ma lo stesso presidente Mattioli, in un’intervista rilasciata ieri, si è detto un po’ preoccupato, perché oltre ai lavori da completare bisogna trovare una sede alternativa e comunicarla entro il 30 giugno, in concomitanza con la domanda di iscrizione al campionato. Lo scorso anno la Spal si rivolse al Bologna per il Dall’Ara ma alla fine non si trovò un accordo, chissà che stavolta le cose non vadano diversamente. In ogni caso, l’augurio è che il Mazza sia pronto per la prima partita in casa, è chiaro che con così pochi posti a disposizione non si potrà accontentare tutti ma sarà già un bel passo in avanti rispetto agli 8.000 di questa stagione».

Torna Bologna-Spal, torna una sfida che da più parti viene considerata il vero derby d’Emilia: da quello che avverti vivendo a Ferrara, la rivalità con i rossoblù è davvero così forte? «Ritengo che vadano separati i vari ambiti. Io non sono ferrarese di nascita ma mi sono trasferito qui dodici anni fa, e ho sempre notato una forte contrapposizione con Bologna a livello culturale, qualcosa che affonda le sue radici in un passato lontano. Invece a livello calcistico, se parliamo di tifo organizzato, non mi pare ci sia un particolare astio, anzi, alcuni gruppi della Curva Ovest sono in buoni rapporti con alcuni gruppi della Curva Bulgarelli. È chiaro però che il tifoso spallino medio nutre una certa voglia di rivalsa verso la città di Bologna, più grande, più ricca e più varia, e lancia una sfida al capoluogo di regione. Una delle prime cose che mi hanno mostrato dopo il mio arrivo in città è il gol di Zamuner nella semifinale playoff di Serie C del 1994, con diecimila tifosi della Spal in delirio al Dall’Ara, da qui si capisce la voglia di tornare a confrontarsi con i rossoblù, di prendersi per i fondelli in modo sano, di rivivere le emozioni del derby. Che se non altro è un derby vero e sentito, non come quelli con Sassuolo e Carpi».

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