Continuiamo così, facciamoci del male

Continuiamo così, facciamoci del male

Guardiamo il lato positivo: questa deprimente, mediocre e miserrima stagione sta finalmente per terminare.

«Continuiamo così, facciamoci del male» (‘Bianca’, regia di Nanni Moretti, 1984) – Nell’ultima puntata di questa rubrica si era fatto appello alla società affinché facesse di tutto per confermare Verdi anche l’anno prossimo, rendendolo uomo simbolo di quella squadra “di cui andare fieri” che Saputo aveva promesso di costruire il giorno del suo insediamento. Alla luce della sconfitta interna contro il Chievo, la nona casalinga nonché ventesima in campionato di questo Bologna, l’istinto è quello di rivolgersi direttamente al numero 9 e consigliargli di non pensarci due volte ad andarsene, nel caso in cui in estate un’altra big tornasse a bussare alla sua porta. Con che faccia si potrebbe chiedere di restare ad uno dei talenti migliori del nostro calcio, dopo che già a gennaio i rossoblù lo avevano di fatto venduto a Napoli, ed era stata solo la sua volontà di restare sotto le Due Torri ad arrestare l’affare? Quello che ancora oggi qualcuno prova a spacciare come una mossa lungimirante, un sacrificio necessario per assicurare al club un tesoretto con cui puntellare l’organico, si è rivelata la più grande dimostrazione di cecità di una società che dieci decimi non li ha mai sfoggiati.
I punti raccolti dai rossoblù nel girone di andata furono 24, e ad una giornata dal termine sono appena 15 quelli raccolti dall’Epifania in poi. Un calo drastico, allarmante, arrivato nonostante la conferma di Verdi. E se fosse partito? Se fosse andato a rimpolpare la scarna rosa del Napoli, con l’obiettivo di far rifiatare uno tra Callejon e Insigne e permettere ai partenopei di puntare allo scudetto, che ne sarebbe stato dei felsinei? Chi avrebbe tentato di illuminare il gioco in questa apatica seconda parte di anno? Chiunque se ne porti una al lavoro tutti i giorni può confermare che una valigetta di pelle, seppure contenente 25 o 30 milioni cash, fatica a calciare in modo egregio con entrambi i piedi, a battere perfettamente punizioni, corner e rigori, e a mandare in porta compagni molto meno talentuosi attraverso assist al bacio. Se oggi giocatori e dirigenti possono permettersi una passerella davanti alle telecamere, dichiarando che è ancora viva la possibilità di ottenere un punto in più rispetto al 2017, buona parte del merito è di Verdi. La sua ricompensa? Un biglietto di sola andata per Milano, Napoli o Roma e la più calda delle rassicurazioni: quest’estate non ci sarà nessuna rivoluzione. Che sollievo deve aver provato Simone, sapendo che nella remota ipotesi in cui dovesse restare a Bologna, la qualità generale della squadra rimarrebbe invariata, le soddisfazioni raccolte durante l’anno sarebbero le medesime e ci si dovrebbe tenere pronti a festeggiare un arrivo a 43 punti.
Ma in fondo cosa importa, sono solo battute, sterili polemiche da ‘giornalai’. Chi se ne frega del record negativo di sconfitte in una singola stagione, e se l’assurda gestione di Destro dovesse portare ad una sua svendita durante il prossimo mercato. Non conta se Donadoni ha un ingaggio da top manager e ad oggi è a solo quattro lunghezze dalla terzultima, o se la cascata d’oro con cui viene ricoperto il suo staff serve per non proporre uno straccio di gioco e arrivare spesso a metà secondo tempo in debito d’ossigeno. Che noia questa litania del mancato salto di qualità, della capacità di far risorgere avversarie già spacciate, e quanta ingratitudine nei confronti di chi ci ha evitato un derby col Mezzolara ma non ha mai battuto i pugni sul tavolo dopo l’ennesima inaccettabile sconfitta. Quanta impazienza e superficialità nel bocciare senza appello una rosa talmente ricca che varie volte si è permessa di sfoggiare l’ex attacco della Ternana, quello che per ora ha segnato un solo gol in Serie A. Che belli, al contrario, i tentennamenti di Masina davanti alla possibilità di rinnovare il suo contratto e la più totale mancanza di pugno di ferro della società, che non lo ha mai invitato a tirar fuori quel talento che date le sue pretese ritiene evidentemente di possedere, o in alternativa non gli ha mai mostrato l’uscio. Che fascino il centro tecnico di proprietà, che meraviglia le dichiarazioni di allenatore e alte sfere, che finiscono quasi sempre per scivolare su una nauseabonda buccia di banana. Quanto si gonfia il cuore davanti a questa mediocrità spacciata per normalità, questo piattume venduto per crescita lenta ma costante. Mi raccomando, si continui così anche il prossimo anno, non ci azzardi a modificare niente. Facciamoci pure un altro po’ di male, sarà bellissimo.

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