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Poli: “Bologna bello ed esaltante, al Dall’Ara ci si è tornati a divertire. Sarebbe un peccato non proseguire con Mihajlovic”

Nativo di San Benedetto Val di Sambro e da sempre tifoso del Bologna, dal 1987 al 1992 ha collezionato 135 presenze e 29 gol con la maglia rossoblù tra Serie A, Serie B, Coppa Italia, Coppa UEFA e Mitropa Cup, diventando un vero e proprio idolo sotto la gestione ‘champagne’ di Gigi Maifredi. Stiamo parlando di Fabio Poli, attaccante funambolico e imprendibile che sul prato del Dall’Ara ‒ e non solo ‒ ha lasciato un segno indelebile: oggi lo abbiamo contattato per commentare e analizzare il momento magico vissuto dalla squadra di Sinisa Mihajlovic, che lunedì sera (se non prima) potrebbe festeggiare la matematica salvezza in casa della Lazio, altra sua ex squadra e fresca vincitrice della Coppa Italia.

Fabio, a inizio febbraio avresti mai immaginato un Bologna non solo in grado di salvarsi ma anche di dare spettacolo? «Da tifoso speravo che la squadra riuscisse a rialzarsi e a strappare la salvezza, ma ammetto che non mi aspettavo un Bologna così bello ed esaltante, non so in quanti ci avrebbero scommesso. Sicuramente, senza il cambio in panchina, le cose sarebbero finite in maniera ben diversa».

Qual è il miglioramento che ti ha sorpreso di più, sotto la gestione Mihajlovic? «A parte la qualità generale dei calciatori, che non credevo fosse di tale livello ma alla fine è venuta fuori, c’è stata una crescita pazzesca sul piano fisico: adesso i rossoblù giocano su ritmi altissimi dal primo all’ultimo minuto e nei secondi tempi vanno addirittura in crescendo. E poi corrono bene, coprono il campo come si deve. Ciò significa che in precedenza, oltre a mancare gioco e organizzazione, c’era qualcosa che non andava anche nella preparazione fisica settimanale».

Il merito maggiore di Sinisa, tra i tanti? «Mihajlovic si è trovato a dover gestire una situazione molto particolare, ma mi pare abbia capito subito che questa rosa avesse dei valori. A quel punto ha fatto un ottimo lavoro sulla testa dei giocatori, sulle motivazioni, e nei ragazzi è scattato qualcosa che li ha portati a tirar fuori le loro doti, abbandonando ogni timore. La compattezza del gruppo dimostra che lo spogliatoio è sempre stato sano, adesso però le gambe rispondono meglio e il Bologna è consapevole di essere forte».

Insomma, anche tu pensi che la società non possa permettersi di perdere un allenatore così… «Prima di tutto viene la persona, e qui direi che siamo di fronte ad un uomo importante, con pochi peli sulla lingua e che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Un ambizioso, un trascinatore, lo dimostra l’entusiasmo che in poco tempo è riuscito a creare dentro e fuori da Casteldebole. Queste, al di là della sua bravura come allenatore, sono qualità non facili da trovare, ecco perché farei di tutto per trattenerlo. Se l’obiettivo è la salvezza, allora è giusto che Mihajlovic vada altrove a lottare per traguardi più prestigiosi, se invece Saputo ha in mente una programmazione di medio-alto livello, allora penso che sarebbe davvero un peccato non portarla avanti con lui».

Dopo lo spavento passato quest’anno, pensi che Saputo tornerà effettivamente ad investire in modo massiccio sulla squadra? «Non voglio fare i conti in tasca al patron, mi auguro soltanto che ora si sia reso pienamente conto di quanto sia difficile fare calcio in Italia. La Serie A non è più da tempo il campionato più bello del mondo, ma certamente rimane uno dei più difficili, basta un minimo passo falso per ritrovarsi nei guai. Quest’anno è andata bene, ma se si vuole crescere e non rischiare più nulla bisogna lavorare meglio, facendo tesoro degli errori commessi».

Sempre a proposito della squadra, in quella attuale c’è un giocatore in cui per caratteristiche ti rivedi? «Il calcio nel corso degli anni è cambiato tanto, quindi è difficile fare un parallelo. Diciamo che un po’ per le movenze, ma soprattutto per i chilometri percorsi in ogni partita, mi rivedo in Palacio, senza volermi paragonare a lui (ride, ndr)».

E di Orsolini cosa mi dici, è giusto puntare forte e investire su questo ragazzo? «A me Orsolini piace molto, non lo nego, ma se il riscatto è a 15 milioni parliamo di una cifra davvero notevole. Non so che tipo di budget stanzierà la società per il prossimo mercato estivo, ma se appunto l’obiettivo sarà la parte sinistra della classifica servirà anche altro, quindi i soldi andranno spesi con grande oculatezza. Poi immagino che anche lo stesso Orsolini voglia prima sapere chi allenerà il Bologna nella prossima stagione, per lui è fondamentale un mister che punti sul tridente offensivo».

Dal 1985 al 1987 sei stato protagonista con la maglia della Lazio, che ieri ha vinto la sua settima Coppa Italia: che impressione ti ha fatto la squadra di Inzaghi, prossima avversaria dei rossoblù? «È stata una partita più ruvida che spettacolare e Banti non l’ha gestita benissimo, ma nel complesso ritengo che la Lazio abbia meritato la vittoria, nonostante quell’episodio da moviola (mani di Bastos su tiro di De Roon non ravvisato né dall’arbitro né dal VAR, ndr) che avrebbe potuto cambiare l’esito del match. Che dire, se i biancocelesti giocano al 100% sono molto forti e difficili da affrontare, quindi spero che lunedì sera siano ancora stanchi ed euforici sia per la Coppa Italia che per la qualificazione in Europa League (ride, ndr). Ma al di là di questo, penso che il Bologna attuale possa comunque dar loro del filo da torcere».

E in Serie B chi ci va? «Credo l’Empoli ma a questo punto non ne sono più così sicuro, nelle ultime settimane si sono visti dei risultati abbastanza sorprendenti, diciamo così… Dal Cagliari in giù si è creato un gran caos che però, quasi sicuramente, si diraderà durante questo weekend. Una cosa è certa, il Bologna merita assolutamente di restare in A, lo ha dimostrato coi fatti sul campo. Non sarà il ‘calcio champagne’ di Maifredi, ma finalmente al Dall’Ara ci si è tornati a divertire».

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Foto: bolognafc.it