Paramatti:

Paramatti: “Saputo può costruire un Bologna bello come il mio, serve ancora un po’ di pazienza”

«Gioca bene, gioca male, Paramatti in Nazionale». Basterebbe questo indimenticabile coro dell’allora Curva Andrea Costa per introdurre Michele Paramatti e per raccontare il legame straordinario tra un calciatore e una città. Non dovesse bastare, si possono citare 206 presenze e 20 reti con la maglia rossoblù, oppure osservare le sue lacrime al momento di lasciare (temporaneamente) Bologna e il Bologna per approdare alla Juventus. Il suo numero 3, i suoi riccioli al vento e il suo grande cuore resteranno per sempre nella storia del club, ecco perché è sempre un piacere ascoltare il suo parere sulla squadra che ha amato e che continua ad amare.

Michele, guardando la classifica di Serie A e vedendo il Bologna di Joey Saputo al quindicesimo posto, qual è il tuo primo pensiero? «Penso che di recente, soprattutto negli ultimi minuti, siano stati persi diversi punti che avrebbero reso la classifica più tranquilla, più consona al valore delle prestazioni espresse dalla squadra. Per raggiungere una posizione confortante ci sarebbe stato comunque da lottare ancora, certo però con qualche vittoria in più si sarebbe potuto affrontare questo difficile periodo in termini di infortuni e assenze con maggiore serenità, in attesa eventualmente di qualche ritocco a gennaio».

I rossoblù non vincono dallo scorso 21 settembre: secondo te fino a che punto le assenze, la sfortuna e gli errori arbitrali hanno inciso sul rendimento della squadra? «Tutte queste variabili, purtroppo, fanno parte del calcio, in particolare gli infortuni, che non ti permettono di lavorare con la rosa al completo e quindi di crescere come collettivo. Quando iniziano a mancare troppi titolari la stagione diventa una corsa ad handicap, quindi speriamo che l’infermeria inizi progressivamente a svuotarsi e che nel frattempo i sostituti facciano il loro dovere».

Oltre ai problemi dell’attacco, dove si attende con ansia il ritorno a pieno regime di Destro, c’è da sistemare anche una difesa che ha già incassato 18 gol: come si fa? «È fondamentale che alcuni elementi riacquistino fiducia, in modo da poter contare su tutti gli effettivi al 100% delle proprie qualità. Tornare ad avere giocatori come ad esempio Oikonomou e Masina al top della condizione, soprattutto sul piano mentale, credo sarebbe già sufficiente per ristabilire quello che era l’equilibrio iniziale della squadra».

Visto che ne hai citati un paio, sei anche tu fra quelli che si aspettavano di più dai giovani difensori presenti in rosa, in particolare da Masina? «Le aspettative nel calcio sono sempre e comunque esagerate, e quindi non facili da soddisfare. La strada fatta fin qui da un ragazzo come Masina penso sia già molto importante, alla sua età è però facile incappare in periodi altalenanti, con alti e bassi, perciò se si vuole farlo crescere bisogna avere pazienza. Prima parlavo di ritornare in fiducia, e chiaramente finché arrivano i risultati tutto è più semplice e in particolare i giovani riescono ad esprimersi meglio, se invece le cose peggiorano e si inizia a giocare con apprensione, magari anche con il dito della critica puntato addosso, ecco che la situazione si complica».

Da ex calciatore e soprattutto da grande ex del Bologna, c’è un consiglio che ti sentiresti di dare a questi ragazzi? «Io ho provato sulla mia pelle che nel calcio, e ancora di più in una piazza come Bologna, vengono apprezzati in primis quei giocatori che si impegnano sempre, che danno il 120%, che non si piegano mai davanti alle difficoltà. Credo che questa sia l’unica direzione in cui si debba sempre andare, poi ci possono essere periodi in cui le cose non girano, è normale, ma vanno affrontati con lo spirito giusto, con grande forza e abnegazione: alla fine i risultati danno ragione a chi non molla mai».

