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Villa: “I giovani vanno valorizzati meglio, a Saputo consiglio di essere più presente”

Renato Villa, 230 presenze complessive e 6 gol con la maglia del Bologna tra il 1986 e il 1992, per il popolo del Dall’Ara è stato e sarà sempre ‘il Mitico’, coriaceo, scattante e infaticabile soldato di mille battaglie. Oggi ZO lo ha contattato per fare insieme a lui un primo piccolo bilancio della stagione rossoblù, alla vigilia delle ultime tre giornate di campionato.

Renato, qual è la cosa che più ti è piaciuta della stagione che sta per concludersi? «Alcuni giocatori, nei quali non nutrivo troppa fiducia ad inizio anno, si sono rivelati delle piacevoli sorprese, mi hanno fatto ricredere. Hanno tirato fuori le loro qualità e ci hanno messo anche molto impegno e molta grinta, doti fondamentali se si vuole emergere sul palcoscenico della Serie A».

Qualche nome? «Verdi su tutti, lo scorso anno lo avevo seguito a Carpi e non mi aveva convinto per niente. Invece in questa stagione, nonostante un brutto infortunio, si è imposto come uno dei leader tecnici della squadra, dimostrando di avere grande carattere oltre a due ottimi piedi. Poi Di Francesco e Mbaye, sempre preziosi quando chiamati in causa, e non è mai facile rispondere presente per chi viene utilizzato poco. Cito anche Pulgar, ancora un po’ discontinuo ma che con grande applicazione sta imparando il ruolo di regista».

La cosa che invece ti è piaciuta di meno? «Mi riallaccio al discorso precedente e parlo ancora dei giovani, della loro gestione. Al netto di qualche miglioramento, credo che non tutti siano stati valorizzati nel modo giusto, alcuni hanno ricevuto troppo poco spazio ed è quasi impossibile esprimere un giudizio preciso su di loro. La politica della società penso sia giusta, per crescere e guardare al futuro il Bologna fa bene a puntare sui giovani, ma una volta che li acquisti devi poi fare di tutto per favorire la loro crescita, magari anche rischiando qualcosa, altrimenti tanto vale venderli e affidarsi a gente più navigata».

Inutile girarci attorno, parliamo di Donadoni: pensi sia ancora l’uomo giusto per guidare questo Bologna? «Bisogna capire bene cosa vuole fare la società sul mercato. Se l’idea, o la necessità, è quella di vendere un altro giovane talento per fare cassa e rinforzare la squadra con qualche giocatore esperto, già fatto e finito, penso che Donadoni possa andare benissimo. Se invece si punta a trattenere tutti i ragazzi di valore presenti in rosa e a valorizzarli fino in fondo, magari aggiungendone altri senza spendere cifre folli, allora forse ci sono allenatori più predisposti a lavorare con e sui giovani».

La squadra, comunque, va rinforzata: come e dove? «In primis credo serva un ricambio al centro della difesa, considerando che Maietta e Gastaldello sono in fase calante. Poi, vista la partenza di Dzemaili, una mezzala di spessore. In avanti aggiungerei un’altra prima punta che possa fare un po’ di concorrenza a Destro, che gli fornisca qualche stimolo in più, perché se il tuo principale rivale per una maglia è Sadiq puoi dormire sereno. E magari anche un altro esterno per completare la batteria insieme a Verdi, Krejci e Di Francesco. Ma siamo sempre lì, se l’obiettivo è la semplice salvezza penso bastino tre-quattro rinforzi, se invece è la parte sinistra della classifica ne servono almeno cinque-sei».

C’è qualche giocatore in particolare che pensi possa fare al caso dei rossoblù, per costo e caratteristiche? «Per non sconfinare nel campo dei nomi impossibili, prenderei Paloschi. Non è più reclamizzato come qualche stagione fa, a Bergamo si è un po’ perso, ma credo abbia ottime qualità e grande voglia di rivalsa. Potrebbe essere proprio lui quell’elemento capace di pungolare Destro e farlo rendere di più, oltre ovviamente ad affiancarlo in qualche occasione. A centrocampo di giovani veramente bravi ce ne sono pochi, e chi li ha o se li tiene o chiede cifre altissime, mi auguro quindi che Bigon e i suoi collaboratori riescano a scoprire qualche nuovo prospetto interessante in giro per il mondo».

Da difensore a difensore, un pensiero su Masina: sei fra quelli che vedono in lui un potenziale campione o lo ritieni molto sopravvalutato? «Credo che il ragazzo abbia grandissime qualità. Non dico che gli serva una guida, perché conosco bene il suo procuratore Marco De Marchi e so che non lo lascia mai solo e lo riempie di consigli, ma sicuramente deve crescere sul piano mentale. Capisco che a quell’età non sia facile, a maggior ragione quando passi in pochi anni dalla C2 alla Serie A, ma se Adam sta lì con la testa può migliorare tanto e arrivare in alto, altrimenti rischia di rimanere ad un livello normale».

Bologna 14° nello scorso campionato e 15°, per ora, in quello attuale, con 35 sconfitte complessive: se la squadra non brilla c’è qualcosa da rimproverare anche alla società? «Non mi permetto di rimproverare un presidente come Saputo, con tutto quello che ha già fatto per il club, solo gli consiglio di essere più presente qui. Capisco sia molto impegnato per lavoro e abbia anche gli Impact da mandare avanti, trovare sempre il tempo per tutto e tutti non è semplice, ma la presenza del patron a mio avviso è fondamentale. Puoi delegare e fidarti di chi lavora per te, certo, però esserci fisicamente e tastare ogni situazione con mano è un’altra cosa».

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