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Caffè nero bollente

Quattro sconfitte di fila, come lo scorso febbraio. Una partita, quella persa 3-2 al Dall’Ara con il Crotone, di certo rocambolesca e sfortunata, ma che ha evidenziato le solite lacune del Bologna, su tutte quelle caratteriali e di pericolosità offensiva. Contro gli uomini di Nicola i rossoblù hanno creato tanto, tenendo il pallino del gioco e nascondendo il pallone agli avversari per gran parte del tempo, ma come di consueto hanno peccato in termini di cinismo. Nonostante siano turbinati parecchi palloni nell’area calabrese, è mancata più volte la zampata vincente, e le due reti sono arrivate solo grazie a due straordinarie prodezze di Simone Verdi, che ha trasformato due punizioni calciando la prima col sinistro e la seconda col destro. I tre gol del Crotone sono stati episodici, vero, ma forse proprio per questo è inaccettabile che i rossoblù li abbiano incassati: un’occasione la si può anche concedere, tre sono veramente troppe. Insomma, un brutto risveglio per un gruppo adesso avrà due settimane per preparare una sfida delicata come quella contro l’Hellas Verona dei tanti ex, formazione affamata di punti salvezza.

Caffè nero bollente, ammazzo il tempo così (Fiorella Mannoia, ‘Caffè nero bollente’, 1981) – Un brutto risveglio, dicevamo. Brutto perché inaspettato, a differenza di quelli successivi alle sfide contro Atalanta, Lazio e Roma. Per quanto dopo tre vittorie consecutive nell’ambiente ci fosse ottimismo, c’era anche la consapevolezza che squadre di quel calibro fossero ancora lontane dalla portata del Bologna. La sfida interna contro il Crotone doveva rappresentare la ripresa del cammino, la messa in moto dopo il guasto temporaneo di un motore che fino a quel momento aveva girato così bene. Si è invece trasformata in un incubo, seguito da un risveglio brusco e da un caffè amaro che ancora scotta in gola, la stessa gola che aveva urlato di gioia per salutare una doppietta su calcio piazzato che sotto le Due Torri non si vedeva da vent’anni. È una ferita che brucia, e che ci metterà del tempo a rimarginarsi. Come minimo due settimane.

Aveva gli occhi dell’amore, verdi (I profeti, ‘Gli occhi verdi dell’amore’, 1968) – Eppure era iniziato tutto così bene. O forse per lui non tanto, a dire il vero, visto che è sceso in campo poco dopo aver saputo di essere stato escluso dai convocati per la doppia sfida che l’Italia giocherà contro la Svezia. Ma quella delusione si è trasformata in carica positiva, e due calci di punizione si sono trasformati in parabole che Cordaz ha potuto solo guardare prima e limitarsi a sfiorare poi. E ai microfoni che lo hanno cercato immediatamente dopo la fine del primo tempo, la dichiarazione più bella: «Penso solo al Bologna, è questa la mia Nazionale», una frase che aveva già detto ma che ai tifosi fa sempre piacere sentire ripetere. Aveva gli occhi dell’amore, Verdi, ed è uno dei pochissimi lati positivi di questo weekend.

Chi vive in Calabria, chi vive d’amore (Rino Gaetano, ‘Ma il cielo è sempre più blu’, 1975) – Dici Crotone e dici Rino Gaetano, e viceversa. Il cantautore era legatissimo al suo amato sud, e l’Ezio Scida ricorda lui e la sua musica ogni domenica. Nella curva rossoblù c’è un bellissimo striscione che recita: «Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me», splendida citazione di una canzone altrettanto bella, intitolata ‘Ad esempio a me piace il sud’. E naturalmente, all’ingresso in campo delle squadre, dalle casse viene sparata a tutto volume ‘Ma il cielo è sempre più blu’. Mai, da quando i calabresi sono arrivati in Serie A, questa canzone è sembrata più adatta. Due vittorie di fila, dodici punti conquistati in altrettante partite e la voglia di iniziare a guardare in alto, dopo più di un anno passato a fissarsi i piedi per paura di sprofondare. In alto, sempre più su, verso quel cielo che appare sempre più blu.

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