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Romagnoli:

Romagnoli: “Con Donadoni ho ripreso la strada iniziata a Milanello. Grande emozione l’esordio al Dall’Ara, ora vogliamo riportare entusiasmo tra i tifosi”

Di nuovo in Serie A, un anno e mezzo dopo. Ancora in Emilia, dopo aver scritto la storia con la maglia del Carpi. La nuova avventura di Simone Romagnoli, 28 anni da Cremona, si chiama Bologna, ed è un’avventura importante. Per lui, che ha voglia di ritagliarsi un ruolo da protagonista e non abbandonare più il massimo campionato, e per il club felsineo, che in questo ragazzo di scuola Milan crede fortemente. Sabato scorso, al Dall’Ara contro il Genoa, Roberto Donadoni gli ha affidato le redini di un’inedita difesa a tre, e lui ha risposto presente con la lucidità tipica dei grandi centrali. Forse una sorpresa per molti ma non per chi lo conosce bene, come Zdenek Zeman e Fabrizio Castori, allenatori che lo hanno formato dentro e fuori dal campo. Timido ma incredibilmente determinato, nel rispondere alle domande mette la stessa cura con cui ogni giorno si allena e prova a migliorarsi, per far sì che i suoi anticipi perentori e i suoi tackle puliti possano regalare tanti pomeriggi sereni ai tifosi rossoblù.

Simone, com’è trascorso questo primo mese da giocatore del Bologna? Quali emozioni hai provato sabato pomeriggio all’esordio? «Fatta eccezione per un piccolo problema muscolare, smaltito nel giro di qualche giorno, le cose sono andate molto bene. Mi sono ambientato rapidamente e in questo senso tutto il gruppo mi ha aiutato tantissimo. L’esordio al Dall’Ara, da titolare, è stata una bella emozione, e sono felice che sia coinciso con una vittoria preziosa».

Difesa a tre: episodio isolato o base da cui ripartire? Tu hai qualche preferenza a riguardo? «Mi trovo bene a difendere in entrambi i modi, la cosa fondamentale è costruire una fase difensiva compatta e ordinata. Contro il Genoa direi che ci siamo riusciti, anche se in alcuni frangenti potevamo essere più precisi. Ci può stare, soprattutto perché fin qui la squadra ha utilizzato poco questo modulo, dobbiamo ancora lavorarci con grande dedizione per migliorare determinati movimenti e automatismi».

Come ti trovi con i compagni di reparto? «Bene, è scattato subito un forte affiatamento e ho riscontrato grande disponibilità nell’aiutarsi a vicenda. Al di là delle caratteristiche tecniche e fisiche di ognuno di noi, penso che la sintonia mentale sia l’elemento più importante per far sì che un reparto, in questo caso la difesa, funzioni nel modo giusto».

Nel giorno della tua presentazione, il club manager Marco Di Vaio ha rivelato che la società ti stava tenendo d’occhio già da diverso tempo: ne eri a conoscenza? Avverti una pressione particolare? «Mi è capitato varie volte di leggere e sentire voci a riguardo, che però sono sempre rimaste tali. È qualcosa che indubbiamente mi fa piacere e che non vivo assolutamente come un peso, anzi, sono ancora più motivato nel voler dimostrare il mio valore e ripagare la fiducia del club».

Un club in cui hai ritrovato il tuo amico Simone Verdi… «La prima volta, al Milan, eravamo ragazzini, poi c’è stata la parentesi di Carpi e adesso sono davvero felice di averlo raggiunto in Serie A con una maglia importante come quella del Bologna. Simone l’ho trovato molto cresciuto, sia come calciatore che come uomo, per noi è fondamentale dentro e fuori dal campo».

Che effetto fa, per te che hai un passato importante nelle giovanili del Milan, ritrovarsi come allenatore una leggenda rossonera? «Nei miei anni a Milanello sono stato allenato da Galli, Evani e Stroppa, quindi è una sensazione che già conoscevo. Certo, Donadoni è stato un vero e proprio mito e averlo trovato sul mio cammino è una grande fortuna, perché mi permette di riprendere quella strada iniziata da giovanissimo. Una strada fatta di duro lavoro, applicazione, cura dei dettagli, tutti elementi che avevo imparato a conoscere in casa rossonera e che ho subito ritrovato nel mister».

