Solo tre minuti

Solo tre minuti

Il miglior Bologna della stagione? Non solo. Il migliore da un paio d’anni a questa parte. Compatto, organizzato, sicuro di sé, spietato. Da tempo i rossoblù non mettevano in campo nella stessa partita tutte queste caratteristiche, lo hanno fatto ieri pomeriggio e il risultato è stato un 3-0 senza appello alla Sampdoria rivelazione di Giampaolo. Una grande prestazione per tutti i novanta minuti, ma sono soprattutto i primi quarantacinque che avrebbero fatto la gioia di qualsiasi allenatore. Non esiste mister che, per commentare un successo di misura, non spieghi che quando la squadra ne ha la possibilità debba fare il possibile per incrementare il vantaggio, perché è sufficiente un episodio per far cambiare una partita. Così è stato contro i blucerchiati. Il Bologna non si è seduto sul primo gol di Verdi, ha raddoppiato con Mbaye ed è riuscito a non accusare l’espulsione di Torosidis. Il sigillo conclusivo di Okwonkwo, terza firma stagionale del giovane nigeriano, ha chiuso una partita praticamente perfetta, splendidamente studiata e interpretata. Al termine, Donadoni ha dichiarato che non conta tanto avere raccolto venti punti in quattordici partite, quanto farne almeno altrettanti nelle prossime quattordici. Vincere domenica contro il Cagliari potrebbe essere un gran bel primo passo nel percorso tracciato dal tecnico. Se i rossoblù giocano così, è più che possibile.

Tre minuti, solo tre minuti per fidarti di me (Negramaro, ‘Solo3min’, 2005) – La Sampdoria arrivava dal successo contro la Juventus, il sesto in sei partite casalinghe. Nella mente di tanti il Bologna era ancora un pulcino malfermo sulle gambe, capace di battere il Verona a domicilio, è vero, ma faticando molto più del previsto. C’erano tutti i presupposti perché Bologna-Sampdoria diventasse una di quelle partite di cui ci si sarebbe serviti per misurare le scarsa ambizioni dei rossoblù, e invece… E invece, dopo tre minuti di gioco, i felsinei erano già in vantaggio e Verdi di nuovo sotto la Curva Andrea Costa, per la terza volta nelle ultime due partite disputate al Dall’Ara. A volte basta poco per conquistare la fiducia in sé stessi e degli altri, anche solo tre minuti. Quelli che sono passati dal 2-1 per il Verona al 2-3 finale. Quelli sufficienti per segnare la prima volta alla Samp. O quelli sufficienti ad un ragazzino per segnare il gol vittoria a Sassuolo, o per contendere un pallone ad un compagno di squadra che ha sedici anni in più e chiudere definitivamente i conti. Ma questa è un’altra citazione.

E me ne andai verso il destino, con l’entusiasmo di un bambino (Massimo Ranieri, ‘Vent’anni’, 1970) – Esiste un modo per diventare re prima del tempo: spodestare chi siede sul trono, senza dover aspettare che abdichi. E se il re dell’attacco della tua squadra è un trentacinquenne con la corsa di un ventenne, per batterlo non puoi fare altro che correre ancora più veloce e spostarlo di peso al momento opportuno. Okwonkwo ha corso, eccome, talmente veloce che arrivato davanti alla porta ha dovuto aspettare il pallone un paio di secondi, quelli necessari a Palacio per recuperare il terreno perduto. Ma ormai Orji era un tronco piantato al centro dell’area, una radice tesa a spostare l’argentino di qualche centimetro. «Sono arrivato prima io», dichiarerà semplicemente a fine partita, come fosse un bambino che ha appena vinto una gara, col sorriso entusiasta e furbetto di chi ha battuto i più grandi.

Niente di personale (regia di Jason Furukawa, 2015) – L’immagine di Mbaye che lascia il campo con entrambe le mani alzate a chiedere scusa è uno di quei fermo-immagine difficili da dimenticare. Era appena stato espulso contro il Pescara nel match di ritorno della finale playoff 2015, in Serie B, era un vita fa. Ibrahima sembrava poter affrontare a malapena il campionato cadetto, un giocatore irriconoscibile per chi lo aveva visto giocare venticinque partite in A con la maglia del Livorno, con la quale era anche riuscito a segnare un paio di reti. Già, quei gol. Entrambi alla Sampdoria, una doppietta nel giro di dieci minuti, prima di testa e poi con un tap-in da sottomisura. Quante similitudini, altrettante differenze. Il terzo in serie A di ‘Ibra’ è arrivato ancora una volta contro i liguri e ancora una volta di testa, ma il risultato finale per la sua squadra è stato decisamente più dolce. In quella partita del 2014, la Samp recuperò il doppio svantaggio e finì addirittura per dilagare, vincendo 4-2. Nella sfida di ieri, invece, non c’è stata storia. La rete del 2-0 di Mbaye è stata la perfetta capitalizzazione di un dominio indiscutibile da parte del Bologna, che per come stava giocando meritava il doppio vantaggio. Ci ha pensato ancora una volta lui, quasi avesse un conto aperto con i blucerchiati. Chissà se anche questa volta è uscito dal campo a braccia alzate, come a chiedere scusa alla curva, questa volta quella dei tifosi ospiti. Per quanto sia un ragazzo corretto ed educato, c’è da credere di no.

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