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Bologna-Torino 2-2: il Tosco l'ha vista così

Bologna-Torino 2-2: il Tosco l’ha vista così

Mi tolgo subito il dente: a mio avviso Inzaghi ha sbagliato poco o niente. Ho sentito robe da chiodi ieri allo stadio, quindi nel post partita e infine nell’ormai consueto misero dibattito sui social.
C’è uno strano clima attorno al mister, e non vorrei che si cercasse di preparare il terreno per un eventuale esonero nel caso la squadra facesse fatica anche nelle prossime partite.
Non è ancora il tempo per tirare conclusioni sul lavoro di Pippo. Troppo poche nove partite, troppi elementi nuovi da mettere insieme, un modo di giocare da assimilare e un ambiente familiare che poi tanto familiare non è (ogni riferimento a chi gli sta intorno, sopratutto alcuni dirigenti, non è per nulla casuale).
Se si vuole cambiare la mentalità di un intero ambiente, non si possono riversare le responsabilità sul solo allenatore. Cominciassero anche i vari Di Vaio, Bigon e Fenucci a mettere un piglio differente nelle dichiarazioni pubbliche, ma soprattutto spendendosi di più per far sentire l’orgoglio di essere nel Bologna e non recitare una parte da manager capitato per caso nel calcio.
Contro il Torino, i rossoblù vengono schierati nella maniera giusta, col solito modulo in avvio di gara seppur con un discreto turnover dettato dalle condizioni fisiche precarie di alcuni giocatori (come spiegato da Inzaghi in conferenza stampa) e dalla conseguente ricerca di un equilibrio, vedasi la scelta di Poli per supportare meglio Orsolini come mezzala, o ancora Nagy in regia (continua a non convincermi ma ammiro il coraggio del mister nel rinunciare a Pulgar, forse anche per dare dei segnali…), Helander per De Maio e Palacio in attacco con Santander.
Insomma, rispetto alle ultime partite l’unico rimpianto è quello di non vedere Svanberg dall’inizio, ma Pippo giustificherà in seguito la sua decisione con le non perfette condizioni del giovane svedese.
Il problema vero è che di fronte c’è una squadra con un organico decisamente superiore, oltre ad una forma psicofisica ottimale per decidere di fare la partita (i granata venivano da due vittorie, contro le ultime della classe ma pur sempre vittorie).
E così le difficoltà che il Bologna incontra sono forse fra le più dure dall’inizio del campionato, solo la Juventus e l’Inter ci avevano messo così sotto sul piano del gioco: pressing alto senza farci poi vedere palla, con un gioco arioso e con una certa insistenza nel proporre soluzioni anche diverse.
I felsinei sono però bravi a chiudere quasi tutti i varchi, e infatti solo una rete mostruosa di Iago Falque regala il vantaggio gli uomini di Mazzarri. Skorupski, che sarà anche un ottimo portiere (io nutro dubbi sulle qualità generali, e ripeto generali, del portiere polacco, un giorno magari dedicherò una riflessione in merito) ma è in un periodo un po’ sfigato a livello di eurogol, districa poi un paio di situazioni pericolose in uscita bassa, con il Toro che conclude comunque il primo tempo meritatamente in vantaggio.
Poco o niente propone il Bologna come reazione, per manifesta inferiorità (non è una presa in giro ma la verità), e ci si mette anche un errore madornale di Nagy ad inizio ripresa a complicare ulteriormente la situazione, regalando il raddoppio a Baselli.
E qui comincia un’altra partita!
Il Bologna era già stato ridisegnato da Inzaghi secondo il 4 -3- 3 (o 1-2), con l’uscita di Danilo e l’ingresso di Svanberg, ma l’infortunio di Dijks paradossalmente obbliga il tecnico a compiere una scelta: chi va a fare il quarto a sinistra? Mbaye, con conseguente spostamento a destra di Calabresi e l’entrata di Gonzalez come centrale difensivo.
Quindi Orsolini è libero di allargarsi ancor più sulla fascia destra, e non a caso l’azione che porta al pareggio vede impiegati proprio i sopracitati calciatori nelle nuove rispettive posizioni: uno-due nello stretto dopo contrasto vinto, anche grazie all’arrembaggio chiamato da un inesauribile Santander, e pallone in rete.
Gli ultimi quindici minuti trascorrono in apnea, perché può succedere di tutto. E considerando come si era messa la faccenda, il punto è anche giusto, perché i rossoblù se lo sono guadagnato buttando in campo cuore e attributi.
In conclusione mi limito a dire che gli allenatori vanno fatti lavorare, perché devono capire il materiale tecnico e umano che hanno a disposizione, e se qualcuno dopo nove (9) partite comincia a storcere il naso – specialmente se fra questi ci fosse qualche dirigente – ne sarei sorpreso e amareggiato.
Gli allenatori si aiutano, non si rema loro contro per pararsi eventualmente le chiappe. Questa insofferenza avrei voluta vederla prima delle centoeotto (108) partite concesse al signor Roberto Donadoni, il quale non ha mai avuto un solo dirigente che si azzardasse a metterlo in discussione: questione di pedigree o del fatto che fosse protetto da Saputo, e allora guai ad andare contro al capo?
Bene, Saputo protegga anche Inzaghi, non si faccia l’errore che si fece con Delio Rossi. La codardia unità alla ‘paraculaggine’ nel lungo periodo non paga, ci vogliono forza e palle, due cose che a Super Pippo non mancano.
Riguardo al bel gioco, coloro che hanno scelto Inzaghi l’anno scorso quando giocava il Venezia cosa guardavano? Questo è il suo calcio.
A quelli che invece vorrebbero vedere la Spal, consiglio di prendere via Stalingrado e poi proseguire sempre dritto, ma dritto dritto…

Tosco – Radio 1909

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