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Ancelotti, da subito senza indugi

Ancelotti, da subito senza indugi

Cosa differenzia Carlo Ancelotti dai suoi colleghi altrettanto blasonati?
Andando a rivedere il percorso dei top allenatori italiani (Allegri, Conte, Gasperini, Spalletti, Sarri ecc.), chi più e chi meno ha avuto partenze difficili, a volte incomprensibili pensando alle carriere poi portate avanti (questo dovrebbe far riflettere una volta di più sul nostro Inzaghi).
Ancelotti no. Lui è partito subito bene, senza passi falsi, verso una carriera clamorosa, con un solo esonero a stagione in corso, che alla luce di quanto realizzato appare quasi giusto per farlo rientrare tra gli umani.
Una sorta di pegno da pagare per restare nella categoria degli allenatori e non salire nell’olimpo delle divinità.
Come ci ha ricordato il Trap, gli allenatori si dividono in due categorie: quelli esonerati e quelli che saranno esonerati. E infatti anche Carletto, come vezzosamente chiamato l’attuale mister del Napoli, ha subito lo smacco dell’esonero (al Bayern Monaco), ma sembra averlo assorbito con la nonchalance tipica del suo carattere.
All’ombra del Vesuvio è ripartito col suo modo di fare calcio intelligente, pragmatico, mai banale, mai sparagnino, sempre con idee tattiche chiare fino alla partita per poi incidere durante la stessa, con le mosse giuste al momento giusto.
Qui sta la grande capacità degli allenatori bravi: incidere a partita in corso e non necessariamente cambiando gli interpreti, bensì spostando il loro raggio d’azione o l’accoppiamento con l’avversario.
Preparare bene le partite è la cosa più facile per un tecnico, incidere durante le stesse è il vero metro di valutazione, a tutti i livelli.
Ancelotti ha rispolverato un ‘antico’ ma mai passato di moda 4-4-2, utilizzando nelle partite più difficili Maksimovic come terzino destro (quindi con tre centrali), e liberando in quelle più agevoli la fascia destra difensiva con un esterno più d’attacco come Hysaj o addirittura Callejon.
A centrocampo ha spostato il raggio d’azione di un ormai chilometrato Hamsik affiancandogli uno straripante Allan, dando consegne d’inserimento ai più giovani e performanti Fabián Ruiz, Zielinski e Rog. Peraltro utilizzandoli come ipotetici esterni di centrocampo quando tali non sono, dimostrando che è l’allenatore che adatta il modulo ai giocatori e non viceversa, annoso problema mai risolto che in realtà denota solo l’elasticità ‒ che è sinonimo d’intelligenza ‒ di un mister e di una persona in generale.
Davanti, o coppia agile Insigne-Mertens o la forza fisica di Milik, con un occhio particolare a Ounas che si sta ritagliando minuti preziosi.
E Verdi? Non saprei, lo vedremo forse a partita in corso, può essere utilizzato da esterno nei quattro di centrocampo o nei due d’attacco. Comunque, se non venisse utilizzato sarebbe meglio.
Preferirei, eventualmente, perdere con lui fuori, così per non mettere sale sulle ferite.
Sì, ho scritto eventualmente…

Tosco – Radio 1909

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