Sempre a proposito di allenatori: ce n’è uno, boemo, a cui devi molto… «Zeman mi ha voluto con sé e mi ha lanciato tra i professionisti, prima a Foggia insieme al d.s. Pavone e poi a Pescara. Gli sarò sempre riconoscente, grazie a lui ho imparato tanto e sono diventato un giocatore vero. Porterò sempre con me i suoi insegnamenti, è stato ed è ancora un grande maestro di calcio».

La tua maturazione calcistica è poi proseguita a Carpi, con Fabrizio Castori. «Con lui ho avuto un rapporto profondo, di grande intensità emotiva, perché insieme a tutto quello straordinario gruppo abbiamo raggiunto un traguardo impensabile e scritto una pagina di storia. Il mister mi ha reso più solido come difensore, ma anche più forte come persona».

Per quelli che ti conoscono meno: quali sono le tue caratteristiche, i tuoi punti di forza e gli aspetti in cui devi migliorare? «Sono un centrale classico, il fisico è uno dei miei punti di forza (193 cm per 85 kg, ndr) ma oltre a questo ho sempre cercato di lavorare molto sulla concentrazione e sul posizionamento. Riguardo ai difetti da limare, è chiaro che ogni buon difensore deve innanzitutto ridurre al minimo gli errori tecnici, perché sono quelli più pericolosi. Per il resto, non bisogna mai sentirsi arrivati ma continuare ad applicarsi. Io ad esempio credo di dover migliorare la fase di possesso palla, perfezionare il tempismo in alcuni interventi e crescere negli uno contro uno».

In carriera hai vinto un campionato Allievi e una Coppa Italia Primavera col Milan, e poi due volte la Serie B con Pescara e Carpi: al Bologna pensi di poter dare tanto anche in termini di mentalità vincente? «Se mi guardo alle spalle devo dire che sì, sono quasi sempre riuscito a centrare traguardi importanti, e ne vado fiero. Però dietro non c’è una dote particolare, se non una passione sconfinata per questo sport, una grande forza di volontà e parecchio impegno, sia in allenamento che in partita».

E fuori dal rettangolo verde Simone Romagnoli che tipo è? «Un tipo piuttosto tranquillo e riservato. Studio, leggo, mi informo, sono curioso e mi piace sempre imparare cose nuove. Tra gli sport che seguo di più, oltre al calcio, c’è senza dubbio il ciclismo. Amo la musica, tutta, dalla classica al rock, e appena posso mi diletto a suonare la chitarra e il pianoforte. È un modo per mandare via la stanchezza e la tensione, mi rilasso e mi diverto».

Una curiosità: c’è un motivo particolare che ti lega al numero 26? «Lo avevo già nell’Empoli e mi stava portando bene, al Bologna era libero e così ho pensato di mantenerlo. Anche perché, nel frattempo, mi ero fatto fare un portachiavi personalizzato e non avevo intenzione di cambiarlo (ride, ndr)».

La vittoria a fatica sul Sassuolo, quella più convincente contro il Genoa, 33 punti in classifica: come sta la squadra? «Il clima nello spogliatoio è sempre rimasto buono, non eravamo depressi nel periodo in cui mancavano i risultati e non ci esaltiamo ora dopo due successi di fila. Credo che il modo migliore per trovare continuità sia proprio questo, avere equilibrio e approcciarsi al lavoro quotidiano con la testa giusta, senza eccessi in un senso o nell’altro».

Dove può arrivare questo Bologna? «Il gruppo è sano e ha dei valori tecnici importanti, il mister ci dà serenità, la società è solida e ci mette nelle condizioni di lavorare al meglio: gli ingredienti per fare bene non mancano. Adesso la cosa migliore credo sia rimanere concentrati sul presente e guardare partita per partita, provando a salire ancora in classifica. La prossima sfida è un derby e ci teniamo molto, andiamo a Ferrara per portare a casa i tre punti».

Hai un messaggio da recapitare ai tifosi rossoblù? «I tifosi li ringrazio, perché anche sabato nel momento di maggiore difficoltà ci hanno supportato e ci hanno dato ancora più forza per andare a chiudere la partita. Per il resto c’è poco da dire, dobbiamo parlare con i fatti sul campo, far divertire il pubblico e trascinarlo tutto dalla nostra parte. L’entusiasmo è una componente fondamentale del calcio e sta a noi, attraverso le prestazioni, crearlo e mantenerlo alto».

© Riproduzione Riservata – Disponibile anche una sintesi video su Bfc Tv, per la rubrica Press Club