Sconcerti: “Il calcio italiano si aspetta molto dal Bologna di Saputo”

La stagione del Bologna, con la salvezza ormai raggiunta. I programmi del club, sorretti dalle ambizioni del patron Joey Saputo. La separazione da Pantaleo Corvino, che potrebbe tornare alla Fiorentina. Il futuro a tinte rossoblù di Roberto Donadoni e quello della Nazionale, ancora alla ricerca di un commissario tecnico. Di tutto questo e di molto altro ne abbiamo parlato con Mario Sconcerti, una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo italiano.

Sconcerti, partiamo da un suo giudizio sul campionato del Bologna: l’avvio in salita con Delio Rossi, la grande rimonta targata Donadoni e un finale un po’ troppo sottotono. «Il Bologna ha fatto benissimo in relazione a quello che era l’obiettivo stagionale, salvarsi dopo aver conquistato a fatica la Serie A ed aver ricostruito quasi da zero la rosa. Dopo la grande risalita da novembre a febbraio era prevedibile che potesse arrivare un periodo di calo, tipico di quelle squadre ancora in gestazione, non completamente formate, che una volta raggiunto il traguardo tendono a rallentare».

A livello nazionale ora si parla molto di più dei rossoblù: dove pensa che possa arrivare il club grazie al patron Saputo? «All’interno dell’ambiente calcio c’è grande fiducia nel Bologna, perché si stima molto seria la proprietà. Tutti aspettano i rossoblù ad un grande salto di qualità rispetto agli ultimi quindici-venti anni, un balzo in avanti che possa portarli quantomeno ai livelli di Lazio e Fiorentina».

Un esempio da seguire può essere quello del Sassuolo di Squinzi, che alla terza stagione di A è già lì a giocarsi l’accesso in Europa League? «Sassuolo è una realtà particolare, piccola e senza tradizione ma con una società molto ricca, una delle poche che quando ha bisogno di un giocatore va sul mercato e se lo sceglie. Comunque credo che Bologna, intesa come città, squadra e proprietà, possa permettersi di arrivare ben più in alto, seguendo una strada autonoma e diventando lei stessa un esempio».

La querelle col direttore Corvino, però, non è stata gestita nel migliore dei modi… «Discussioni di questo genere in un club di calcio ce ne saranno sempre molte. Corvino, insieme a Sabatini, è il miglior direttore sportivo d’Italia, e la scelta di privarsi di lui potrebbe anche rivelarsi un errore, però ogni società ha il diritto di fare le sue valutazioni, di agire come meglio crede ed eventualmente anche di sbagliare, con buona pace di tutti».

Da quello che le risulta, Corvino può tornare a Firenze? «Sinceramente non so nulla a riguardo, quando ci siamo sentiti non abbiamo parlato del suo futuro o di chi fossero le colpe del suo allontanamento, mi ha solo spiegato che al momento si sta cercando un accordo economico per la sua rescissione. Pantaleo è rimasto molto amareggiato da tutta questa situazione, per come era stata costruita la squadra e per le importanti risposte arrivate sul campo».

Tornando al campionato e in particolare alla lotta salvezza, il Carpi sta realizzando un altro miracolo, dopo la storica promozione del 2015. «Assolutamente sì, e da un punto di vista statistico, dando il Carpi per salvo, erano molti anni che due neopromosse su tre non riuscivano a raggiungere questo traguardo. Considerando inoltre che il Frosinone sembra la meno peggio fra quelle che retrocederanno, viene da chiedersi se il merito sia della qualità di queste squadre, e nel caso del Bologna è così, o se la differenza tra Serie A e B sia diminuita ancora, visto che ad esempio il Carpi ha affrontato il campionato di A con all’incirca la stessa rosa dello scorso anno».

Nonostante il pressing del presidente Tavecchio, Donadoni resterà a Bologna: e allora chi sarà il sostituto di Conte sulla panchina dell’Italia? «Se devo fare il mio pronostico dico Ranieri, certo anche Donadoni sarebbe stata un’ottima scelta ma credo che alla fine sarà proprio Ranieri il nuovo commissario tecnico. Credo che abbia l’età e l’esperienza giusta per fare il selezionatore, e se quella del Leicester è stata una straordinaria eccezione la deve prendere come tale e cercare di usarla a suo vantaggio, fossi in lui saluterei da trionfatore e accetterei la proposta della Federazione».

A suo avviso Donadoni ha tardato a fare chiarezza sul suo futuro sperando in una chiamata da Milanello? «Non penso, perché negli ultimi anni il Milan e Donadoni non si sono mai venuti incontro, mi sembra evidente che tra lui e Berlusconi non ci sia un grande feeling. Allo stesso modo sono abbastanza sicuro che Roberto non abbia mai realmente pensato di tornare in Nazionale, è un’esperienza che ha già fatto, inoltre quello del selezionatore è un mestiere completamente diverso che addice di più a chi ha una lunga carriera alle spalle. Senza dimenticare che la Nazionale di oggi è molto modesta e non sarà affatto semplice qualificarsi per i prossimi Mondiali. Donadoni è giovane e ha ancora tanto da dare come allenatore, penso che la soluzione migliore per lui sia quella di continuare con il Bologna, portando avanti un progetto molto affascinante e stimolante».

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