Va bene così

A nessuno piace perdere, per di più se accade al 93’ di una partita che si sarebbe potuta anche vincere, ma l’amarezza per il risultato finale deve lasciare spazio alla soddisfazione per aver visto giocare un Bologna compatto, coraggioso e che con questo spirito può essere un cliente scomodo per chiunque.

La soddisfazione arriva dal tentativo, voglio provare qualcosa per cui mi senta vivo (Gemitaiz, ‘Va bene così’, 2012) – Nella conferenza stampa post gara, prima ancora di commentare quanto visto in campo, Roberto Donadoni ha voluto sottolineare come non fosse sua intenzione offendere nessuno con le sue dichiarazioni della vigilia e le sue battute su Real Madrid e calcio champagne. Meglio così. Il suo chiarimento ha aggiunto un pizzico di dolce ad una serata altrimenti agra, a causa della zampata felina di quel gattone d’area di rigore di Zapata, che a venti secondi dal fischio finale ha ciabattato in porta il gol dell’immeritata vittoria blucerchiata. Immeritata, sì, perché un Bologna dal centrocampo completamente ridisegnato e dall’attacco quasi inedito aveva messo in seria difficoltà i padroni di casa, arrivando ad un passo dal vantaggio grazie a Dzemaili.
Ieri sera sono stati rispettati i compiti che la piazza ha idealmente assegnato alla squadra per queste ultime giornate: testa libera e voglia di giocarsela a viso aperto contro tutti, vada come vada. Questo spirito, la disposizione al sacrificio e le ottime risposte avute da giocatori finora poco impiegati, sono fattori che, complice anche una tranquilla posizione di classifica, nel cuore dei tifosi trascendono il risultato finale. Potrà suonare bizzarro, ma questa sconfitta è stata accolta con più calore rispetto alla vittoria casalinga contro il malconcio Verona di Pecchia. Sono queste, adesso, le prestazioni che i sostenitori felsinei si aspettano, ed è naturale che sia così. Sotto la gestione Donadoni, i rossoblù non hanno praticamente mai mancato un colpo contro le avversarie di livello inferiore, mentre hanno evidenziato importanti limiti nell’affrontare organici di maggiore spessore. A più riprese è stato imputato al Bologna di fallire in quel richiestissimo salto di qualità che, oltre a latitare a livello di risultati, mancava anche sul piano della prestazione. Da quest’ultimo punto di vista, contro la Sampdoria, c’è stato un insospettabile passo in avanti, inatteso soprattutto perché gli undici titolari del Ferraris non potevano certo avere gli automatismi dei titolari di quest’anno, i vari Palacio, Poli e Pulgar.
Tutto porta a credere che non fosse allora un’eresia chiedere al miglior Bologna possibile di proporre un calcio di livello più alto, nell’arco di una stagione che da questo punto di vista ha regalato pochissime soddisfazioni. Ad oggi non è più così importante, la rotta da seguire resta quella degli esperimenti e non ci sarà da stupirsi se da qui al 20 maggio ci saranno delle esclusioni eccellenti. Avenatti, Crisetig, Nagy e Romagnoli meritano altre chance, e con loro Falletti, Krejci, Orsolini e Keita, che nel giorno del suo esordio ha mostrato buone doti da propulsore ma che è ancora tutto da giudicare sul piano difensivo. Contemporaneamente, si dovrà cominciare a stilare le pagelle dei protagonisti principali, valutando promozioni e bocciature in vista di un nuovo anno che è molto più vicino di quanto non sembri, e nel quale non saranno accettate giustificazioni di sorta: produrre il calcio visto ieri sera a Marassi, da settembre, non dovrà più essere una piacevole eccezione, bensì la costante dalla quale ripartire.

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