Zazzaroni:

Zazzaroni: “Il Bologna è questo, Donadoni ha colpe relative. La prossima estate mi aspetto investimenti sul mercato”

Quattro sconfitte di fila, di cui l’ultima fra le mura amiche del Dall’Ara contro il piccolo Crotone. Una classifica tranquilla ma pur sempre anonima. Un salto di qualità che tarda ancora ad arrivare, i soliti dubbi sul valore della squadra e un allenatore sempre più nel mirino della critica. Per analizzare e commentare il rendimento del Bologna dopo le prime dodici giornate di campionato, ZO ha contattato il giornalista, opinionista e tifoso rossoblù Ivan Zazzaroni.

Zazzaroni, sabato al termine di Bologna-Crotone tanti tifosi rossoblù hanno pensato: “Ecco, ci risiamo”… «Chi ha pensato così ha evidentemente fatto valutazioni sbagliate in precedenza. Questa squadra è pressoché la stessa dell’anno scorso con alcuni momenti di crescita sul piano del gioco, che mi pare sia leggermente migliorato al pari di qualche singolo, e con un Palacio in più ad accrescere la qualità, senza sottovalutare il contributo di Poli. Ma il livello generale è circa quello, peraltro la partenza era stata buona e adesso non bisogna abbattersi di fronte alle prime difficoltà. L’attuale Serie A consente di salvarsi con grande serenità, anche se si prospetta un altro campionato avaro di soddisfazioni».

In parole povere, la solita mediocrità. «La classifica non è brutta, anzi, il problema non è il Bologna ma siamo noi che giudichiamo e spesso sbagliamo. Un miglioramento c’è stato, lo testimoniano soprattutto le belle prestazioni contro Napoli, Inter e Roma, mi pare ci sia una crescita in atto ma non aspettiamoci chissà cosa. Su quali basi la squadra sarebbe migliorata? Verdi, ok, qualche lampo di Di Francesco, un po’ meglio Petkovic, passi avanti di Pulgar e Donsah, che a me piace tanto ma è ancora troppo discontinuo, dietro all’incirca siamo quelli. Sarà una stagione simile a quella passata, speriamo con meno scivoloni e qualche soddisfazione in più».

Quindi, se la squadra ha dei limiti, le critiche che stanno piovendo su Donadoni sono esagerate. «Il tecnico ha ovviamente grandi responsabilità, quando la squadra funziona viene incensato e quando va male è il primo su cui si punta il dito, ma il Bologna attuale non mi pare stia andando male. Bisogna valutare il lavoro di un allenatore sulla base di prestazioni e punti, e adesso non è tutto così negativo, semplicemente chi sognava o addirittura credeva nella zona Europa League stava esagerando e anche molto. Direi che al massimo si possa puntare al decimo-undicesimo posto, e sarebbe già un ottimo piazzamento, poi la speranza è che dalla prossima estate venga effettuato qualche investimento in più sulla squadra. Saputo ha messo tanti soldi all’inizio, per risollevare il club e ricostruire la rosa quasi da zero, ma negli ultimi due anni sul mercato è stato speso poco o nulla».

In avanti ci sono comunque a disposizione giocatori come Verdi, Di Francesco, Destro e Palacio: non pensa che si possa fare un po’ meglio di così? «Un po’ meglio sì, ma non molto. Il valore potenziale conta il giusto, bisogna guardare i numeri: chi porta gol nel Bologna? Qualcosina Verdi, specialmente su palla inattiva, Di Francesco deve ancora affermarsi, Destro non è certo quello di Siena o del primo anno a Roma, per fortuna è arrivato Palacio. E come dicevo prima, non è che anche la difesa sia impeccabile. Certo, qualche passo avanti incoraggiante si è visto, soprattutto da parte di Helander, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare».

Una domanda che ormai da mesi si stanno facendo tutti: esiste ancora la possibilità di recuperare Destro? «Sinceramente credo che Mattia farebbe meglio a cambiare aria. Poi nel calcio le sorprese ci sono sempre, però le partite passano e la sua crisi si allunga sempre di più, non capisco cosa gli stia succedendo. Parliamo di un ottimo centravanti, e in cuor mio spero ancora che riesca a ritrovarsi in maglia rossoblù, ma ora come ora il Bologna gioca meglio senza di lui e penso che di fronte ad una buona offerta la società potrebbe valutare seriamente la sua cessione».

Tornando sulla società, come valuta questo primo triennio con Saputo al comando? «Innanzitutto Saputo ha messo a posto i conti e garantito la sopravvivenza del club. E l’ha garantita in Serie A, che non è roba da poco, investendo molto sulle infrastrutture. Adesso la speranza è che dopo tre anni di consolidamento, sia finanziario che sportivo, si possa assistere a qualche altro acquisto di un certo spessore sul mercato: non si può solo sopravvivere, è normale che prima o poi la piazza chieda anche di divertirsi un po’»

Per concludere, la Nazionale e le sue sensazioni sul doppio spareggio con la Svezia: ci andiamo in Russia? «Le sensazioni mi dicono che dovremmo farcela, non riesco neanche a pensare il contrario, non considero quella possibilità. Rimanere fuori dal Mondiale sarebbe terrificante, soprattutto perché non comporterebbe scossoni ai vertici del nostro calcio, il sistema resterebbe lo stesso. A farne le spese sarebbe soltanto Ventura, capro espiatorio perfetto per nascondere le lacune di un intero movimento».

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