Zanarini:

Zanarini: “Gli stimoli sono pochi, userei il mercato per rimescolare un po’ le carte”

Conclusi gli impegni sul campo per questo 2016, è tempo di bilanci su questa prima parte di stagione del Bologna. Abbiamo fatto il punto della situazione in casa rossoblù con il giornalista Nicola Zanarini.

Dopo un inizio di campionato positivo, che aveva quasi autorizzato sogni d’Europa, il Bologna ha un po’ rallentato: come ti spieghi questo ‘prima’ e ‘dopo’, e a tuo avviso qual è il vero Bologna? «Probabilmente una via di mezzo, anche se sono molto curioso di vedere come sarà alla ripresa a gennaio, a ranghi più o meno completi. All’inizio c’è stato uno sprint anche per una buona preparazione, Donadoni per la prima volta ha avuto la squadra in mano dall’estate: qualche infortunio c’è stato anche durante la preparazione, ma i migliori c’erano tutti. Poi l’infortunio di Verdi è stato la chiave negativa dell’autunno, dopo che si è fatto male lui veramente non ha più girato nulla soprattutto in attacco. Lì ci siamo veramente piantati, l’uomo chiave è stato lui e spero torni ad esserlo a gennaio».

È quindi un Bologna più Verdi-dipendente che Destro-dipendente? «Direi di sì, senza alcun dubbio. Destro ha avuto un momento discreto in cui è tornato a segnare con un po’ di continuità, quei quattro gol sostanzialmente li ha realizzati tutti nella prima parte del campionato dopo che è rientrato. Ultimamente ha inciso soltanto nella partita con il Palermo, anche a Pescara è stato abulico, completamente fuori da un contesto che ha prodotto tre gol e tante occasioni. Si è guadagnato un rigore e non è neanche andato a tirarlo nonostante il piccolo acciacco. Chi vuole, chi ha la grinta e la determinazione quel rigore se lo prende, dopo esserselo procurato. È un giocatore in fase di involuzione, se mai ha avuto un’evoluzione. Di sicuro, quindi, il Bologna ha contato molto più su Verdi, fino all’infortunio, che non su Destro».

È allora Verdi la rivelazione di questa prima parte di stagione? E da quale giocatore, invece, ti aspettavi di più? «Un’altra rivelazione è Viviani: non era affatto scontato che avrebbe trovato spazio in un centrocampo molto affollato. Ultimamente è l’unico che ha veramente il passaggio illuminante, il cross: ne ha fatti già diversi, compreso quello per Masina a Pescara. Per quanto riguarda le delusioni, di Destro si è già detto e direi anche Gastaldello. Adesso si sta un po’ riprendendo grazie alla presenza di Maietta, ma se dovesse guidare da solo una difesa così giovane farebbe molta, molta fatica come ha dimostrato con le espulsioni a ripetizione a inizio stagione. Maietta purtroppo è limitato dagli infortuni, altrimenti lui sì che saprebbe guidare la difesa anche da solo nonostante la giovinezza degli altri centrali ed esterni, a parte Torosidis».

Che mercato ti aspetti a gennaio? «L’hanno detto tutti i dirigenti e lo ha ribadito Saputo, è più o meno un mantra: a gennaio si cercano le occasioni e se si trovano si colgono, ma i saldi sono più nei negozi che nella sessione di riparazione del calciomercato, dove è esattamente il contrario, ovvero tutto costa molto di più. Prima di tutto bisogna far uscire qualcuno. Mounier, anche se adesso è tornato utile in assenza di Rizzo e Verdi, se ne tornerà in Francia. Per quanto riguarda gli esterni, Biabiany farebbe comodo da subito, Donadoni lo conosce e andrebbe benissimo nel 4-3-3 come esterno veloce. Cerci io lo prenderei, ma a quel punto bisognerebbe farne uscire due. Credo che inizialmente non darebbe molto, poi però dopo qualche mese in un ambiente che ha rigenerato tanti campioni e tanti attaccanti, in ottica del prossimo campionato potrebbe tornare quello del Torino».

La lotta per la salvezza non sembra riguardare il Bologna: è già, a metà stagione, un Bologna che corre il rischio di non avere più stimoli? «Purtroppo sì. Anche per questo – nonostante tutti dicano che si farà poco e si agirà soltanto se ci saranno occasioni – userei il mercato in prospettiva per prendere anche un paio di giocatori da provare subito per vedere se possono essere buoni per la prossima stagione, e per cercare gli stimoli che non ci saranno. L’unico stimolo, con undici punti di vantaggio sulla zona retrocessione, è quello di tenere lontane quelle dietro e rimontare qualcuna di quelle davanti. L’Europa League è troppo, troppo lontana, e lo stesso Saputo dice che ci vorranno minimo tre anni o più probabilmente cinque per tornarci. Purtroppo quello stimolo lì non l’hai, io lo creerei cercando di lavorare in prospettiva per la prossima stagione con qualche giocatore da provare. Un po’ di rimescolamento lo farei, non mi limiterei a un paio di scambi, con qualcuno che esce e qualcuno che entra: farei qualcosa di più».

L’obiettivo dichiarato dalla società è quello di crescere un passo alla volta: trovi che sia il progetto giusto o ti aspettavi che le tappe sarebbero state bruciate più rapidamente? «No, non me l’aspettavo perché Saputo non è un ‘ricco scemo’, come direbbe qualcun altro. È una persona molto pragmatica, che ha un progetto come ha ribadito più volte anche Fenucci. Nelle proprietà nordamericane si agisce in questi termini, con molta cautela e sapienza imprenditoriale. Quindi non me l’aspettavo, speravo magari che ci fosse un’accelerazione ma visto il mercato della scorsa estate non è che potessimo aspettarci fuoco e fiamme. È anche vero che il mercato della scorsa estate non l’abbiamo visto ancora completamente applicato, perché secondo me Sadiq in prospettiva può essere un buon giocatore. Non è del Bologna, ma c’è un diritto di riscatto dei rossoblù e un contro-riscatto della Roma: resta un oggetto misterioso ma come hanno detto Fenucci, Bigon e Donadoni anche lui può essere un acquisto da gennaio in poi».

Tu, oltre al calcio, segui per professione anche il basket: il cuore dove batte un po’ di più? «Non è difficile dirlo, da radiocronista della Virtus ed essendo nato con Renato Villalta negli occhi, con il suo famoso tiro dalla mattonella dell’angolo. Sono virtussino dalla testa ai piedi e mi ha fatto un male pazzesco raccontare lo scorso anno la prima storica retrocessione in A2, mentre l’anno prima ero stato ben contento di accompagnare la squadra ai playoff dopo qualche anno di assenza. La risposta, in questo caso, è la più semplice che ci sia».

Com’è nata la passione per calcio e basket? «Sono diventato tifoso di calcio nel campionato 1981/82, con la prima storica retrocessione del Bologna in B, e sono rimasto un po’ scottato. Subito dopo, per tirarmi un po’ su il morale, sono diventato tifoso della Virtus nella stagione 1983/84, quella del decimo scudetto, passando quindi dalle stalle alla stella. Si spiega così, la storia personale un bambino un po’ ‘frustrato’ che si è innamorato di entrambi questi sport ed è riuscito a seguirli e praticarli con passione e costanza».

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