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Papadopulo:

Papadopulo: “Sinisa allenatore e uomo di valore, se batte la Samp è quasi salvezza. ‘Habemus Papa’, conservo ancora quello striscione…”

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1982, Giuseppe Papadopulo ha iniziato una lunga carriera da allenatore, che lo ha portato a toccare numerose piazze e a lottare spesso per promozioni e salvezze, centrando quasi sempre l’obiettivo. Accadde anche a Bologna nell’aprile del 2009, quando fu chiamato dalla famiglia Menarini per subentrare proprio a Mihajlovic ed evitò la retrocessione raccogliendo 11 punti nelle ultime 7 partite. La stagione successiva, poi, non iniziò nel modo giusto ed arrivò l’esonero, ma questa è un’altra storia. Questa mattina lo abbiamo contattato per parlare dei rossoblù, che oggi come allora stanno lottando per restare in Serie A, ma dieci anni dopo possono contare su un Sinisa che da tecnico alle prime armi si è trasformato in un navigato e scaltro condottiero.

Mister, neanche a farlo apposta oggi sono dieci anni esatti dalla sua nomina ad allenatore del Bologna: era il 19 aprile 2009. «Incredibile ma vero, sembra ieri ma è già passato parecchio tempo».

Che squadra si trovò di fronte nello spogliatoio quel giorno? «Chiaramente trovai un gruppo sfiduciato, perché in momenti del genere inizia a mancarti la terra sotto i piedi. Il mio lavoro fu più psicologico che tecnico-tattico, perché le problematiche principali erano di quel tipo».

C’è stato un momento in cui avete temuto di non farcela? Penso ad esempio alla sconfitta interna contro la Reggina alla quintultima… «No, non abbiamo mai smesso di crederci perché le condizioni per salvarsi, in primis quelle aritmetiche, ci sono sempre state. Nella prima gara a Palermo il risultato ci penalizzò ben oltre i nostri demeriti (4-1 per i rosanero, ndr), in quell’occasione passai a tre dietro ma mi resi conto che non c’erano i tempi per far assimilare nuovi concetti ad una difesa che fin lì aveva incassato tanti gol. Di fatto il nostro campionato iniziò la domenica successiva in casa contro il Genoa, quando vincemmo 2-0 e tornammo a prendere un po’ di fiducia nei nostri mezzi. I problemi non erano spariti, ma se non altro quel pomeriggio ci rendemmo conto che la salvezza era un traguardo alla portata».

All’epoca ebbe qualche contatto con Mihajlovic? «Sì, poco dopo l’avvicendamento in panchina decisi di telefonargli perché mi sembrava giusto e importante confrontarmi con lui, e quella chiacchierata si rivelò molto utile perché fortificai alcune mie convinzioni sulla squadra».

E il Sinisa di oggi come le sembra? «Ho sempre considerato Mihajlovic una persona piuttosto simile a me sul piano caratteriale: è un istintivo, un ragazzo generoso e onesto che dice le cose pane al pane e vino al vino. Come allenatore lo vedo maturato perché tutte le esperienze, sia positive che negative, sono fondamentali per imparare e maturare. Oltre a proporre un calcio molto interessante, adesso ha acquisito quella sicurezza che per ovvie ragioni non poteva avere ad inizio carriera, ma soprattutto è capace di trasmetterla anche ai suoi ragazzi».

Le capita mai di vedere il Bologna? «Sì, lo seguo spesso e volentieri perché sono rimasto legato alla piazza per tanti motivi, sotto le Due Torri mi sono trovato benissimo. Conservo ancora il maxi striscione che i tifosi realizzarono in mio onore, con il sottoscritto nelle vesti del pontefice e la scritta ‘Habemus Papa’ (ride, ndr)».

