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Bologna-Atalanta 1-2: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Atalanta 1-2: il Tosco l’ha vista così…

Dopo aver letto il sempre puntuale Mario Sacchi, che quando si perde non ci fa mai mancare una certa dose di autoflagellazione, diventa complicato scrivere qualcosa senza imprecare contro le divinità (pagane, così non si offende nessuno)… Perché sempre aggiungere male al male?
Se non fosse per l’impegno che ho preso con il direttore di Zerocinquantuno, dopo l’epilogo di ieri avrei volentieri passato, ma tant’è, mi tocca.
E allora comincio dicendo che perdere così spesso come fa il Bologna da quarant’anni a questa parte (salvo rarissimi campionati, anche in serie inferiori, ahinoi), non è consolatorio riferito al match con l’Atalanta, né tantomeno se l’avversario che ti batte dimostra una netta superiorità. Ma l’essersela giocata, a mio avviso, ha quasi del miracoloso.
Quindi, da solito inguaribile ottimista, dico che ho visto passi avanti, anche notevoli, nell’approccio alla partita, nella tenuta fisica (gli avversari di ieri sono extraterrestri, lo fanno anche con gli altri, credetemi) e nella pericolosità offensiva. Le sbavature difensive sono state di due singoli, non dell’intero reparto.
Di contro, una certa frenesia non necessaria nel gestire i palloni recuperati, non solo quelli davanti alla difesa ma anche oltre la metà campo (da questo punto di vista, Palacio non ha mai aiutato veramente Santander, che si è trovato da solo a doverne ‘smazzare’ un numero infinito). Nelle occasioni dei gol subiti, in particolare, la scarsa lucidità si è purtroppo rivelata fatale.
Io, nei panni di Inzaghi, non cambierei una virgola della proposta di gioco (è la sua, ne è convinto, pagherà eventualmente in prima persona, di solito gli allenatori non hanno tanti alibi), lavorerei solo sull’aspetto dell’autostima, anche in carenza di risultati e con una classifica un po’ deficitaria. Credo che se il Bologna avesse tre punti in più non ci sarebbe nulla da ridire, e la graduatoria assumerebbe tutto un altro aspetto, tanto da rendere inutili certi articoli ad orologeria e certi giudizi così trancianti.
Non si dovrebbero però vedere giocatori che sbagliano per troppo zelo nel voler allontanare il pallone. Ciò comporta la riconsegna quasi immediata del possesso palla agli avversari e poi, in area, a gestire male situazioni non necessariamente così complicate.
Per il calcio spettacolo ci è già stato detto che ci avrebbero pagato il biglietto per Madrid, quindi possiamo serenamente continuare così, magari sperando di avere anche quel pizzico di fortuna che non guasterebbe, vedi girata di testa di Palacio fuori di niente, tiro di Dzemaili rimpallato, rovesciata ancora del ‘Trenza’ con miracolo di Berisha. E loro, invece, tiro sbagliato di Zapata e gol di Mancini dopo un mezzo rimpallo, mentre il raddoppio non merita neanche di essere descritto per quanto è stato casuale.
La mole di gioco dell’Atalanta ha certamente costretto i rossoblù ad un atteggiamento eccessivamente guardingo ma non rinunciatario, però – mi ripeto – in Serie A bisognerebbe vedere calciatori con meno apprensione addosso, e spesso le squadre sono lo specchio dei loro allenatori.
Questo è l’unica vera critica che muovo a Inzaghi: cerchi lui per primo di essere meno precipitoso, meno istintivo, più razionale, forse anche più sereno (nei commenti post partita ormai non si può più ascoltare, vede partite con gli occhi dell’amore, irreali), e magari la squadra ne guadagnerà in lucidità, visto che la sua mentalità l’ha già acquisita.
Presentare sempre gli avversari come dei marziani non ti toglie responsabilità, e probabilmente fa sentire i propri ragazzi sempre più scarsi di chi devono andare ad affrontare. Mi sa che domenica prossima contro il Chievo questo ritornello non lo potrà cantare…
Per il resto, e per quel che conta, Inzaghi ha ancora tutta la mia fiducia. Ogni volta che i giocatori del Bologna entrano sul terreno di gioco so che daranno tutto, e a me tanto basta. Ma il primo tempo di ieri è stato confortante anche per la qualità di gioco espressa.

Tosco – Radio 1909

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