Sarti: “Non solo il gol in tuffo, quel birbone di Ezio mi fece anche un pallonetto”

Sarti: “Non solo il gol in tuffo, quel birbone di Ezio mi fece anche un pallonetto”

È considerato uno dei migliori portieri nella storia del calcio italiano e ha trascorso i migliori anni della sua carriera tra Fiorentina e Inter. Emiliano di Castello D’Argile, Giuliano Sarti avrà sempre un posto nei ricordi del tifoso bolognese. Fu lui, infatti, a subire la rete di Pascutti immortalata in tuffo con Tarcisio Burgnich, ed è proprio lui che ci racconta Ezio, «un amico, gli volevo bene», come ha sottolineato nel corso dell’intervista rilasciata in esclusiva a ZO.

Giuliano Sarti, chi era per lei Ezio Pascutti? «Un carissimo amico, una persona molto simpatica con la quale stavi bene e che si faceva volere bene, l’ultima volta che l’ho visto era già in difficoltà, ma non aveva perso la battuta».

In campo era tutta un’altra cosa… «Era molto pericoloso e qualche gol me l’ha fatto. Il più bello è quello della fotografia che gira da quella domenica, perché in quella fotografia c’è tutta la sua grinta e anche quella di Burgnich. Che era il miglior terzino del mondo ma che con Pascutti faceva sempre fatica».

Per un portiere, Pascutti era uno che non doveva mai essere perso di vista… «Ti poteva far gol in tutti i modi, ma la sua bravura era il modo di attaccare la difesa. Quando giocavo contro di lui lo seguivo con gli occhi, si metteva lontano, sembrava quasi che si estraniasse dal gioco e poi ti sorprendeva. In campo era intelligente, era furbo, era un grande atleta. In una frase, era quello della fotografia. Perché per fare quel gol lì devi essere un grandissimo attaccante. Ma il gol che più mi ha fatto male non è quello…».

Qual è allora? «Una volta mi scavalcò con un tiro da 35 metri, ero fuori dalla porta, non mi aspettavo che facesse questa scelta. Io ero già un portiere moderno, mi lasciavo sempre il tempo di poter rientrare tra i pali, ma quella volta mi sorprese, quel birbone di Ezio mi fece quello scherzo. E alla fine glielo dissi, e ci facemmo una bella risata».

C’è un episodio, un aneddoto che la lega a lui? «A dire la verità uno c’è ma è volgare, rivolto a un avversario e allora non lo dico, perché Pascutti non era quello, Pascutti era un avversario leale in campo e una persona meravigliosa fuori. Anche due anni fa quando sono stato con lui, mi ha fatto divertire, raccontandomi certe sue giocate. Porterò sempre con me il suo ricordo».

Quando doveva giocare contro il Bologna, lei si preparava in modo diverso sapendo che avrebbe trovato Pascutti? «No no, Pascutti era un avversario molto difficile, è vero, ma era lineare, al di là di quelle due volte del tuffo e del pallonetto non è che tu potessi aspettarti da lui grosse sorprese. Ezio non era un giocatore estroso, aveva solo una forza incredibile e ogni secondo poteva essere quello buono per condannarti».

È un altro pezzo del vostro calcio che ci lascia… «Ho perso un amico, gli volevo bene, quando muore uno di quello che era il nostro mondo lo piangiamo tutti. Quel calcio era come una grande famiglia, certo, aveva tanti colori sulle maglie ma una volta finita la partita tutti eravamo legati uno all’altro. In quel Bologna avevo tanti amici, Nielsen, Bulgarelli, Haller, ora me ne sono rimasti altri, Ianich, Romanino Fogli. La famiglia con il tempo è diminuita di numero e allora noi che siamo rimasti ci vogliamo ancora più bene».

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