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Bologna-Parma 4-1: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Parma 4-1: il Tosco l’ha vista così…

È certo che durante l’intervallo Mihajlovic riesca a trovare il modo per spiegare alla squadra come venire a capo delle partite bloccate, perché spesso il Bologna rientra in campo trasformato: non nel piglio, quello c’è fin dall’inizio delle partite, e non nella disposizione tattica, quella è la stessa dalla prima gara della sua gestione, ma proprio nella diversità delle giocate, nell’ostinazione del palleggio ad uno o massimo due tocchi, nella ricerca dell’uomo in verticale con palloni mossi in profondità dopo scambi ravvicinati.
È successo contro il Chievo, è successo contro l’Empoli ed è successo ieri, quando ancora nella ripresa il Parma è stato asfaltato, triturato da un Bologna superiore in tutto.
Il primo tempo aveva visto un’iniziale dominio rossoblù, figlio delle mancate chiusure dei ducali che infatti, dopo aver preso le misure, hanno concesso molto meno. I felsinei hanno faticato a trovare giocate importanti dal decimo minuto in poi, poi però nel secondo tempo è stato un monologo.
In conferenza stampa l’allenatore serbo ha dichiarato che c’erano un po’ di problemi sulle marcature preventive dedicate a Gervinho, che andava controllato di reparto dai tre centrali piuttosto che da Krejci, il quale stringeva troppo non dando ampiezza sulla sinistra. Per il resto erano troppi i tocchi di chi palleggiava e poca la profondità ricercata.
Nella ripresa i miglioramenti sono nati da lì: giocate rapide e in profondità, e il gol di Orsolini ne è la riprova, con Dzemaili che riesce a liberare al tiro il numero 7 con un tocco solo in un fazzoletto di area avversaria.
Trovata la chiave per aprire la cassaforte, il Bologna si è preso tutto il bottino riempiendo la sporta di gol. Bene tutti i nostri ragazzi, con una nota di merito per un Pulgar che ha imperato in mezzo al campo.
Nota a margine, visti i tanti messaggi arrivati in radio da tifosi più preoccupati per il futuro che festosi per la vittoria (della serie, come rovinarsi sempre la vita): non so chi rimarrà e chi se ne andrà tra allenatore, dirigenti e calciatori. E non sono per gli innamoramenti: Donadoni, al subentro, fece 30 punti in 18 partite (prima delle ultime 10 in cui ne fece solo 6), Mihajlovic ne ha fatti 26 in 15, diciamo quindi percorsi simili ma non nel gioco, lì non c’è storia.
Il sottoscritto non è mai stato innamorato di Donadoni, così come non lo sono ora di Sinisa: non mi innamoro di nessuno tecnico, ne ho visti troppi ormai, da Gustavo Giagnoni ad oggi fate voi il conto…
Di una cosa, però, sono certo: gli allenatori devono guidare delle macchine costruite da una direzione sportiva, a loro spetta semmai il compito di aggiungere gli optional e farle correre al meglio. Ma il modello base lo deve costruire la società, se così non fosse si ricadrebbe in antichi errori. Mai ‘demandare’ ad un allenatore la direzione tecnica di una squadra, mai, anche se si chiama Sinisa Mihajlovic.
Avverto già l’obiezione: e dovrebbero essere questi dirigenti a costruire la macchina base? La risposta, immagino per tanti non scontata, per me invece lo è: perché fino ad oggi chi lo ha fatto? Io? Voi? Chi altri?
Lasciamo che sia Saputo a decidere, a bocce ferme, tenendo debitamente conto di quanto successo, non negli ultimi tre mesi ma nei suoi primi quattro anni di gestione. La risposta è lì.

Tosco – Radio 1909

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