Secondo lei i rossoblù ce la faranno a restare in A? Le avversarie rispondono colpo su colpo… «Il Bologna, ottenendo dei risultati notevoli sia in casa che fuori, ha dato un sensibile scossone ad una classifica che lo vedeva molto penalizzato, e adesso ha acquisito la piena consapevolezza di potercela fare, proprio come accadde a noi nel 2009. È chiaro che ci sono altre sei partite da giocare, ma se domani i rossoblù dovessero battere la Sampdoria, e possono riuscirci, credo che l percentuale della salvezza si alzerebbe fino al 70-80%».

E subito dopo c’è l’Empoli, sempre al Dall’Ara. «Gara determinante, non c’è dubbio, ma ribadisco che quella di domani lo è forse ancora di più, perché potrebbe determinare l’andamento anche di quella successiva».

Sul piano tecnico questo organico è superiore a quello del 2009, ma allora c’era un bomber da 24 gol mentre oggi nessun attaccante è andato in doppia cifra. «In effetti quel Di Vaio era un giocatore fuori categoria per la lotta salvezza, solo noi potevamo disporre di un cannoniere del genere. Concordo però sul fatto che il collettivo attuale sia qualitativamente superiore a quello allenato dieci anni fa prima da Sinisa e poi da me. Il Bologna si è trovato in una brutta situazione ma oggi ha una rosa che, partendo dall’inizio con Mihajlovic, potrebbe lottare per la parte sinistra della classifica».

Purtroppo sono stati commessi degli errori, mi riferisco in particolare alla scelta e poi al tardivo esonero di Inzaghi, ma ormai il passato non si può cambiare. «L’importante è rendersi conto degli errori commessi, e ancora più importante è correggerli. Questo è sintomo di grande equilibrio, di grande sensibilità e soprattutto di grande intelligenza».

Oltre al fuoriclasse Palacio, c’è qualche giocatore che le piace particolarmente? «Apprezzo moltissimo Orsolini, un esterno d’attacco vivace con un’ottima capacità di saltare l’uomo, è rapido e vede sia il gioco che la porta, credo che i suoi guizzi saranno determinanti per la salvezza della squadra. E nonostante un rendimento un po’ altalenante, dettato anche dal fatto di non aver giocato molto prima di gennaio, credo che anche Sansone e Soriano siano due elementi di grande valore».

Tra colleghi si preferisce sempre non mettere il naso nel lavoro altrui, ma vista la sua esperienza c’è un consiglio che si sente di dare a Mihajlovic in vista del rush finale? «Io ora sono fuori dal giro, non faccio concorrenza a nessuno e quindi qualche consiglio lo posso dare (ride, ndr). E poi insomma, di salvezze me ne intendo, in carriera mi sono sempre trovato a dover lottare per mantenere una categoria o in alternativa per conquistarla. Scherzi a parte, mi pare che Mihajlovic abbia le spalle sufficientemente larghe per portare avanti bene il suo credo, e penso che la cosa migliore sia far vivere la squadra in maniera serena, senza creare eccessive tensioni o pressioni ma infondendo sempre più coraggio e autostima nel gruppo. Sinisa ha portato il motore del Bologna sui giri giusti e adesso deve mantenere questa andatura fino alla fine, senza calare ma anche senza esagerare».

Quindi è ufficiale, non la vedremo più in panchina? «Esatto, ho smesso definitivamente già da un po’, anche se avrei potuto continuare perché le offerte non mi sono mai mancate. Credo però che in ogni attività ci sia un momento in cui si inizia e un altro in cui si deve passare la mano. In cinquant’anni di carriera tra campo e panchina ho concesso poco spazio a tutto ciò che stava al di fuori del rettangolo verde, non si può andare avanti così per sempre, e poi le mie soddisfazioni me le sono tolte. Meglio lasciare spazio ai giovani, così come altri avevano lasciato spazio a me».

Anche se il mestiere è diverso, da giovane giornalista non posso che apprezzare queste sue parole. Buona Pasqua mister, e speriamo di risentirci per commentare un’altra salvezza. «Ricambio ed estendo gli auguri a tutti i tifosi del Bologna, alla società, alla squadra e non ultimo a Mihajlovic, che chiaramente ha un bell’impegno da portare avanti ma ha già dato prova di essere un allenatore e un uomo di valore».

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