Sempre e Comunque
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Svanberg:

Svanberg: “Ora andiamo sempre in campo per vincere, senza paura. Io voglio diventare un calciatore importante con la maglia del Bologna”

Appena lo vedi pensi di essere tornato indietro nel tempo e di aver conosciuto un giovane Gary Barlow dei Take That. La somiglianza è notevole, per la gioia della tante tifose che vanno pazze di lui (che però è fidanzatissimo), ma in realtà Mattias Svanberg negli anni Novanta ci è nato, per la precisione nel 1999, quando i Take That si erano sciolti ormai da un pezzo e il Bologna si apprestava a vivere due semifinali tanto affascinanti (Coppa UEFA e Coppa Italia) quanto amare. Modi gentili, sorriso che ti mette a tuo agio, un perfetto inglese intervallato da qualche parola nella nostra lingua, senza mai tentennare su una risposta: altro che boy band, la sensazione è di avere a che fare con una persona già matura, proprio come il calciatore che ammiriamo sul rettangolo verde. All’indomani dello straordinario successo rossoblù nella 71^ Viareggio Cup, giusto per rimanere in tema di giovani talenti, il ragazzo di Malmö ha rilasciato a Zerocinquantuno la sua prima intervista italiana, dove la voglia di raccontarsi si mescola alla concentrazione per il match contro il Sassuolo. Guai a distrarsi, sennò chi lo sente Mihajlovic…

Mattias, ieri per il Bologna una giornata molto importante, ed è stato bello veder esultare anche la Prima Squadra dopo il trionfo della Primavera alla Viareggio Cup. «Sì, perché alcuni ragazzi si allenano spesso con noi e li conosciamo bene, siamo diventati amici. Ho rivissuto il mio periodo nelle giovanili del Malmö, ricordo che quando i giocatori della Prima Squadra venivano alle nostre partite e ci facevano i complimenti eravamo tutti molto felici».

Da giovane promessa che sta cercando di imporsi ad alti livelli, che consiglio ti senti di dare ai ragazzi della Primavera? «Quello di allenarsi duramente, di dare il 100% ogni singolo giorno della settimana, senza mai rallentare o sentirsi arrivati, solo così si può pensare di fare strada».

Arrivi da due gare con la Svezia Under 21, di cui sei diventato capitano: quando indossi la fascia che emozioni provi? «Ne vado orgoglioso e sento la responsabilità, come normale che sia, ma è una sensazione positiva perché mi aiuta a crescere sia singolarmente che come guida per il gruppo».

Lo scorso novembre anche la convocazione in Nazionale maggiore, senza però scendere in campo: ti capita spesso di sognare il momento del debutto? «Certo, ci penso eccome ed è un traguardo che voglio assolutamente raggiungere, ma lo vivo con serenità e senza alcun tipo di stress. Sono convinto che quando si fanno le cose con impegno e serietà, poi le soddisfazioni arrivano».

Il giorno della tua presentazione avevi dichiarato: “Direi di essere pronto per la Serie A, anche se non mi aspetto di giocare tanto fin da subito”. E invece, già 21 presenze… «È vero, mi sentivo pronto, ma avevo bisogno di mettermi alla prova e ricevere qualche risposta dal campo. Partita dopo partita sono andato sempre meglio e penso, o almeno spero, di essere stato utile alla squadra, perché il mio primo obiettivo è sempre quello di dare una mano ai compagni».

Tu sei una prova lampante di come questo club creda nei giovani e investa su di loro: sapere che il Bologna ha speso molto per acquistarti è più un onore o un onere? «Per un giocatore, a maggior ragione se giovane, la fiducia è fondamentale, ed è proprio quello che ho percepito fin dal mio arrivo qui. Sapere che il Bologna ha fatto uno sforzo importante per acquistarmi dal Malmö mi onora, e ogni giorno cerco di ripagare la società mettendoci il massimo dell’impegno e dando tutto me stesso».

Qual è stata la principale difficoltà che hai incontrato durante questi primi mesi nel calcio italiano? «Ho dovuto abituarmi in fretta ad un livello di calcio molto più alto sotto tutti gli aspetti, in particolare quello tecnico, il massimo campionato svedese non è paragonabile alla Serie A. Qui in Italia giocano tanti campioni e ogni minimo errore rischi di pagarlo a caro prezzo, il pallone è meglio non perderlo…».

