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Tattica, partitella e piazzati a Casteldebole: Mattiello out per Verona, Danilo in forse

Bologna-Roma 2-0: il Tosco l’ha vista così…

Tre punti contro la Roma erano solo sperabili e arrivati così hanno un sapore migliore, non di impresa (quelle sono altre) ma di giustizia. Sì, giustizia, perché finalmente ha girato tutto a favore, la buona sorte ma anche la squadra. Squadra che ha trovato nuova linfa da alcuni innesti obbligati: un più che positivo Nagy, capace non solo di dare geometrie ma anche, finalmente, di entrare palla al piede nella metà campo avversaria, creando superiorità numerica e il conseguente abbassamento della seconda linea avversaria; un effervescente Svanberg, utilissimo nel far risalire il campo ai compagni quando si abbassavano troppo, conquistare falli e tenere in apprensione il centrocampo avversario; un diligente Krejci, che di fronte aveva un avversario scomodo come Kluivert, sembrato ai più evanescente ma che di qualità e velocità ne ha da vendere.
Ecco, l’insieme di nuova linfa, scelte azzeccate e un po’ di fortuna ha fatto sì che il Bologna abbia vinto la prima partita in campionato, con grande gioia di uno stadio finalmente in tripudio e di una Curva Andrea Costa che ha fatto vedere di che pasta è fatta. Mamma mia che tifo…
Tatticamente la gara è di una semplicità disarmante da analizzare: tanto, troppo forse possesso palla giallorosso, sterile, compassato e lento, con alcuni giocatori anche fuori posizione (non bene quel Marcano quarto di sinistra e Cristante da mezzala), di contro un Bologna al contrario pratico, profondo, quasi spietato per numero di occasioni create e gol realizzati.
So che è brutto auto-citarsi, ma nell’articolo di presentazione parlando della confusione tattica scrivevo: «Si aggiungono problemi difensivi, in particolare una certa approssimazione nelle letture a retroguardia schierata (così nasce il primo gol, Mattiello non viene marcato, immagine 1) e spaziature errate tra i singoli non sempre adeguate alle situazioni (sul contropiede del 2-0 Manolas e gli altri del reparto sono tutti oltre la linea mediana, immagine 2)». Quando una squadra ha problemi così evidenti, diventa poi possibile colpirli proprio nei suoi punti deboli.

Immagine 1

Immagine 2

4-3-3 dei giallorossi contro il solito 3-5-2 di Inzaghi, che però spariglia il centrocampo con Dzemaili dirottato a destra, Svanberg sul centro-sinistra e Nagy mediano basso. Il posto da quinto a sinistra passa ad un redivivo Krejci, preferito al titolare Dijks forse per arginare il troppo guizzante Kluivert. Davanti la coppia Falcinelli-Santander, che ha avuto il merito non solo di impegnare la difesa avversaria, ma anche di lavorare sotto la linea del pallone in fase di copertura, impedendo il più delle volte di subire incursioni centrali dall’asse De Rossi-Dzeko e orientando le uscite giallorosse sulle fasce, per noi più facili da raddoppiare alte sia con quinto e mezzala di riferimento che con quinto e centrale difensivo di competenza.
Da questa precisione difensiva nasce il successo del Bologna, perché la Roma ha faticato a sfondare sugli esterni e l’unica soluzione rimasta era quella di alzare palla sopra la linea difensiva, con traiettorie facilmente leggibili per i giocatori rossoblù, anche se a volte la fisicità dei capitolini ha avuto il sopravvento e qualche pericolo è arrivato proprio per l’alto numero di avversari in area.
Attraverso ripartenze precise, forse troppo per vie centrali, i rossoblù hanno tenuto spesso in apprensione la retroguardia avversaria, impedendo un vero e proprio assalto finale. Vano anche l’inserimento di Pastore dietro a Dzeko in una sorta di 4-2-3-1, con l’argentino che è andato ad intasare ulteriormente la zona nevralgica della manovra giallorossa, che invece avrebbe avuto bisogno di ampiezza. Inzaghi ha poi affrontato il finale con Mbaye e Mattiello sulle fasce, Krejci mezzala in luogo di Svanberg e la coppia Destro-Okwonkwo davanti, ma a quel punto la festa era già partita.

Tosco – Radio 1909

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