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Pecci:

Pecci: “Le voci non disturbano la squadra, sono luoghi comuni”

61 anni compiuti proprio due giorni fa. Gli esordi nel Bologna, con cui ha debuttato in serie A e vinto una Coppa Italia nel 1974, poi il passaggio al Torino, dove ha vinto lo scudetto nel campionato 1975-1976. Quella con i granata non è una partita come le altre per Eraldo Pecci: ZO lo ha intervistato per fare il punto sul momento della squadra rossoblù e presentare la sfida di sabato.

Il Bologna è reduce dal pareggio con la Roma: si può parlare di ripresa, dopo le tre sconfitte consecutive, o è ancora presto? «A mio avviso il Bologna sta facendo un buon campionato. Non puoi fare punti ad ogni partita, a volte vinci e a volte perdi. Il Bologna, in ogni caso, se la gioca a viso aperto e quello di Roma è sicuramente un buon punto. Non è che se vinci una partita sei il più bravo del mondo e se ne perdi una sei in crisi: è il campionato, e i campionati sono così».

Intanto si continua a parlare del futuro di Donadoni e Corvino: un giocatore riesce davvero a isolarsi da queste voci esterne e pensare solo al campo? «Questi sono i luoghi comuni che sono nel calcio da sempre. Se una squadra va bene, le voci fanno bene e se la squadra va male allora le voci fanno male. Nel 1982, e poi anche nel 2006, la Nazionale italiana era partita per i Mondiali tra le polemiche, compreso il calcioscommesse: un gran casino, e poi si è vinto la competizione. Prima della partenza ci si chiedeva se le voci avrebbero fatto male e se i giocatori ce l’avrebbero fatta: io direi che sarebbe più opportuno parlare di calcio giocato. Queste sono tutte chiacchiere da bar».

Si parla anche del futuro di Diawara: al giovane regista non converrebbe restare ancora a Bologna per crescere e migliorare ulteriormente? Che consiglio si sente di dargli, lei che da giovane ha lasciato il Bologna per andare proprio al Torino? «Io sarei rimasto a Bologna tutta la vita, ma il presidente mi cedette. Oggi c’è lo svincolo, ci sono i procuratori e c’è un nuovo modo di comunicare e di vivere il calcio con i nuovi regolamenti. Noi non potevamo non accettare il trasferimento: oggi se Diawara vuole restare, magari riesce a fare più pressione. Un ragazzo di 20 anni deve ovviamente fare i suoi ragionamenti, ma è presto per dire dove può arrivare: se un domani diventerà bravo come Bulgarelli magari potrà pensare di andare alla Juve o al Milan per provare a vincere qualche scudetto o qualche coppa in più».

Da doppio ex, per lei continua ad essere una gara dal sapore particolare? «Sì, sono quelle partite particolari. Io non avrei abbandonato le squadre in cui ho giocato, ma il calcio mi ha portato a girare un po’. Devo dire che le squadre in cui ho militato mi sono rimaste nel cuore. Non sono mai andato a giocare in un posto e la sera tornavo a casa. Entravo nelle abitudini della città e della storia della società, per cui mi sono comunque rimaste nel cuore tutte le squadre in cui ho giocato. A Bologna sono nato, a Torino ho vinto lo scudetto e sono diventato un giocatore maturo, quindi sono due maglie che amo particolarmente».

Vincere per il Bologna potrebbe voler dire tagliare il traguardo dei fatidici 40 punti: che gara si aspetta? Sarà un match comunque diverso dall’Olimpico perché i rossoblù dovranno comunque ‘fare’ la partita. «Non sono un mago e non so cosa succederà. Quello che so è che Bologna e Torino quest’anno non rischiano niente e non hanno mai rischiato niente. Per quanto riguarda la lotta retrocessione, sembra che ci siano squadre già segnate dalla partenza».

È Belotti il giocatore più pericoloso del Torino, quello da tenere d’occhio in modo particolare? «Sinceramente non so se il più pericoloso possa essere lui. E’ un ragazzo giovane, come di giovani ne ha tanti anche il Bologna. A Torino, oltre a Belotti, ce ne sono altri che stanno cercando di farsi strada. Ci sono giocatori più maturi  che rappresentano l’ossatura della squadra e poi i giovani che, giustamente, cercano di mettersi in mostra. Se Belotti sarà decisivo posso dirlo tra due-tre anni, così come Diawara: finché un giocatore non ha fatto 50-60 partite in serie A, non si sa che carriera farà».

E i granata chi dovrebbero temere del Bologna? I rossoblù avranno tra l’altro qualche assenza… «Anche con eventuali assenze giocheranno lo stesso in undici… Qui non ci sono Messi o Maradona che fanno la differenza: se non gioca uno gioca l’altro e non cambia più di tanto».

Lei ha compiuto 61 anni proprio un paio di giorni fa: se potesse esprimere un desiderio, quale sarebbe? «Non riguarderebbe il calcio… (ride, ndr)».

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