Ti sei ambientato rapidamente nello spogliatoio? Quali sono i compagni con cui hai legato di più? «Sì, l’inserimento è stato facile e per questo devo ringraziare i miei connazionali Filip Helander ed Emil Krafth, che all’inizio mi hanno aiutato tantissimo a comunicare col resto della squadra. Altri ragazzi con cui ho legato molto, aiutato anche dal fatto di poter chiacchierare in inglese, sono Ladislav Krejci, Adam Nagy e Mitchell Dijks, ma in generale vado d’accordo con tutti».

Dall’arrivo Mihajlovic stiamo vedendo tutto un altro Bologna: cosa è cambiato con lui, sia sul campo che nella vostra testa? «Abbiamo adottato uno stile di gioco più aggressivo, andiamo a pressare alti gli avversari e questo ci consente di renderci poi maggiormente pericolosi. E sul piano mentale, nonostante la difficile situazione di classifica, ci sentiamo più tranquilli e andiamo sempre in campo per vincere, senza paura, consapevoli dei nostri mezzi».

Com’è il tuo rapporto con il mister? È vero che vi sta insegnando alcuni trucchi per migliorare sui calci di punizione? «È vero, a fine allenamento ci fa vedere come si fa (ride, ndr), lui era ed è ancora bravissimo a calciarle, possiamo imparare tanto. Con lui ho un buon rapporto, ci parlo spesso e mi dà consigli preziosi».

All’interno dell’attuale 4-2-3-1 c’è una posizione in cui ti senti maggiormente a tuo agio? «A me interessa giocare, il ruolo lo decide l’allenatore e io mi adatto senza problemi. Diciamo che per caratteristiche sono un centrocampista offensivo, quindi mi trovo bene in quella zona centrale di campo vicina alla trequarti».

Dove ti senti già migliorato e dove invece pensi di dover ancora lavorare tanto per crescere? «Penso di essere cresciuto abbastanza in fase difensiva, di interdizione, mentre devo migliorare quando ho la palla tra i piedi, perfezionare ulteriormente la tecnica ed essere più lucido nel prendere certe decisioni. Però qualche passo avanti lo sto facendo: nel finale del match di Torino, ad esempio, potevo tirare in porta e invece ho preferito puntare la bandierina per mettere al sicuro il risultato (sorride, ndr). Comunque sono ancora giovane, il tempo è dalla mia parte».

Domenica contro il Sassuolo una gara fondamentale che potrebbe portarvi fuori dalla zona retrocessione: come la state preparando? «Come al solito, senza eccessiva pressione ma allenandoci duramente sul campo (detto da lui, we train very hard, fa più effetto, ndr) e analizzando bene la nostra avversaria in video, per farci trovare preparati. Sappiamo dell’importanza di questa e di tutte le ultime dieci partite di campionato, vogliamo conquistare al più presto la salvezza».

Un po’ di curiosità extra campo… Come ti trovi in città? Come occupi il tuo tempo libero? Hai già un piatto preferito? «Vivo in zona centro e sto davvero benissimo, Bologna è una città non troppo grande e mi piace molto. Gran parte del tempo libero lo trascorro con la mia ragazza, che è qui con me, ci rilassiamo oppure andiamo un po’ in giro. Abbiamo un debole per le tagliatelle al ragù e i tortellini ma qui è tutto squisito, soprattutto la pasta (ride, ndr)».

Risposta scontata ma domanda doverosa: da bambino chi era il tuo idolo? «Essendo svedese, per di più nato e cresciuto a Malmö come lui, non posso che dirti Zlatan Ibrahimovic, un fuoriclasse assoluto».

Avvicinandoci di più al tuo ruolo, c’è un giocatore che ammiri particolarmente? «Mesut Özil, un po’ discontinuo ma con una classe sopraffina, mi piace molto osservare i suoi movimenti e il modo in cui accarezza il pallone, è unico».

Tuo padre Bo è stato un campione di hockey su ghiaccio: quanto hanno inciso i suoi insegnamenti nel tuo percorso per diventare uno sportivo professionista? «Tanto, perché appunto lui lo è stato e sa come si arriva ad alti livelli, anche se in un altro sport. Mi racconta spesso dei sacrifici fatti per realizzare il suo sogno, mi aiuta a capire quando sbaglio, mi tranquillizza o mi carica a seconda del momento che sto vivendo. Nonostante la distanza è un padre molto presente nella mia vita, e comunque appena può viene al Dall’Ara a seguirmi».

Come ti vedi da qui a quattro-cinque anni? «Spero di essere diventato un calciatore importante con la maglia del Bologna, di aver mostrato a tutti quello che so fare. Questo almeno è il mio obiettivo».

E il primo gol in rossoblù quando arriverà? «Presto, presto (lo dice in italiano e sorride, ndr)».

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