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Zauli: “La dimensione ideale per Bologna è quella europea. Allenare la Juventus Primavera? Vediamo…”

Nel soprannome ‘lo Zidane della Serie B’ è riassunta alla perfezione la sua storia, quella di un numero 10 sontuoso ma incredibilmente sottovalutato, colpa di un calcio in cui la fisicità e i ritmi forsennati hanno tolto via via sempre più ossigeno alla tecnica e alla qualità, facendo quasi scomparire la figura del trequartista. Lamberto Zauli ha comunque giocato e incantato anche nel massimo campionato, regalando magie in particolare a Vicenza, Palermo e Bologna, dove ha persino sfiorato una storica qualificazione alla Champions League. Una volta appesi gli scarpini al chiodo è diventato allenatore, e dopo tanto girovagare ha trovato gioie e gratificazioni in quel di Empoli, alla guida della formazione Primavera. Oggi lo abbiamo contattato per parlare dei rossoblù, tra presente e passato, di Under 21 e ovviamente di lui, finito addirittura nel mirino della Juventus…

Lamberto, partiamo da te e da questa stagione alla guida dell’Empoli Primavera, che hai portato in salvo battendo il Genoa ai playout. «Noi eravamo una neopromossa e tra Primavera 2 e 1 c’è una grandissima differenza sotto tanti punti di vista, il fatto che siano retrocesse Milan, Udinese e Genoa la dice lunga sul livello del campionato. Vista la partenza non all’altezza, anzi direi proprio deficitaria, essere riusciti a salvarsi è stata una bella gratificazione per me, per la società e soprattutto per i ragazzi, che potranno continuare a competere con i migliori».

Si parla con insistenza di un tuo approdo sulla panchina della Juventus Primavera: è un’ipotesi concreta? «È una possibilità, nel senso che se ne sta parlando. Io sono ancora sotto contratto con l’Empoli e quindi i tempi saranno un po’ più lunghi, spero comunque che la prossima settimana si arrivi ad una decisione sia da un lato che dall’altro. La Juventus è uno dei primi cinque-sei club al mondo, quindi è chiaro che per me sarebbe una grande opportunità, ma rispetto molto il mio attuale club e dunque attendo gli sviluppi in totale serenità».

In futuro pensi di tornare ad allenare i ‘grandi’ o è una parentesi chiusa? «Io faccio questo mestiere con passione e ambizione, perché credo che anche nello sport sia giusto puntare il più in alto possibile. Arrivare ad allenare i ‘grandi’ in categorie di un certo livello rimane l’obiettivo principale, starà a me provare a raggiungerlo passo dopo passo».

Restando in tema allenatori, ti aspettavi un tale miracolo sportivo da parte di Mihajlovic? «Mi aspettavo la salvezza, ma anche per esperienza sapevo che non sarebbe stato semplice: visto l’inizio così tanto ad handicap, non c’era più nulla di scontato. Sinisa ha reso felice Bologna, notoriamente una piazza molto affettuosa ma dal palato fino, sotto tutti i punti di vista, perché ha raggiunto l’obiettivo giocando un bel calcio. La permanenza in A era nelle sue corde, così come in quelle dei giocatori, ma basta guardare i numeri per capire che si è andati ben oltre: la media punti racconta di un cammino stratosferico, da primi posti in classifica, qualcosa che resterà per sempre nella memoria dei tifosi».

Dal mercato stanno arrivando diversi rinforzi per la difesa, mentre in attacco si potrebbe anche continuare così, confermando Destro… «Destro è un ottimo finalizzatore che purtroppo a Bologna non ha tirato fuori quella personalità dimostrata quando era più giovane, ma in fin dei conti è sempre riuscito a segnare gol pesanti. Dall’esterno è difficile parlare, però Sabatini e Mihajlovic lo conoscono bene e quindi penso che se decideranno di dargli ancora fiducia lo faranno perché ci credono davvero. Sono sicuro che il mister, in particolare, saprà stimolarlo nel modo giusto e riportarlo ai livelli che gli competono».

