Due o tre cose che so di sicuro

Due o tre cose che so di sicuro

Due o tre cose che so di sicuro (Dorothy Allison, 2019) – L’illusorio entusiasmo generatosi dopo le prime tre buone uscite in campionato (perlomeno dal punto di vista dei dividendi ottenuti, visto che il Bologna ha giocato meglio contro la Roma rispetto a quanto fatto contro il Verona, pur raccogliendo un punto in meno) non lasci spazio ad un altrettanto ingiustificato sconforto post sconfitta contro i capitolini: di punti fermi, la squadra di Mihajlovic ha fatto vedere di averne già più di uno, ed è da questi che bisogna trarre fiducia per il prosieguo della stagione.
Quello che a titolo esclusivamente personale risulta più entusiasmante, riguarda Riccardo Orsolini. Il classe 1997 è entrato in modo più o meno determinante in quasi tutte le azioni da gol dei rossoblù, esclusa la rete di Bani, procurandosi un rigore (Verona), regalando uno splendido assist a Soriano (Spal), trovando Palacio a due metri dalla porta, calciando il corner da cui è nato il 3-3 e sigillando il risultato finale (Brescia), e imbucando per Sansone una palla su cui i difensori della Roma si sono mossi in colpevole ritardo, causando il fallo da rigore su Soriano. Quando, dieci giorni fa, Carlo Nervo aveva concesso un’intervista telefonica alla nostra testata, era stato tanto sintetico quanto chiaro: «Se gira Orsolini, gira tutta la squadra».
Una benedizione assai rilevante per il talentino ex Ascoli, che se questa settimana dovesse finire un po’ in panchina a causa dei tre impegni ravvicinati, non dovrebbe però lasciare pericolosamente scoperta una zona di campo così ‘calda’ per i felsinei. Infatti (e qui veniamo alla panchina lunga, un’altra delle certezze rossoblù) il suo posto verrebbe probabilmente preso da Skov Olsen, che sta facendo sfregare le mani per la curiosità ad una piazza intera. Al danese sono bastati pochi minuti contro il Brescia per accendere gli entusiasmi dei suoi nuovi tifosi, dopo che la doppietta realizzata con la Danimarca Under 21 durante la pausa di campionato di metà settembre aveva già fatto gridare a gran voce il suo nome. Strappare una maglia ad un Orsolini così in palla, a quel fuoriclasse che risponde al nome di Rodrigo Palacio, al sempre pericoloso e tatticamente prezioso Soriano e a Nicola ‘mina vagante’ Sansone non sarà facile, ma c’è anche chi è pronto a scommettere che, una volta entrato in pianta stabile negli undici titolari, il giovane Andreas non ne uscirà tanto facilmente.
Infine, una chiosa più generale sulla squadra. Il Bologna gioca a calcio, lo sa fare e non ci rinuncia mai. Soffre e accetta il rischio quando deve, in nome di quella resilienza così importante nel calcio di oggi, ma non è partita battuta contro una squadra costruita per lottare per ‘l’Europa che conta’, e non lo farà nemmeno contro le altre big che incontrerà sul suo cammino. Come si fa a dirlo? Semplice, la pena da patire in caso contrario sarebbe una sfuriata di Mihajlovic. Che c’è, è bene ricordarlo. Da lontano, per come può, ma c’è. Sinisa è l’ultimo citato ma il primo punto fermo di questo Bologna. E anche quando a bordocampo non è presente, si vede eccome.

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