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Savoldi: “La classifica del Bologna è in linea col suo valore. Palacio ha fatto bene a Destro, se Verdi va a Napoli finisce in panchina”

Quarto miglior marcatore nella storia del Bologna (140 reti, dietro soltanto a Schiavio, Reguzzoni e Pascutti), record di gol nelle coppe europee (17, al pari di Nielsen e dello stesso Reguzzoni), sedicesimo rossoblù più presente di tutti i tempi (317 partite), due trionfi in Coppa Italia e uno in Coppa di Lega Italo-Inglese. Il primo ‘Beppegol’ amato e osannato sotto le Due Torri fu lui, Giuseppe Savoldi, bergamasco che dal 1968 al 1975 e successivamente fra il 1979 e il 1980 riuscì a conquistare i cuori di un’intera città. Oggi ZO lo ha contattato per commentare il rendimento della sua ex squadra, guidata in panchina da un altro illustre bergamasco come Roberto Donadoni, tra un parere su Joey Saputo, una considerazione su Mattia Destro e un consiglio a Simone Verdi.

Savoldi, guardando la classifica del Bologna a metà campionato c’è da essere soddisfatti o si poteva fare qualcosa in più? «A me sembra che l’andamento del Bologna fin qui sia stato coerente con le sue possibilità, poteva forse starci qualche punto in più ma a grandi linee penso che la classifica rispecchi il valore della squadra. E anche le ambizioni della società, se non ho capito male».

L’obiettivo dichiarato è semplicemente quello di migliorare la posizione della scorsa stagione. «Ecco appunto, se l’obiettivo è quello allora i rossoblù stanno facendo pienamente il loro dovere. La speranza, però, è che le cose non vadano a finire come l’anno scorso, con i giocatori che una volta raggiunta la salvezza hanno tirato i remi in barca e fornito una serie di pessime prestazioni».

Squadre come la Sampdoria e l’Udinese, giusto per citarne un paio fra quelle davanti, sono tanto più forti del Bologna? «Queste due le metto nella stessa fascia dei rossoblù, forse con un valore complessivo della rosa leggermente superiore. La Sampdoria era partita in quarta e poi è un po’ calata, invece guardando l’Udinese di Delneri avevo la sensazione che l’allenatore non riuscisse proprio a trovare la quadratura del cerchio e a far rendere al meglio i suoi giocatori, c’era troppa confusione. Oddo è stato bravo ad effettuare poche ma importanti correzioni, i bianconeri ora giocano un calcio semplice ma estremamente efficace».

A proposito di allenatori, cosa ne pensa di Roberto Donadoni e del suo lavoro? «Donadoni è un buon allenatore che non ha a disposizione dei fenomeni. Non vedo particolari rivoluzioni tecnico-tattiche da effettuare, il Bologna su per giù è questo, coi suoi pregi e i suoi difetti ormai assodati è una squadra da salvezza tranquilla. Io non conosco per filo e per segno la situazione ma evidentemente alla società va bene così, altrimenti penso che lo avrebbero cambiato la scorsa estate senza allungargli il contratto».

Lei che è stato un grande centravanti, che idea si è fatto sulla rinascita di Destro? «Al di là del lavoro che il ragazzo deve aver indubbiamente fatto su se stesso, a livello sia fisico che mentale, ritengo che sia stata fondamentale la presenza di Palacio. Per due motivi: primo perché all’inizio gli ha bagnato il naso, si è preso il posto da titolare e gli ha fatto drizzare le antenne, secondo perché poi sul campo gli ha fatto da gregario di lusso, ha combattuto al suo fianco e gli ha tirato la volata verso il pieno recupero. E infatti Destro, anche durante l’assenza dell’argentino per infortunio, ha continuato a giocare bene e a segnare».

Si rincorrono le voci di mercato su Verdi: al di là dell’aspetto economico, crede che eventualmente il ragazzo farebbe bene a lasciare il Bologna per andare al Napoli? «A mio avviso Verdi è già pronto per una squadra di vertice, ma conoscendo le dinamiche del Napoli so già che se dovesse approdare alla corte di Sarri rischierebbe seriamente di passare molto tempo in panchina. In attacco i tre titolari sono e saranno quelli, salvo cessioni eccellenti che al momento non sembrano previste, per informazioni chiedere ai vari Gabbiadini, Giaccherini, Milik, Ounas e Pavoletti. Verdi mi piace tantissimo, sono un suo grande estimatore, e proprio per questo dico che uno col suo talento dovrebbe sempre giocare, non stare a guardare gli altri. Fossi in lui mi fermerei ancora per un po’ a Bologna».

Tre anni di gestione Saputo: concorda con la sua idea di crescita graduale o si aspettava un impatto più prorompente sul calcio italiano? «Saputo è un imprenditore capace e avveduto, non è uno che ama buttare via i soldi. In questi primi anni di gestione ha sistemato i conti del club, ha studiato l’ambiente, ha calcolato ogni rischio, ha gettato le basi per qualcosa che sia duraturo e non estemporaneo. Insomma, non mi pare poco per una società sì gloriosa ma che prima del suo arrivo era sull’orlo del baratro. Poi certo, prima o poi bisognerà puntare a fare qualcosa in più anche sul campo, che è la prima cosa a cui guarda la maggior parte dei tifosi».

Quei tifosi per cui Savoldi è tutt’ora un mito. E Bologna cosa rappresenta per Savoldi? «In carriera ho disputato sedici stagioni, di cui otto a Bologna, questo la dice lunga sul mio rapporto con la piazza rossoblù. Anche se ultimamente non riesco a tornare spesso, Bologna rimane la mia seconda città, un posto speciale a cui resterò legato per sempre».

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