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Bologna-Roma 1-2: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Roma 1-2: il Tosco l’ha vista così…

Ho il – brutto? – vizio di prendere in considerazione il valore degli avversari quando vado ad analizzare una partita, perché a mio avviso conta sempre molto la caratura di chi si incontra.

Lo so, sembrerebbe una premessa scontata, ma mi è sembrato d’intuire che qualcuno in città se ne fosse dimenticato, inebriato dai sette punti in classifica arrivati contro squadre con rose composte da calciatori inferiori a quelli del Bologna. E infatti, non a caso, la prima gara giocata contro una compagine più forte l’abbiamo persa, anche se immeritatamente, mentre le tre precedenti no.

Un caso? Può darsi, ma alla fine del campionato il Bologna arriverà dietro alla Roma di un bel po’ di punti e davanti a verona, Spal e Brescia, perché il valore degli elementi che compongono le avversarie finora incontrate dice questo.

Quindi, così come non mi ero esaltato davanti ai sette punti in tre partite, ora non sono troppo deluso da questa sconfitta, che certamente fa male per come è arrivata ma che nell’arco di una stagione può capitare.

Non può invece accadere sempre che le partite del Bologna siano per un verso o per l’altro così ‘particolari’, perché in appena quattro giornate è già successo tutto quello che accidentalmente può succedere in un intero campionato: due volte con l’uomo in più per gran parte del match e due sfide risolte in pieno recupero, una a favore e una purtroppo no.

Vorrei assistere a partite più ‘normali’, giocate undici contro undici e decise meno da episodi e più da fatti concreti, così da far riposare il mio già poco resistente sistema nervoso.

Detto ciò, a me il Bologna di ieri nel complesso è piaciuto: non ha particolarmente sofferto una squadra di caratura tecnica, fisica e atletica decisamente superiore (ripeto ed evidenzio per quanti fanno finta di non capire, DECISAMENTE superiore), anzi, ha pure creato i presupposti per poter addirittura vincere, se solo avesse gestito meglio alcune situazioni nel corso della ripresa, quando la Roma ha evidenziato cali di concentrazione in più di un frangente.

Non mi riferisco solo al gol sbagliato da Soriano, con Orsolini tutto solo alla sua destra, ma allo stesso numero 7 rossoblù, che dopo un aggancio e controllo in corsa da campione vero si è fatto ingolosire nel tentare l’eurogol, quando in area aveva altre soluzioni migliori con compagni ben piazzati per battere a rete (Poli a rimorchio su tutti).

La gara, tatticamente, ha visto il Bologna stare più basso del solito per fare densità in mediana, così da togliere profondità alle spalle della linea difensiva, e non a caso i pericoli sono arrivati in ampiezza, soprattutto sulla fascia di Kolarov. È normale, se non dai profondità lasci qualcosa in ampiezza, altrimenti sei un marziano e fai un altro sport, ma la chiave tattica non era per nulla peregrina anche se un po’ ‘anarchica’ rispetto a quanto spiegato al termine in conferenza stampa da De Leo: il collaboratore tecnico, infatti, ha raccontato di come avrebbe voluto che almeno Orsolini stazionasse più alto per infastidire il palleggio basso dei giallorossi, così da obbligarli a partire da dietro con meno certezze.

Tuttavia, un conto sono le intenzioni della vigilia, un altro è quello che poi ti ritrovi ad affrontare la domenica: a volte gli avversari ti sono superiori, non solo per capacità tecniche ma anche interpretative. La Roma, grazie ad un palleggio sicuro e più preciso del nostro, trovava linee di passaggio tali da impensierire la linea difensiva felsinea, che stentava ad alzarsi per accorciare gli spazi a causa della poca pressione degli attaccanti, nonostante quanto preparato a tavolino da Mihajlovic e il suo staff.

Dentro quegli spazi lasciati per la mancata salita della linea difensiva, la squadra di Fonseca ha creato i presupposti per diversi tiri dalla distanza.

Infine, il tentativo di aggiungere due attaccanti freschi e tecnicamente compatibili per l’ultima parte di gara (Palacio e Santander), togliendo il ‘solito’ Destro e la concretezza di Poli, io l’ho interpretato più come la direttiva a non abbassarsi ulteriormente, piuttosto che provare a vincerla: è la prima volta che il Bologna di Sinisa si è presentato facendo densità in mezzo al campo invece del solito pressing alto, evidentemente il messaggio non era arrivato forte e chiaro (nel calcio accade più di quanto si possa credere).

Così, dopo un primo tempo in cui le squadre si sono annullate, la ripresa ha vissuto di due episodi che in buona sostanza hanno aperto la sfida, ovvero la punizione dal limite insaccata da Kolarov e il rigore trasformato da Sansone.

Da lì in poi è successo tanto, con le occasioni già raccontate di Soriano e Orsolini e con i giallorossi che hanno risposto colpo su colpo con tiri dalla distanza di Dzeko e Pellegrini. Fino all’episodio conclusivo, che non commento perché tanto ognuno potrà o vorrà dare la colpa all’arbitro o al giocatore del Bologna che preferisce: nell’ordine ho sentito che le colpe potrebbero essere di Pairetto, Santander, Palacio, Medel, Krejci, Denswil e Skorupski. Fate voi…

Io invece, molto più prosaicamente, me la prendo con le divinità (pagane, naturalmente) e la natura matrigna, così nessuno si offende.

Tosco – Radio1909

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