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Brescia-Bologna 3-4: il Tosco l’ha vista così…

Vittoria che poteva sfuggire come a Verona, contro una squadra modesta e in inferiorità numerica per larga parte di gara. Mihajlovic ha fatto bene a rimarcarlo ai giocatori e allo staff tecnico durante l’intervallo, così come dalla finestra della sua stanza di ospedale quando la squadra, compiendo un gesto carinissimo, è andata ad augurare la buonanotte al suo condottiero.

Sì, perché chiunque azzardi a raccontare altro è un illuso o peggio ancora, più subdolamente, vuole illudere chi legge la classifica e vede un effimero secondo posto. Effimero perché è inutile negare che il calendario ci ha aiutato, così come la dabbenaggine di due compagini che hanno dovuto proseguire in dieci uomini per diverso tempo, cosa che che porterà ad alterare tutte le statistiche in cui il Bologna primeggerà ancora per qualche settimana.

Pastura per pesci che abboccano all’amo di chi prima sbrocca e poi incensa, di chi impreca per la mancanza di un attaccante da doppia cifra (nel nostro caso farebbe la stessa fatica di tutti, stante il sistema che porta a segnare tanti calciatori differenti, fin qui 6 reti con 6 marcatori diversi). Basta, per favore, con questa storia della punta da doppia cifra: si dovrebbe sbattere come fanno gli altri e farebbe un gol ogni tanto, proprio come gli altri.

Pastura, dicevo, per quelle persone un po’ superficiali che ragionano guardando solo classifiche e statistiche, senza tener conto della particolarità di almeno due delle tre partite giocate fino ad oggi, se si vuole essere onesti intellettualmente.

Bologna arruffone, ancora lontano da quella meravigliosa macchina del girone di ritorno del campionato scorso. Non nelle intenzioni, per fortuna, ma nelle giocate dei singoli e nello stato di forma di alcuni suoi interpreti. Tutti sottotono a Brescia, chi più e chi meno, così come a Verona, e per fortuna che gli avversari si ammazzano da soli. Portiamoci quindi a casa tre punti utili per affrontare i tempi di vacche magre che prima o poi, come normale che sia, arriveranno.

La gara ha fornito pochi spunti interessanti sul piano tattico: bravo all’inizio Corini nell’imbrigliare l’uscita in palleggio dei rossoblù per vie centrali (che sono poi le più praticate dal Bologna ad inizio manovra), non facendosi ingolosire dal pressing alto così da compiacere l’arrembante pubblico del nuovo Rigamonti alla prima in casa. Al contrario, il mister bresciano ha atteso che gli ospiti cominciassero a specchiarsi nel loro gioco poco efficace per poi colpirli laddove, in questo momento, sono più vulnerabili, cioè nella fase di difesa posizionale: lì i felsinei hanno ancora un po’ di cose da sistemare.

Primo gol incassato a difesa schieratissima: pigro Tomiyasu nel contrastare Mateju e in ritardo Dzemaili su Romulo, che si sbarazza della marcatura blanda dello svizzero per scodellare un pallone lento e ben leggibile in mezzo all’area, dove Denswil perde Donnarumma e Skorupski reagisce in ritardo sul colpo di testa dell’attaccante.

Raddoppio subito su una seconda palla derivante da calcio piazzato, così come il terzo direttamente da corner, quindi in entrambi i casi a retroguardia schierata. Eppure i problemi, come in tanti sottolineavano (spesso a sproposito), dovevano venire dalle transizioni passive…

I problemi arrivano sempre da dove meno te l’aspetti, e la difesa posizionale è ad oggi il vero problema del Bologna, che invece in campo aperto sembra più o meno arrangiarsi, trovando certezze nelle marcature preventive e leggendo bene le traiettorie da intercettare: in tre sfide ricordo una sola ripartenza pericolosa degli avversari, quella di Di Francesco contro la Spal.

La fase offensiva è stata lenta nel giro palla (lei idee però non mancano mai), faticando a trovare giocate importanti quando la gara era su binari normali, poi a giochi compromessi si è vista un’altra roba, che è il bello del calcio. Un disordine tattico, una sorta di viva il parroco, del tutti all’attacco, che ha prodotto due gol su calcio piazzato e due gol su giocate simile: palla di Sansone sopra la linea per l’accorrente Orsolini, che ha controllato di sinistro e messo in mezzo per il tap-in dell’accorrente Palacio, e lo stesso ‘Trenza’ che dalla posizione precedente di Sansone (non è un caso) ha alzato sempre sopra la linea una palla coi giri contati ancora per Orsolini, che ha insaccato al volo.

In mezzo contropiedi sbagliati di un soffio, gol mangiati per eccesso di foga (Santander), mira errata (Sansone) o poco altruismo (Skov Olsen). E vabbè, alla fine anche questa è andata.

Adesso spererei in una serie di partite normali, giocate in parità numerica, senza l’assillo di dover vincere perché sulla carta favoriti (come nei primi tre match), così da poter avere un’idea più precisa sul nostro Bologna. Un Bologna che comunque, giova ricordarlo, alcuni concetti fondamentali in testa li ha, eccome!

Tosco – Radio1909

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Foto: Getty Images