Vanessa Leonardi: “Bologna è vista come società ricca e di prospettiva”

Fine campionato, tempo di bilanci per analizzare la stagione che si è appena chiusa e per parlare di quella che verrà. ZO ha fatto il punto della situazione con la giornalista di Sky Vanessa Leonardi.

Due giorni fa è terminato il campionato, che il Bologna ha chiuso al 14° posto con 42 punti. E’ opinione diffusa che questo sia davvero il reale valore della squadra: è così anche secondo te? «Penso di sì, anche se forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più. La squadra ha comunque fatto bene con Donadoni e si è ritrovata salva, quindi ci può essere stato un calo di tensione. E’ una squadra molto giovane e se rimane Donadoni, come penso, avranno un’estate intera per lavorare. Arriveranno altri giocatori e altri giovani con cui lavorare benissimo come sa fare Donadoni. Per il momento va bene così, dall’anno prossimo mi aspetto comunque qualcosa in più».

Chi è giocatore del Bologna che più ti ha sorpreso e da chi invece ti aspettavi di più? «Più che sorpreso, è stata una conferma ed è Masina: mi piace davvero tantissimo. E’ giovanissimo ma ha già la struttura fisica di un giocatore formato. Mi è piaciuto tanto anche Brienza, è un ragazzo straordinario, simpaticissimo, bravissimo ed è davvero un piacere vedere come tocca il pallone. Dispiace invece tanto per Destro, a lungo infortunato: diciamo che la sua stagione sarà la prossima. Quest’anno ci sono gli Europei e avrebbe potuto giocarsi questa chance visto che non sono così molti gli attaccanti che segnano tanti gol».

Ti aspettavi che la sua assenza si sarebbe fatta sentire così tanto? «Sì perché Mattia è un giocatore importante. Non è una punta statica, fa movimento e crea quindi apprensione nella difesa avversaria e può liberare i vari Giaccherini, Brienza o gli inserimenti dei centrocampisti. La sua assenza si è sentita non solo per i gol, visto che il Bologna non ha segnato tanto, ma anche per la manovra dell’attacco».

In questa salvezza tranquilla quanto ha inciso, a tuo avviso, Donadoni? E’ stato lui la vera svolta? «Sì, assolutamente. E’ una persona eccezionale, un grandissimo allenatore e ha questa capacità di essere severo con i suoi giocatori ma allo stesso tempo molto sereno e tranquillo. La vera svolta è stato lui, anche perché diversamente non si spiegherebbe, per la squadra, un cambio del genere. Ha lavorato non solo fisicamente ma sulla testa dei giocatori. Sembra vi sia stato un clic che li ha sbloccati: il merito è tutto suo».

L’obiettivo in vista dell’estate sembra quello di apportare qualche correttivo e non stravolgere la squadra. Che tipo di mercato ti aspetti? «Bisognerà innanzitutto vedere se verrà fatta qualche cessione e chi sarà il direttore sportivo, se resterà Corvino o arriverà, ad esempio, Sabatini. Che è un assoluto fuoriclasse nei giovani e nel trovare ragazzi interessanti. Servirà sicuramente un rinforzo in attacco e, più in generale, direi un rinforzo per reparto. E poi i giovani di talento che ha il Bologna, me li terrei stretti».

In ballo c’è anche il progetto di restyling dello stadio. Tu che idea ti sei fatta del Dall’Ara? «Spero che Saputo riesca a fare lo stadio, perché Bologna è una piazza meravigliosa e ha un tifo bellissimo e secondo me si merita un impianto all’altezza della sua squadra e della sua tifoseria. Il Dall’Ara è storico e ogni volta che ci entro mi piace anche per quello che significa. Ha però bisogno certamente di un restyling e di essere al passo con i tempi, anche perché abbiamo visto quanto sia importante avere uno stadio di proprietà, un impianto in grado di portare gente allo stadio perché ti fa venire voglia di andarci. Lo stadio dovrebbe diventare questo, oltre che un luogo dove andare a vedere le partite».

Con Saputo come chairman il Bologna ha enormi potenzialità di crescere. Anche da fuori si ha questa percezione? «Devo dire di sì. Tutti sanno chi è Saputo e le potenzialità economiche che ha. Basta vedere chi ha scelto: Fenucci, che è molto bravo come amministratore delegato, e Corvino, finché rimarrà. E come direttore sportivo si parla di uno dei migliori per rimpiazzarlo, Walter Sabatini. Oppure di Bigon, che a Napoli qualcuno, vedi Callejon, Mertens e Higuain, ha portato. Questo dà la misura di cosa sia Bologna. Sabatini lascerebbe la Roma per andare a Bologna e questo perché al di fuori è vista come una società ricca, di prospettiva, che vuole tornare ad essere una piazza pronta a competere molto più che per il 14° posto».

Allargando l’orizzonte non solo al Bologna, qual è la gara che più ti ha emozionato quest’anno vivendola da vicina? «L’ultima, Napoli-Frosinone. Mi dispiace per i tifosi e i giocatori del Frosinone, che forse non meritavano di retrocedere, ma è stata una serata pazzesca. Ho vissuto il record di Higuain, il San Paolo pieno, tutti che cantavano, i giocatori che alla fine non se ne volevano andare. Probabilmente questa è la gara più emozionante che ho vissuto quest’anno: non so se la più bella, ma di sicuro la più emozionante».

L’immagine che ti porterai dietro di questa stagione è quindi il gol in acrobazia di Higuain? «Eh sì. Il 36° gol, quello che ti dà il record e tu lo fai con una rete pazzesca: era proprio segno del destino che lo dovesse fare in quel modo e in quella serata. Credo sia una delle emozioni più belle che mi porto dietro di questo campionato».

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