Cosa manca a questo gruppo per effettuare un ulteriore salto in avanti? «A mio avviso il Bologna è già a buon punto, sia in campo che in ufficio: è chiaro che sulla squadra ci saranno pressioni e aspettative maggiori, visto lo splendido girone di ritorno e il decimo posto finale, ma sia Mihajlovic che i suoi ragazzi hanno dimostrato di avere carattere, e le prime mosse di mercato danno l’idea di una società che ha le idee chiare. Non c’è bisogno di stravolgere nulla, solo di rinforzare in maniera adeguata ogni reparto, e mi pare che la direzione intrapresa sia proprio questa».

Nel Bologna attuale il ruolo di trequartista è ricoperto da Soriano, appena riscattato dal Villarreal, non proprio un ‘10’ classico ma una pedina fondamentale per l’equilibrio tattico della squadra. «Esatto, non stiamo parlando di un rifinitore classico ma di un giocatore capace di unire qualità e sostanza, fungendo un po’ da ago della bilancia. Nel modulo di Mihajlovic, dove gli esterni offensivi erano quasi due centravanti aggiunti, ha svolto un ruolo fondamentale, anzi, credo addirittura che il suo inserimento in quella zona di campo abbia rappresentato il cambio tattico decisivo per cominciare la rincorsa verso la salvezza».

Saputo ha investito molto anche per trattenere Orsolini e Sansone: ti aspetti grandi cose da loro nel prossimo campionato? «Assolutamente sì, perché sono due buonissimi giocatori che hanno già dato prova di avere grandi qualità, anche se Orsolini è più giovane arriva da un campionato davvero importante. Come dicevo poco fa, nella prossima stagione ci saranno pressioni e di conseguenza responsabilità diverse, ma entrambi possiedono i mezzi sia tecnici che caratteriali per trascinare i compagni verso un futuro roseo».

A proposito di Orsolini e di giovani italiani, la prematura eliminazione dall’Europeo della nostra Under 21 può essere definita un fallimento o forse è un giudizio un po’ troppo pesante? «Quando nel girone vinci due partite su tre, battendo anche la Spagna che è forse la squadra più forte del torneo, e andando fuori per un mezzo tempo sbagliato contro la Polonia, il rammarico non può che essere enorme. In questi casi il confine tra il fallimento e il successo è enorme, basta un episodio che gira in un verso o nell’altro: senza dubbio c’erano le condizioni e il potenziale per fare meglio, ma non giudicherei in maniera troppo negativa il percorso degli azzurrini».

Nel calcio di oggi, che chiaramente è cambiato rispetto a qualche anno fa, esiste uno Zauli? «È sempre difficile fare paragoni, a maggior ragione se di mezzo c’è una discreta distanza temporale, e poi penso che ogni giocatore sia unico nel suo genere, si possono avere alcune caratteristiche in comune ma trovare una vera e propria somiglianza è complicato. Alcuni tifosi del Palermo mi hanno detto di avermi rivisto un po’ in Franco Vazquez: per ruolo, fisico e movenze è un accostamento che tutto sommato ci può stare».

Il Bologna 2001-2002, con te in campo e Guidolin in panchina, toccò quota 52 punti e sfiorò l’Europa: è arrivato finalmente il momento di riprovarci? «Se non sbaglio quel punteggio rappresenta ancora un record per i rossoblù da quando sono stati introdotti i tre punti per la vittoria, solo Pioli andò vicino a superarlo nel 2012. Potevamo arrivare addirittura in Champions, poi sfumò anche la Coppa UEFA, fu davvero un finale amaro… Comunque, il Bologna deve puntare a ritornare a quei livelli, senza fare il passo più lungo della gamba ma con la consapevolezza di rappresentare una grande piazza. Vista anche la solidità e le ambizioni del presidente Saputo, credo davvero che quella europea sia la dimensione ideale per il club».

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