No Place Like Home

No Place Like Home

Contro l’Udinese il Bologna parte bene, gira, fa il possibile per accendere la partita e renderla scoppiettante. Funziona. I rossoblù si illuminano, l’atmosfera è quella giusta, la festa sta per partire. Poi, qualcosa si guasta. La girandola s’inceppa, smette di brillare, e il brindisi di fine anno lascia ancora una volta in bocca il sapore dell’occasione sprecata. Si riparte fra una settimana, con un nuovo anno e le stesse speranze.

E ti viene la voglia di uscire, e provare che cosa ti manca per correre al prato. E ti tieni la voglia, e rimani a pensare come diavolo fanno a riprendere fiato? (Fabrizio De André, ‘Un malato di cuore’, 1971) – Il malato di cuore cantato da De André è un bambino che rimane ai margini di un campo a chiedersi per quale motivo gli altri abbiano il privilegio, a lui sconosciuto, di correre e divertirsi. Diverrà un ragazzo che non saprà reggere al primo batticuore, e la sua vita «resterà sulle labbra» del primo amore per la troppa emozione. È la perfetta impersonificazione di un Bologna che stecca inesorabilmente le partite della svolta, e a fine gara resta a bordocampo sconsolato, a chiedersi per quanto tempo ancora dovrà accontentarsi di «farsi narrare la vita dagli occhi», senza mai potere viverla appieno. Certo, l’élite della classifica dista solo una manciata di punti, ma questa squadra sembra soffrire di un deficit genetico che gli impedisca di avvicinarsi troppo ad un’area riservata ai cuori forti. Sarebbe veramente un peccato dover rinunciare all’estasi del primo bacio a causa di un «ritmo balordo» in mezzo al petto.

There’s no place like home (Frank Baum, ‘Il meraviglioso mago di Oz’, 1900) – «Nessun posto è come casa mia», sospira Dorothy. Tutto quello che desidera è tornare in quella ‘casa dolce casa’ che nelle fiabe è sinonimo di sicurezza, mentre nel calcio dovrebbe essere il posto ideale per raccogliere punti in classifica. Dovrebbe. Sì perché il Bologna di Donadoni, statistiche alla mano, ha centrato solo 19 successi su 43 partite giocate al Dall’Ara, un bottino decisamente magro per una squadra il cui obiettivo è conquistare una classifica tranquilla e senza scossoni. Contrariamente a quanto accade nel Mago di Oz, è fuori casa che i rossoblù sembrano trovare cervello, cuore e coraggio, le tre ‘C’ che gli hanno fatto conquistare tre punti a Benevento, Reggio Emilia, Genova e due volte a Verona. Ancora una volta, il rammarico si fa pungente: se i felsinei riuscissero ad incrementare la loro lista di parole con la ‘C’ aggiungendoci ‘casa’, il Dall’Ara potrebbe diventare il palcoscenico su cui rappresentare una bellissima favola.

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