Dopo la sosta arriveranno in sequenza Palermo, Atalanta, Udinese, Empoli e Pescara, partite più semplici soltanto a parole… «Esattamente, anzi, sono proprio queste le sfide più difficili, quando si affrontano delle dirette concorrenti e i punti valgono il doppio. Per dirette concorrenti intendo quelle squadre che hanno la salvezza come obiettivo primario, anche se per il Bologna non sono preoccupato in tal senso. Non bisognerà sbagliare nulla, specialmente a livello di approccio e di atteggiamento, ma qui non aggiungo altro perché a Casteldebole c’è un grande allenatore, Donadoni, che sa benissimo come preparare partite di questo genere. Di solito nelle difficoltà, nei momenti delicati, il gruppo tende a compattarsi e a tirare fuori prestazioni al di sopra delle proprie possibilità, mi auguro possa accadere esattamente questo ai rossoblù».

Nel calcio del ‘tutto e subito’, con tante pretese e poca pazienza, c’è anche chi si aspettava qualcosa di più sul mercato da Joey Saputo: sei d’accordo? «L’intento di questa nuova società è stato chiaro fin da subito, costruire una squadra non ‘mordi e fuggi’ ma che potesse avere un futuro. È una gestione intelligente, non fine a se stessa o schiava del risultato immediato ma mirata a consolidare il club in Serie A, per poi ritrovarsi anno dopo anno con giocatori di spessore già in casa. Poi è chiaro che le aspettative verso un presidente così ricco, totalmente diverso dagli ultimi che si sono succeduti sotto le Due Torri, erano e rimangono altissime, ma ritengo che Saputo stia operando da imprenditore assennato, ovvero un passo alla volta senza esagerare, poggiando basi solide per il domani. Non dimentichiamoci che poco più di due anni fa il Bologna era vicino al fallimento, una parola bruttissima che faccio fatica anche solo a pronunciare. Spero che il progetto legato al restyling dello stadio Dall’Ara venga sbloccato il prima possibile, in quel modo i ricavi aumenteranno e si potrà quindi investire maggiormente anche sul mercato».

Come procedono le cose per tuo figlio Lorenzo in quel di Santarcangelo? «I ragazzi stanno facendo un buon campionato, dando filo da torcere anche a squadre più attrezzate. Nell’ultimo turno è arrivato un pareggio importante contro il Venezia di Tacopina, peccato solo per il gol subito proprio nel recupero. L’ambiente è ottimo, il gruppo è molto unito e Lorenzo si trova bene, purtroppo però ha avuto un problema alla schiena che lo ha tenuto fuori per cinque settimane, ora sta recuperando e speriamo che la fase astrale negativa sia finita una volta per tutte. È in prestito secco dal Bologna e a fine anno vedremo il da farsi, al momento spero solo che possa trovare un po’ di continuità».

Per concludere, un tuffo un po’ agrodolce nel passato: a distanza di quasi vent’anni, quando ripensi al tuo Bologna, c’è ancora rammarico per aver regalato del grande calcio senza però riuscire ad alzare nemmeno un trofeo? «A dire il vero un trofeo l’abbiamo vinto, l’Intertoto, e ne andiamo ancora fieri, perché poi da lì è iniziata quella splendida cavalcata europea che ci ha portato fino alla semifinale di Coppa UEFA con il Marsiglia, dopo aver eliminato squadre come Sporting Lisbona, Betis Siviglia e Lione. Resta il rammarico per il modo in cui siamo stati eliminati, a maggior ragione perché in quella stagione non perdemmo mai contro il Parma, che poi vinse 3-0 in finale a Mosca, e sono sicuro che se ci fossimo stati noi a sfidarli le cose sarebbero andate diversamente. Il calcio è così, non sempre vince chi merita, ma ci teniamo comunque stretto il ricordo di un Bologna bellissimo, che in campo si divertiva e faceva divertire la gente, una squadra piena di giocatori formidabili, non sto a citarli tutti perché non voglio dimenticare nessuno. Sono stati anni meravigliosi che spero si possano ripetere nel prossimo futuro, ma bisogna dare tempo al tempo, anche quella squadra si consolidò gradualmente. Le aspettative sono più che lecite ma non devono sfuggire di mano, ancora un po’ di pazienza e anche con Saputo arriveranno dei grandi risultati, non ho alcun dubbio».

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